Softbank continua a cedere asset: è la volta del chipmaker Arm - CorCom

L'INDISCREZIONE

Softbank continua a cedere asset: è la volta del chipmaker Arm

L’opzione si fa strada e ci sarebbe già un papabile acquirente. Il dossier nelle mani di Goldman Sachs. Ma l’operazione non sarà semplice: la discesa in campo di un competitor aprirebbe il capitolo Antitrust. E l’ipotesi di un buyer cinese metterebbe a rischio il business di Apple & co

15 Lug 2020

Antonio Dini

SoftBank accelera con la dismissione della controllata Arm, prima con l’idea della quotazione e adesso spunta anche l’opzione vendita. La società giapponese, che ha acquistato la britannica Arm Holdings nel 2016 per 32 miliardi, avrebbe chiesto l’assistenza a Goldman Sachs per il collocamento in Borsa o per una possibile vendita del produttore di semiconduttori.

Secondo le indiscrezioni raccolte dalla stampa, l’azienda di Masayoshi Son già da un po’ di tempo si starebbe preparando per lo spin-off di Arm Holdings, quotandola in Borsa. Più recentemente però l’azienda giapponese avrebbe ricevuto anche delle manifestazioni di interesse per l’acquisto di Arm da parte di un’altra società, il cui nome non è stato rivelato. Non è chiaro se l’interesse che proviene dal mercato sia rivolto a tutta l’azienda britannica oppure se solo per una divisione, come ad esempio quella che si occupa di chip per il settore IoT oppure di quella più grande che si occupa di processori per smartphone, tablet e computer. In ogni caso, SoftBank vorrebbe cercare di concludere la trattativa in tempi stretti.

Il chipmaker in questo momento sta assumendo un ruolo centrale nel mercato, dopo l’annuncio da parte di Apple di lasciare Intel e passare all’architettura già utilizzata sui suoi smartphone anche per i Mac. La mossa, che direttamente impegna meno del 7% del mercato dei personal computer, tuttavia indirettamente secondo gli analisti provocherà conseguenze profonde nel mercato.

Infatti, la mossa di Apple dovrebbe portare a una accelerazione anche da parte di Microsoft nella realizzazione di una versione di Windows pienamente compatibile con i processori Arm e supportata dal suo ecosistema di produttori, mettendo fine secondo molti al duopolio “Wintel”, Windows-Intel, che per quasi quarant’anni ha dominato il mercato dell’informatica personale.

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La vendita di Arm avverrebbe però per altri motivi. Infatti, SoftBank sta cercando di liquidare una serie di investimenti per raccogliere soldi e aiutare alcune delle aziende del suo fondo di capitale di ventura Vision Fund, che ha un portafoglio con una raccolta da 100 miliardi di dollari e che sono in difficoltà a partire dal rallentamento dell’economia e dei mercati causato dalla pandemia di coronavirus e dalla conseguente quarantena.

SoftBank si è già accordata per vendere 21 miliardi di dollari in azioni di T-Mobile dopo la fusione tra l’azienda di telefonia mobile e Sprint, che ha creato la terza più grande azienda di telefonia mobile americana. Inoltre, SoftBank ha già annunciato che in tutto desidera vendere 41 miliardi di dollari di asset azionari per supportare il Vision Fund.

Un ulteriore problema con la vendita di Arm Holdings deriva dalle preoccupazioni per quanto riguarda l’autorizzazione dei regolatori di mercato: sarebbero pochi i possibili acquirenti dell’azienda che non rischiano uno stop dalle autorità di mercato. Un ulteriore fattore di complessità riguardo alla possibile vendita deriva dalla guerra commerciale che impegna Cina e Stati Uniti. Per quanto non americana, Arm progetta le tecnologie di base utilizzate da Qualcomm, Apple e molte altre aziende. Una vendita a un’azienda cinese del settore potrebbe portare al blocco delle tecnologie di Arm con conseguenze oggi inimmaginabili soprattutto per il mercato della telefonia mobile.

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