SPAZIO

Space economy, in Italia vale 1,6 miliardi. Fedeli: “Cabina regia diventi legge”

L’economia spaziale conta su numeri solidi e prospettive di sviluppo: Oltre 6mila addetti e fino a 5 euro generati da ogni singolo euro di investimento in orbita. La titolare del Miur: “Fare sistema per sostenere il settore”. Il ministro Calenda: “Governo pronto a fare la sua parte”

07 Feb 2017

Andrea Frollà

Un fatturato da 1,6 miliardi di euro, oltre 6mila addetti e fino a 5 euro generati da ogni singolo euro di investimento in orbita. È questo il valore di mercato della space economy made in Italy, che vanta numeri solidi e prospettive di sviluppo interessanti. I numeri sono emersi oggi durante l’evento sull’economia dello spazio italiana, organizzato da Formiche e Airpress al Centro Studi Americani di Roma. Alla presenza del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, dei vertici dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) e delle realtà che animano il settore è andato in scena un confronto sul futuro dello spazio fra economia e ricerca.

Vedere il Mise ed il Miur allo stesso tavolo per affrontare le strategie delle attività spaziali italiane “è una rivoluzione epocale”, commenta Fedeli a margine dell’incontro auspicando che la cabina di regia sullo spazio italiano dovrebbe diventare legge in tempi rapidi. L’iniziativa di far diventare legge la cabina di regia dello spazio promossa nel 2016 ha visto collaborare governo, regioni, enti di ricerca, università e industria. Adesso, sottolinea la titolare del Miur, è importante “far diventare legge rapidamente il disegno” che prevede l’istituzione di un Comitato interministeriale per lo spazio al cui interno ci siano tutte le realtà che in Italia sono protagoniste di questa attività. È un’iniziativa, ha aggiunto, che “va assolutamente rafforzata e portata a sistema. Penso che questo sia un elemento assolutamente significativo”. La filiera dello spazio, aggiunge, “ha bisogno di competenze qualificate e di altissimo livello perché genera innovazione e nuove opportunità di crescita”.

Dal ministro Calenda è arrivata invece una conferma dell’interesse del Governo a spingere il settore spaziale: “Abbiamo già pronti fondi per 500milioni di euro che metteranno in moto 1 miliardo di euro di investimenti per le industrie e la nostra time line per l’assegnazione è a otto mesi da oggi”. La strategia del Governo si lega strettamente ai piano delle più importanti realtà italiane industriali dell’aerospazio.

La Cabina di regia di Palazzo Chigi, assicura Paolo Puri dell’Autorità nazionale responsabile per il Prs del programma Galileo, “ha colto il segnale che veniva dalle industrie. Fare sistema? Io ci ho provato e l’ho fatto e la risposta è stata positiva. Al tavolo, riferisce Puri, oltre a Mise e Miur, “si sono seduti ministeri come il Mibact ed il Mipaaf: non lo immaginavano ma si sono resi conto delle importanti applicazioni dei dati da satellite per le loro attività”.

Bisogna però “fare sistema per affrontare la competizione internazionale”, avverte il presidente dell’Asi, Roberto Battiston, citando fra i competitor disruptive del mercato la SpaceX di Elon Musk e il turismo spaziale ideato da Richard Branson, fondatore della Virgin Galacti. Imprenditori visionari come questi, osserva Battiston, osservato, “la pensano diversamente da noi italiani e da noi europei e se vogliamo dare un valore aggiunto in questa competizione spaziale, dobbiamo essere uniti”.

Per il presidente dell’Asi è inoltre “percepibile in modo chiaro che i nuovi investitori privati stanno pensando a un modello di business indirizzato a carattere ecologico e orientato a cercare un modo migliore di vivere nel mondo”, dice Battiston facendo esplicito riferimento alla Planet. L’azienda, rimarca il numero uno dell’Asi, “ha portato in orbita circa 80 satelliti, per un valore di quasi 30mila euro a satellite, ed ora danno le immagini a chi vogliono”. Lo scenario internazionale portato da Battiston non parla, quindi, solo della scienza fatta dalla Nasa o delle attività delle agenzie spaziali europee: parla di business.

“Noi come Avio competiamo e combattiamo sul mercato con visionari come Elon Musk: a volte perdiamo ma a volte vinciamo”, sostiene senza mezzi termini il Ceo di Avio, Giulio Ranzo, che sta commercializzando i lanci del razzo Vega, il lanciatore europeo dal cuore italiano realizzato negli stabilimenti di Colleferro. “La quotazione in Borsa di Avio – aggiunge il ceo – è una buona notizia, ci consentirà di competere sul mercato anche con investimenti privati”. Il gioco, spiega Ranzo, “si basa prima sul prezzo e l’affidabilità, quindi sull’accuratezza con cui si posizionano in orbita i satelliti: Google ha scelto noi, e non un razzo Usa, per portare nello spazio i suoi mini satelliti SkySat”. Dallo spazio, ricorda ancora, “si possono monitorare le fabbriche e la loro produzione, i campi profughi, le navi in mezzo al mare, i container carichi di merci. Dallo spazio ora possiamo ricevere il segnale per collegarci a Internet come fosse il wi-fi di casa”.

Insomma, davvero praterie tutte da conquistare. E l’Italia dello spazio si sta muovendo. “La Space Economy italiana è avviata, sostenuta dall’impegno del Mise, del Miur, di Asi e della Cabina di regia di Palazzo Chigi”, assicura l’ad di Telespazio e direttore del settore Spazio del colosso aerospaziale Leonardo, Luigi Pasquali: “C’è l’intenzione del Governo di iniettare risorse nelle attività spaziali ed il 2016 è un anno da registrare come al di sopra delle aspettative – osserva il manager -. Per anni abbiamo spinto sullo sviluppo di tecnologie innovative per lo spazio, ora dobbiamo dare la spinta a usarle, ora diventiamo ‘consumatori’, cioè produciamo sviluppo e noi come Telespazio sviluppiamo servizi dallo spazio”.

Su tempi e velocità di azione batte forte anche il ceo di Thales Alenia Space Italia, Donato Amoroso: “Rispetto ai visionari come Musk e Branson che rompono gli schemi, abbiamo una certa inerzia. La competizione si sta allargando, dobbiamo avere una visione di prospettiva e, ha tagliato corto, accelerare”.

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