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PUNTI DI VISTA

Spid=Speed? Dipenderà dagli italiani

Le regole per il Sistema pubblico di identità digitale sono in dirittura d’arrivo. Da quel momento perché lo strumento funzioni sarà necessario che persone, aziende e il mercato si convincano della sua utilità

22 Gen 2015

Guido Scorza*

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale nelle scorse settimane il Decreto che stabilisce le regole per il rilascio, l’utilizzo e la gestione delle identità digitali.

A questo punto perché il Sistema Pubblico di Identità digitale (Spid) inizi a funzionare davvero manca solo che l’Agenzia per l’Italia digitale definisca le regole tecniche e vari i regolamenti per l’accreditamento dei soggetti Spid e per le procedure necessarie a consentire ai gestori dell’identità digitale di trasformare in “identità Spid”, i sistemi di identificazione informatica conformi sin qui utilizzati. Il Decreto stabilisce che Agid debba provvedere al varo delle regole tecniche al più tardi entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto in GU e a quello dei due regolamenti di attuazione non oltre sessanta giorni dalla stessa data.

Se, come sembra, l’Agid riuscirà a rispettare i termini stabiliti, in primavera, potrebbero essere già rilasciate le prime identità digitali con le quali cittadini e imprese potranno essere identificati sulla “porta” di qualsiasi ufficio pubblico e fornitore di servizi privati. Un’unica identità – anche se cittadini e imprese potranno essere titolari di più identità digitali – per accedere ai servizi di tutte le amministrazioni dello Stato e a quelli di tutti i fornitori privati che decideranno di aderire a Spid.

In linea di principio, quindi, tra una manciata di mesi si potranno fare acquisti online, accedere al nostro social network preferito e poi richiedere un certificato di nascita utilizzando le stesse credenziali.

Ovviamente, perché ciò avvenga, non bastano le regole – quelle appena pubblicate in Gazzetta e quelle che l’Agenzia per l’Italia digitale dovrà varare nei prossimi mesi – ma serve, soprattutto, che cittadini, imprese e mercato si convincano dell’utilità di questo nuovo strumento che potrebbe davvero rappresentare il volano della prima “rivoluzione digitale” italiana giacché, tra le tante ragioni che hanno sin qui frenato la trasformazione in digitale del Paese c’è, certamente, la scarsa fiducia che le transazioni online, di ogni genere, ispirano nei cittadini e nelle imprese.

Spid promette di consentire l’imputazione sicura e giuridicamente forte di ogni condotta online ad un soggetto dell’ordinamento e di farlo in modo estremamente facile ed “usabile”. Una grande opportunità da non lasciarsi sfuggire.

*Avvocato esperto di diritto di Internet

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