Software house: quelle italiane sono più di 1300, giro di affari da 16 miliardi - CorCom

MERCATI

Software house: quelle italiane sono più di 1300, giro di affari da 16 miliardi

La fotografia scattata dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e AssoSoftware. Molte le piccole realtà perlopiù dislocate nel Nord Ovest del Paese

09 Lug 2020

Veronica Balocco

Generano un giro d’affari complessivo di 15,8 miliardi di euro le 1.346 software house italiane di applicativi gestionali mappate da uno studio degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano in collaborazione con AssoSoftware. La ricerca, presentata durante il convegno “Il mercato dei software gestionali in Italia: opportunità per la digitalizzazione di imprese e pubbliche amministrazioni”, ha messo in evidenza come il settore del digitale in Italia sia stato in continua crescita negli ultimi anni, rendendosi centrale nello sviluppo economico e sociale del Paese.

Secondo i dati, le aziende italiane del settore sono principalmente di piccole dimensioni: il 74% impiega tra 10 e 50 dipendenti e ha un fatturato medio inferiore a 10 milioni di euro. Tuttavia registrano una produttività significativa, pari a 158.834 euro per dipendente: dato molto positivo, per un settore in cui il know-how del proprio personale Ict specializzato rappresenta l’asset aziendale prevalente.

Dal punto di vista geografico, l’indagine svela che il 43% delle aziende ha sede nell’area Nord Ovest del paese, seguita dal Nord Est (25%) e dal Centro (24%), mentre solo l’8% è collocata nel Sud e nelle Isole.

Entrando nel dettaglio dei prodotti, sono 5.368 gli applicativi gestionali offerti nel mercato italiano, con una media di quattro per software house. In questo quadro, solo l’8% delle aziende ha un catalogo che supera i 10 prodotti.

Tra i software gestionali più diffusi prevalgono i moduli specifici per l’amministrazione e l’archiviazione (25%), il knowledge management (22%) e i software per i processi di core delle aziende, sia di back-end (21%) che di front-end nella gestione dei clienti e della relazione con i consumatori (21%). In questo quadro, il 48% delle software house offre almeno un prodotto specializzato per settore, mentre il 57% detiene almeno un prodotto in Cloud e l’84% di chi ha catalogo almeno un prodotto innovativo propone l’erogazione in modalità “nuvola”.

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“Nel contesto di un mercato digitale internazionale che vede il dominio dei grandi provider di tecnologia, le software house italiane nel campo degli applicativi gestionali rappresentano un elemento chiave per l’economia e la competitività del Paese, con un giro d’affari di 15,8 miliardi di Euro e un capitale umano di quasi 94.000 dipendenti – spiega Alessandro Perego, Direttore degli Osservatori Digital Innovation -. Il portafoglio d’offerta è estremamente ricco con circa 5.400 prodotti in grado di supportare i processi di imprese e pubbliche amministrazioni lungo tutta la catena del valore, da quelli chiave di back end e front end con il cliente, a quelli legati all’amministrazione e alla gestione del personale. Si tratta di un comparto di piccole imprese, estremamente diffuse sul territorio, a supporto di una clientela locale ed eterogenea, in cui tuttavia si notano dinamiche aggregative di fusione, acquisizione e partnership tra imprese che promuovono l’arricchimento e l’innovatività dei prodotti offerti. La fotografia resa dalla ricerca evidenzia un ecosistema molto variegato in risposta a un sistema paese complesso, con esigenze eterogenee in termini di processi, ambiti applicativi, dimensione aziendale e quindi complessità da gestire e capacità di spesa”.

“Le evidenze che emergono dalla Ricerca – afferma Bonfiglio Mariotti Presidente AssoSoftware – forniscono ulteriore forza alle motivazioni della nostra richiesta, più volte avanzata in questi anni al Governo, di equiparare il trattamento fiscale degli investimenti in software gestionali effettuati dalle imprese a quelli previsti invece dai provvedimenti Industria 4.0 per i software di automazione o per l’hardware. Non è più accettabile questa distinzione che penalizza fortemente tutte le imprese, creando disparità di trattamento e ostacolando la digital trasformation del nostro tessuto imprenditoriale”.

“È la prima volta che in Italia – conclude Roberto Bellini, Direttore generale AssoSoftware – si può disporre di una fotografia super partes del settore, un vero e proprio censimento che permette di disporre di informazioni accurate sulle aziende, sui prodotti, sui modelli di business, sulle tecnologie adottate e sul grado di innovatività delle soluzioni proposte. Siamo certi che questa nuova consapevolezza delle capacità dei produttori di software potrà essere di ulteriore impulso al rilancio digitale del nostro Paese”.

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