Dominici: "PA digitale e smart city leve strategiche del restart Italia" - CorCom

L'INTERVISTA

Dominici: “PA digitale e smart city leve strategiche del restart Italia”

Il direttore generale di FPA: “Il Recovery Plan sia occasione per valorizzare il ruolo dell’amministrazione come piattaforma abilitante il cambiamento”. La trasformazione delle città banco di prova

09 Ott 2020

Federica Meta

Giornalista

Il verde e il blu. Sono i due colori con i quali ridisegnare l’Italia del post-Covid provando a vincere la sfida della ripartenza, che dovrà necessariamente essere all’insegna della sostenibilità e del digitale. Gianni Dominici, direttore di FPA, racconta a CorCom come la manifestazione #RestartItalia (2-6 novembre 2020), tappa del percorso iniziato la scorsa primavera con #road2forumpa2020 e che terminerà a giugno 2021, si inserisce in questo momento di importante trasformazione.

Dominici, con che obiettivo FPA ha lanciato #RestartItalia?

Puntiamo a far diventare la manifestazione che si terrà online e in modalità ibrida – sono previsti eventi in presenza con accessi contingentati – una piattaforma nella quale far emergere le migliori esperienze e i migliori talenti sia della PA sia delle aziende, così come delle associazioni e metterli in rete. L’obiettivo è dare voce a tutti i soggetti che vogliono portare il proprio contributo al restart, al rilancio del Paese. Siamo convinti che la ripartenza passi prima di tutto dall’elaborazione di un progetto comune, da una visione condivisa di futuro incentrata su innovazione e sostenibilità.

Da #road2forumpa2020 a #RestartItalia, quali le tappe di questo percorso?

Abbiamo realizzato delle interviste quotidiane- sono 60 fino ad oggi – ai protagonisti dell’innovazione nella PA e nei territori, in onda sul sito FPA e sui nostri canali social. Abbiamo chiesto di raccontare come le città hanno reagito all’emergenza, che non è stata solo sanitaria, e come hanno pianificato di ripartire ovvero su quali settori prioritari intendono investire. Con un’attenzione particolare al ruolo che le persone, con le loro competenze e i loro talenti, hanno giocato e possono continuare a giocare, appunto, in questo momento di “restart”. Ci sono, poi i Digital Talk, le tavole rotonde virtuali di dibattito e confronto tre le community di innovatori delle PA. Ancora, dal 4 settembre, abbiamo lanciato la video-rubrica  “Sulle tracce dell’innovazione”: ogni venerdì, in diretta a partire dalle ore 11, approfondiamo con alcuni ospiti i temi chiave della settimana.

“Le persone al centro dei processi di trasformazione” è uno dei principi da sempre ispiratori di FPA, il filo rosso che unisce eventi e progetti. Perché, soprattutto oggi, è così importante scommettere sulle persone?

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L’Italia ha una lunga tradizione di piani e programmi – il Piano Triennale e il piano banda ultralarga, tanto per citarne due più recenti – che spesso rimangono lettera morta. E non perché non siano validi ma perché mancano persone in grado di mettere in pratica quei principi e realizzare quegli obiettivi. Adesso che il Paese sta combattendo la sfida della ripartenza non è immaginabile pensare di tenere fuori le persone che lavorano nella PA, quelle che ogni giorno hanno a che fare con la burocrazia o ancora le aziende che collaborano con essa, fuori dai processi decisionali. Il coinvolgimento di energie e talenti deve essere la bussola nel Next Generation Eu. Ecco perché uno degli investimenti strategici deve essere quello sulle skill.

A proposito di Next Generation Eu, il governo ha reso nota una prima bozza di Recovery Plan con i progetti da finanziare con le risorse europee. Lei che idea si è fatto di questo primo documento?

Dobbiamo per prima cosa evitare di fare liste della spesa, elencare progetti fuori da una visione sistemica di rilancio. Rilancio che non può non partire dalla trasformazione delle città, in ottica digitale e sostenibile, per disegnare anche una geografia nuova in grado di superare la dicotomia tra grandi e piccole realtà, tra centro e periferia. E immaginare un tessuto urbano in cui ogni Comune valorizzi le sue specificità, grazie alla digitalizzazione e all’innovazione sociale. Ma dentro un grande progetto-Paese.

Dal punto di vista pratico, come può avvenire questo?

L’elemento centrale di questo processo di trasformazione, che è anche economica e sociale, è il ruolo che può svolgere la PA che deve diventare abilitatore di cambiamento ovvero creare le condizioni perché i territori siano in grado di generare innovazione. Deve dunque diventare soggetto proattivo, ingaggiando tutti i diversi attori pubblici e privati, realtà del non profit, nella progettazione di questi nuovi spazi urbani. Perché sono questi spazi, rinnovati e trasformati, quelli in cui si vince la sfida del Next Generatio Eu. Se la PA si mette il cappello di “piattaforma abilitante” definendo le priorità strategiche, mettendo in connessione tutti i player in campo e valorizzando i talenti, tanti, che lì operano allora l’Italia sarà in grado di vincerla questa sfida. Il punto cruciale non sono i progetti, ma la visione e il metodo.

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