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LO STUDIO

Smart city, il digitale migliora del 30% la qualità della vita. E i vantaggi potrebbero crescere ancora

Secondo il report del McKinsey Global Institute, condotto su 50 città nel mondo, le tecnologie digitali applicate ai contesti urbani hanno contribuito ad aumentare i risultati di indicatori quali sicurezza, traffico, salute e ambiente. Nemmeno le città più all’avanguardia, però, hanno superato gli obiettivi realizzabili

08 Giu 2018

Giorgia Pacino

Più la città è smart, migliore è la qualità della vita. Ora lo dicono anche i numeri. Secondo il nuovo report del McKinsey Global Institute, il ricorso a tecnologie digitali applicate ai contesti urbani ha contribuito ad aumentare dal 10 al 30% diversi indicatori di qualità della vita. Dalla sicurezza al traffico, dalla salute all’ambiente. Le smart city più all’avanguardia hanno raggiunto solo i due terzi degli obiettivi realizzabili. E i vantaggi potrebbero crescere ancora.

Lo dimostrano le rilevazioni effettuate su 50 città del mondo. In ciascuna sono stati misurati tre livelli di “intelligenza”: base tecnologica, applicazioni introdotte e adozione pubblica. L’analisi è stata condotta su soluzioni di ultima generazione come la polizia predittiva, i parcheggi intelligenti, la telemedicina. A Rio de Janeiro, ad esempio, l’utilizzo di sistemi intelligenti potrebbe ridurre dell’8-10% il tasso di omicidi. Una città ad alto tasso di criminalità con 5 milioni di abitanti potrebbe cioè salvare fino a 300 vite ogni anno. Dotare le forze dell’ordine di strumenti tecnologici permetterebbe di ridurre del 30-40% rapine e aggressioni. I tempi di risposta dei soccorsi scenderebbero del 20-35%.

Miglioramenti simili anche per traffico e inquinamento. A New York le app che segnalano in tempo reale incidenti e ingorghi possono tagliare del 15-20% i tempi di tragitto casa lavoro. Facendo risparmiare 13 minuti al giorno di traffico a ogni pendolare. Nelle città esaminate, la media di tempo restituito al cittadino va dai 15 ai 30 minuti per ogni giorno lavorativo, dalle 2 alle 4 giornate in un anno. Le città possono poi utilizzare una serie di applicazioni intelligenti per ridurre le emissioni del 10-15%, risparmiare 25-80 litri di acqua a persona al giorno, ridurre i rifiuti solidi non riciclati di 30-130 kg per ciascun abitante ogni anno. Pechino ha ridotto del 20% in un anno le emissioni inquinanti attraverso sensori digitali per la rilevazione delle fonti di inquinamento.

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Nei Paesi in via di sviluppo, l’uso dei dati consentirebbe anche di monitorare meglio la diffusione delle malattie infettive. I sistemi di monitoraggio digitale sono in grado di ridurre dell’8-15% il tasso Daly, che misura l’effetto di morte prematura e malattia su vita e lavoro. Senza contare che le tecnologie intelligenti consentirebbero un risparmio dell’8-15% del costo della sanità.

Lo studio rivela che l’attuale generazione di applicazioni per smart city potrebbe aiutare le città nel raggiungimento del 70% degli obiettivi di sviluppo sostenibile dettati dalle Nazioni Unite. Persino le città più avanzate, però, non sono ancora così intelligenti quanto potrebbero. Nessuna città supera i due terzi del pieno potenziale di implementazione delle soluzioni smart a oggi disponibili. La strada, insomma, è ancora lunga: la tecnologia avanza e gli standard da raggiungere diventano sempre più elevati.

“L’installazione delle nuove tecnologie nei sistemi infrastrutturali delle città non è un processo semplice e immediato”, spiega Jonathan Woetzel, direttore del McKinsey Global Institute. “L’integrazione dell’innovazione intelligente aiuta utenti e fornitori di servizi a prendere decisioni migliori e a ridurre le inefficienze. In sostanza, aiuta le persone a ottenere i servizi che desiderano, nei tempi e nelle modalità che preferiscono”.

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