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IL REPORT

Self-driving car, il Wef: “Va trovato un modello di business”

Non solo sfide tecnologiche. Secondo il World Economic Forum va trovata la quadra anche e soprattutto sul Roi. Il settore dell’autotrasporto considerato più promettente rispetto ai robo-taxi perché i benefici in termini di abbattimento dei costi operativi sarebbero notevoli

12 Lug 2019

Antonio Dini

Alle volte sembrano quasi a portata di mano, e invece sono ancora tutt’altro che pronte. Le case automobilistiche e altre aziende del settore tech hanno investito miliardi di dollari per costruire l’auto a guida autonoma se non perfetta almeno funzionante in maniera accettabile. Ma ancora non ci sono riusciti. Ci sono almeno due grandi sfide che devono essere ancora superate perché le auto a guida autonoma diventino un fenomeno di massa, sostiene Michelle Avary, responsabile del settore mobilità autonoma del World Economic Forum. La prima è il problema tecnologico e il secondo è il problema di come fare a fare i soldi, cioè di business model.

“Abbiamo ancora – ha detto Avary a Cnbc durante la sessione del World Economic Forum a Dalian, in Cina – un paio di grandi sfide di fronte a noi. La prima, ovviamente, è una sfida tecnologica. Dobbiamo assicurarci che la tecnologia funzioni davvero nei sistemi di percezione, cioè la visione, e quindi essere in grado di identificare gli oggetti e capire come fare a girarci attorno per evitarli. Questo problema deve ancora essere risolto”. Il settore industriale che produce le auto a guida autonoma si basa sulla collaborazione e sulla condivisione dei dati tra le aziende che lavorano per costruire le tecnologie. Se le continue tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina impediranno alle aziende di condividere i set di dati specifici per le aree geografiche, Avary sostiene che “in realtà verrà ostacolata la crescita del settore” perché questo impedirà alle aziende di operare al di fuori delle proprie aree geografiche di appartenenza. Tuttavia, afferma Avary, ci saranno probabilmente molte fusioni e acquisizioni, oltre a partnership che già sono in corso tra i produttori di automobili e le aziende tecnologiche.

Recentemente, Apple, più nota per gli smartphone e i computer che non per le auto a guida autonoma, ha acquistato una start-up del settore, Drive.ai, confermando l’interesse del produttore di iPad e iPhone per il software automatico per la guida delle auto. Secondo Avary “le due parti hanno bisogno l’una dell’altra e il mercato è enorme, quindi penso che ci siano molte opportunità per tutti di uscire come vincitori”. L’altra grande sfida, secondo Avary, è il modello di business per i veicoli a guida autonoma. “Vediamo una grande divergenza tra l’idea del modello di business del robo-taxi rispetto a ciò che vediamo in aree come autotrasporti commerciali, miniere e costruzioni, dove il modello di business potrebbe essere più facilmente realizzato”.

I robo-taxi si riferiscono ai servizi di condivisione del viaggio senza conducente, e vengono testati in varie aree degli Stati Uniti. Il mese scorso Waymo, una sussidiaria di Alphabet (casa madre di Google), ha trasformato alcuni minivan in veicoli autonomi a disposizione dei clienti di Lyft. Il rivale di quest’ultimo, cioè Uber, sta lavorando anch’esso per far circolare presto delle auto senza conducente in aree limitate e predisposte.

Da parte sua, Waymo sta sviluppando un suo filone autonomo di ricerca e sviluppo sui veicoli autonomi e servizi correlati, e ha firmato accordi con Renault e Nissan per lo sviluppo di auto e camion a guida autonoma da utilizzare in Francia, Giappone ed eventualmente in altri paesi dell’Europa e dell’Asia. L’uso di veicoli autonomi (come i camion) per spostare merci sulle autostrade è un modello commerciale più redditizio rispetto ai cosiddetti robo-taxi, che si concentrano sul trasporto di persone, dice invece Avary.

“Anche nelle miniere – dice Avary – e nelle macchine per l’edilizia, assistiamo a numerosi progressi nella possibilità di utilizzare questi veicoli per cose come scavare trincee per la posa di oleodotti. Ci sono molte opportunità redditizie per tecnologie automatizzate che si possono usare in questi settori”. L’autotrasporto in modalità autonoma è diventato una zona di interesse molto forte per gli investitori che vogliono sostenere start-up che stiano sviluppando la tecnologia per i camion che si guidano da soli. La parte interessante è facile da capire: i camion che si guidano da soli potrebbero ridurre il costo della spedizione eliminando i conducenti. Amazon, per esempio, sta usando camion autonomi sviluppati da una società chiamata Embark per trasportare alcune merci su un tragitto autostradale negli Stati Uniti. Altri contributi sono attesi presto dai suoi concorrenti e da altre aziende interessate al settore.

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