Le città resilienti non saranno quelle con il maggior numero di sensori, piattaforme e dashboard, ma quelle capaci di utilizzare tecnologie, dati e AI per mantenere operativi acqua, energia, trasporti, telecomunicazioni e servizi pubblici quando arriva una crisi. È il cambio di prospettiva indicato da un’analisi pubblicata su Cogito, il blog dell’Ocse, che mette in discussione uno degli assunti sui quali si sono costruite molte strategie di smart city: digitalizzare una città non significa automaticamente renderla capace di affrontare eventi estremi, blackout, attacchi cyber o interruzioni delle infrastrutture critiche.
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Città resilienti, la smart city non basta più: dati, AI e cybersecurity diventano infrastrutture critiche
Sensori e dashboard non sono sufficienti di fronte a crisi climatiche, blackout e attacchi informatici. La sfida si sposta sull’integrazione tra servizi essenziali, governance e capacità di risposta. E per le amministrazioni cambia anche il modello degli investimenti digitali

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