LA RICERCA

Smartphone e sostenibilità: produttori sempre più attenti al riciclo dei materiali

I dati di Deloitte: nel 2022 saranno in uso 4,5 miliardi di device, che genereranno 146 milioni di tonnellate di Co2. Per limitare l’inquinamento sarà sempre più importante limitare l’estrazione delle terre rare e contenere i consumi energetici delle fabbriche

14 Mar 2022

Antonello Salerno

smartphone

Sale l’attenzione sulla sostenibilità della produzione, dell’uso e dello smaltimento degli smartphone: a fare il punto della situazione è il report Digital Green Evolution di Deloitte, secondo cui a fine 2022 ci saranno in circolazione in tutto il pianeta 4,5 miliardi di device, che complessivamente genereranno 146 milioni di tonnellate di C02 e Co2e, le emissioni equivalenti.

Dal report emerge che l’83% di queste emissioni è dovuto alla fase iniziale del processo di produzione degli smartphone, che può essere sintetizzata nell’estrazione delle materie prime, nel processo di produzione vero e proprio e nel trasporto, mentre le emissioni generate dall’utilizzo degli smartphone rappresentano l’11% del totale e la gestione del fine vita e dell’eventuale riciclo totalizzano circa il 5% delle emissioni.

Focalizzando l’attenzione sulla fase più inquinante, Deloitte evidenzia come per ridurre l’impatto ambientale del settore i produttori stiano puntando su due strategie: da una parte utilizzare in maniera crescente materiali riciclati, per limitare l’estrazione di terre rare e l’inquinamento che ne consegue, e dall’altra mettere in campo nuove strategie per arrivare a una più alta efficienza energetica degli impianti di produzione, utilizzando ad esempio le energie rinnovabili per alimentarle. Ma, considerando l’impatto ambientale della fase di produzione un’altra possibile soluzione potrebbe essere l’allungamento della vita media dei dispositivi, che oggi si attesta secondo i dati di Deloitte tra i 2 e i 5 anni.

Aumenta la vita media dei dispositivi

Si tratta di una tendenza che inizia – secondo i dati della ricerca – a prendere piede anche in Italia, dove i consumatori, come accade anche nel resto d’Europa (in prima fila Belgio, Olanda, Germania e Regno Unito nel Vecchio Continente, e Australia su scala globale), manifestano la scelta di ritardare l’acquisto di nuovi dispositivi. Se infatti nel 2016 infatti quasi 2 consumatori su 3 in Italia dichiaravano di aver acquistato nell’ultimo anno e mezzo uno smartphone, la percentuale si è dimezzata nel 2021.

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Nella fase di scelta di un nuovo smartphone la durata attesa del dispositivo è un elemento di attenzione per il 14% del campione preso in considerazione dallo studio, mentre un 10% complessivo di persone valuta anche le questioni collegate alla durata del dispositivo, come il supporto agli aggiornamenti software e la resistenza all’acqua.

Cresce l’utilizzo di device innovativi

A testimoniare il grado di maturità del mercato c’è il fatto che – secondo i dati pubblicati da Deloitte, il tasso di penetrazione di dispositivi come smartphone e computer è in una fase di picco: guardando all’Italia, gli smartphone sono i dispositivi più diffusi: il 94% degli italiani dichiara di possederne uno, mentre ogni consumatore possiede in media quattro dispositivi e mezzo, se si considerano anche quali tablet, pc, eReader e dispositivi indossabili.

Tra quelli più in crescita in confronto al 2020 spiccano i lettori portatili per videogiochi (+6%) e gli smartwatch (+9%): ne hanno uno il 25% degli italiani. Tra quelli che possono essere considerati fast mover invece emergono i visori per la realtà virtuale, anche se sono attualmente diffusi soltanto tra il 6% del campione.

Quanto alla frequaenza di utilizzo, in cima alla classifica ci sono ovviamente gli smartphone: il 90% degli italani afferma di averne utilizzato uno nelle ultime 24 ore, seguiti dai computer. Tra gli utilizzati con meno frequenza Deloitte indica invece i lettori portatili per videogiochi e i visori per la realtà virtuale.

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