IL DOCUMENTO

Social e minori, più controlli su età e redditi dei baby influencer

Il ministero della Giustizia vara una serie di proposte per aumentare la protezione degli under 18 tra cui l’estensione del fenomeno del sharenting e del diritto all’oblio per la rimozione dei contenuti. Non saranno validi i contratti firmati da ragazzi sotto i 16 anni. La ministra Cartabia: “La rete ha enormi potenzialità ma anche rischi di cui dobbiamo tenere conto”

11 Mag 2022

F. Me

Un nuovo sistema per la “age verification” basato sulla certificazione dell’identità da parte di terzi, così da mantenere pienamente tutelato il diritto alla privacy; un provvedimento, ispirato a una legge francese di recente approvazione per regolamentare il fenomeno dei cosiddetti baby influencer, che prevede una verifica sui profitti generati online dai minori e il diritto all’oblio per i contenuti pubblicati; l’estensione al fenomeno dello “sharenting” (adulti di riferimento che pubblicano foto di minorenni) della norma già  contenuta nella legge sul cyberbullismo che consente al minore di ottenere la rimozione di immagini.

Inoltre i contratti digitali firmati da minori di 16 anni non saranno validi e le piattaforme saranno chiamate a ospitare campagne di comunicazione periodiche mentre il ministero della Giustizia farà da base per un tavolo permanente di coordinamento tra le tre Autorità.

Sono alcune delle proposte contenute nella relazione consegnata oggi dal tavolo tecnico, istituito al ministero della Giustizia, sulla tutela dei diritti dei minori nel contesto dei social networks, nella quale si presentano anche idee quali un impianto di campagne di comunicazione e sensibilizzazione, rivolte a minori e adulti, e l’istituzione di un coordinamento permanente tra le 3 autorità – Privacy, Comunicazioni e Infanzia (che hanno partecipato al tavolo, presieduto dalla sottosegretaria Anna Macina) – al ministero della Giustizia.

“La rete ha enormi potenzialità ma anche rischi di cui dobbiamo tenere conto – ha dichiarato la Guardasigilli Marta Cartabia – ci sono problemi crescenti che hanno avuto un’improvvisa accelerazione ed esacerbazione durante i lockdown per la pandemia, quando il numero di ore trascorse davanti ad uno schermo è cresciuto esponenzialmente. Anche per questo non ho avuto esitazione quando la sottosegretaria Macina mi ha proposto di avviare questo lavoro. Mi sembrava importante e doveroso affrontare un tema così bruciante per la quotidiana vita delle persone più giovani”.

Per la sottosegretaria Anna Macina “l’accesso alla rete è un diritto che dobbiamo garantire ai minori, fa parte della costruzione della loro identità, anche digitale. Accade però che bambini anche molto piccoli entrino in contatto con ambienti digitali potenzialmente a rischio e dei quali non riescono a percepire il pericolo. Parliamo di bambini che hanno ancora bisogno dei genitori per attraversare la strada, vanno accompagnati e presi per mano anche mentre esplorano la rete. La normativa, non solo nel nostro Paese, è indietro perché la tecnologia corre molto veloce, dobbiamo riuscire a stare al passo”.

“L’impegno nella tutela dei minori costituisce per la nostra Autorità uno degli ambiti di azione più rilevanti – dichiara il commissario Laura Aria di Agcom – al fine di contrastare un uso improprio della rete, in particolare, alla luce della moltitudine di contenuti che affolla le piattaforme digitali e i social media, e di consentire ai cittadini più giovani di poter beneficiare al massimo delle libertà di espressione, informazione e partecipazione sociale connesse alla diffusione di internet”.

Per Riccardo Acciai, rappresentante dell’Autorità Garante per la Privacy, “è stata un’importante occasione di approfondimento di varie tematiche che riguardano a tutto tondo la protezione dei minori e un momento di fondamentale condivisione di informazioni e interpretazioni fra le varie autorità coinvolte. L’impulso messo in campo dalla sottosegretaria Macina ha consentito di giungere a questo primo significativo risultato in tempi oggettivamente molto ridotti. I lavori del tavolo hanno confermato la centralità del diritto alla protezione dei dati personali nella vita digitale anche e soprattutto dei più piccoli”. Secondo Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, “i bambini da soli sui social, i genitori che ne condividono disinvoltamente in rete le foto, i baby influencer da tutelare nei loro diritti di minorenni e il diritto all’oblio dei più piccoli sono tra le questioni che abbiamo affrontato. Si tratta di emergenze per le quali occorre una risposta sul piano tecnico e legale. Ma il digitale cambia fin troppo velocemente, per cui un’efficace risposta deve privilegiare la prevenzione, attraverso interventi sul piano educativo e culturale destinati agli adulti, ai ragazzi e ai bambini, sin dalla tenera età. Sono quelli che abbiamo proposto e che per funzionare davvero vanno realizzati con la partecipazione attiva degli stessi minorenni”.

“Al Ministero della Giustizia si chiude un lavoro importante, durato un anno, guidato dalla sottosegretaria Anna Macina e portato avanti con spirito collegiale, insieme a ben tre Authority, Agcom, Privacy, Infanzia e adolescenza. Il Tavolo sulla tutela dei minori online, la cui relazione finale è stata consegnata oggi, affronta il tema dei minori che accedono alla Rete, e ai social in particolare, con un metodo giusto: quello di confrontarsi e collaborare, anche con le stesse piattaforme che erogano i servizi digitali, per trovare soluzioni comuni a un problema comune: proteggere i nostri figli, spesso esposti a rischi che dobbiamo cercare di evitare – dicono in una le parlamentari e i parlamentari del MoVimento 5 stelle in commissione Infanzia e adolescenza – In questi anni di lavoro in commissione Infanzia abbiamo avuto modo di approfondire le insidie che si nascondono nelle piattaforme dei colossi del web per i minori, abbiamo lavorato sul bullismo ma anche sul cyberbullismo e sui rischi che i ragazzi possono correre se lasciati soli davanti al mondo di internet. Internet è uno strumento incredibile e di grande utilità ma servono regole chiare per proteggere i minori”.

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