LA CLASSIFICA

Stampa 3D, l’Italia seconda in Europa per i sistemi industriali

E con 574 brevetti siamo al sesto posto. Nell’ultimo decennio i depositi sono cresciuti otto volte più rapidamente rispetto alla media di tutte le altre tecnologie. Roboze gioiello del made in Italy

Pubblicato il 19 Set 2023

3d

Italia lanciata nella corsa alla stampa 3D. Il nostro Paese si trova infatti al secondo posto in Europa per numero di sistemi industriali di stampa 3D. Emerge dallo studio dell’European Patent Office secondo cui sul fronte brevetti l’Italia è al 6° posto in Europa con 574 brevetti depositati, pari al 3% del totale europeo. A livello globale Stati Uniti e Europa risultano leader nell’innovazione del settore con il 40% e il 33%, rispettivamente, di tutti i depositi di brevetti tra il 2001 e il 2020. Svetta inoltre nel report il caso di Roboze, azienda italiana innovativa nella stampa 3D.

Turbo alla crescita dei brevetti

Nell’ultimo decennio i depositi di brevetti nel settore della stampa 3D sono cresciuti otto volte più rapidamente rispetto alla media di tutte le altre tecnologie, stando al rapporto, rivelando che tra il 2013 e il 2020 i depositi delle domande di brevetto a livello mondiale nel settore sono cresciuti con un tasso medio annuo del 26,3%, quasi otto volte più alto rispetto a tutti i settori tecnologici nel loro complesso (3,3%).

Il settore della stampa 3D è diventato più eterogeneo: mentre in passato i principali attori erano affermate aziende ingegneristiche, ora cominciano ad emergere molte startup ed aziende specializzate nella produzione additiva. In totale, dal 2001 sono state depositate in tutto il mondo più di 50.000 famiglie di brevetti internazionali per le tecnologie di stampa 3D. Una “famiglia di brevetti” rappresenta un’invenzione potenzialmente significativa per la quale sono state depositate domande di brevetto in due o più Paesi del mondo.

Il trend della stampa 3D

“Con questo studio – spiega il presidente dell’European Patent Office António Campinos – stiamo adottando una prospettiva globale sulla rivoluzione derivante dalla tecnologia di stampa 3D, utilizzando i dati dei brevetti internazionali per analizzare la portata e le implicazioni di questa tendenza tecnologica. Sono europei quattro dei primi dieci istituti di ricerca nell’innovazione della manifattura additiva. Ciò fa ben sperare per il futuro, poiché i progressi tecnici in questo campo spesso derivano dalla ricerca d’avanguardia di queste istituzioni”.

Le performance dei Paesi europei

In Europa, la Germania è emersa come chiaro leader nell’innovazione delle tecnologie di stampa 3D, raggiungendo la quota del 41% del totale europeo (stati membri dell’European Patent Office) e totalizzando 6711 depositi di brevetti internazionali registrati tra il 2001 e il 2020. La Francia si posiziona al secondo posto con una quota del 12% sul totale seguita dal Regno Unito. L’Italia con il 3% dei brevetti totali si classifica al sesto posto tra gli stati Europei.

Tuttavia, l’Italia ottiene una posizione di maggior rilievo quando si tratta del settore dei sistemi industriali di produzione additiva, anch’essi in rapida crescita a livello globale. Secondo un rapporto del 2023 di Wohlers Associates, l’Italia occupa il secondo posto in Europa per numero di sistemi di stampa industriale installati (4,7% del totale globale cumulativo degli impianti), preceduta solo dalla Germania (8,5%). Il Regno Unito si posiziona invece al terzo posto (3,5%), seguito dalla Francia (3,4%).

I settori tecnologici della stampa 3D in Italia

Nel settore della stampa 3D l’Italia ha una specializzazione relativa nel campo dei beni di consumo (2.3%,26 di famiglie di brevetti), dell’odontoiatria (2,3%, 57) e delle costruzioni (2,0%, 17).

In Italia, oltre alle filiali di aziende multinazionali, come Nuovo Pignone e STMicroelectronics, anche le pmi e le startup danno un importante contributo all’innovazione della stampa 3D. Tra queste ci sono aziende come Sisma, Crp Technology e Desamanera. Molte di queste realtà sono specializzate in un particolare settore della stampa 3D e hanno un portafoglio di brevetti a sostegno del loro sviluppo commerciale.

Case study italiano sulla stampa 3D: Roboze

Il rapporto include inoltre case studies di aziende di stampa 3D e di come queste utilizzino i brevetti per proteggere le loro invenzioni. Uno di questi casi è Roboze, un’azienda di stampa 3D fondata a Bari (dove ha anche la sede) nel 2013. La tecnologia ad alta precisione dell’azienda è in grado di trasformare superpolimeri e materiali compositi in parti funzionali finite da utilizzare anche in condizioni estreme e settori all’avanguardia. Il Ceo e fondatore di Roboze è Alessio Lorusso, che ha iniziato il suo percorso nella produzione additiva a 17 anni con la costruzione di una stampante 3D senza cinghia.

L’ecosistema dell’azienda comprende stampanti 3D, materiali proprietari e software. La tutela strategica della proprietà intellettuale è stata un fattore di crescita cruciale per Roboze. Fin dai suoi esordi, l’azienda ha fatto richiesta di brevetti per proteggere le sue macchine e il processo di stampa stesso, depositando oltre 10 brevetti per la stampa 3D. Questo ha contribuito a garantire all’azienda l’accesso ai finanziamenti da parte di oltre 15 investitori europei e degli Stati Uniti.

Il ruolo della ricerca

Anche le università e le organizzazioni pubbliche di ricerca contribuiscono in modo significativo all’innovazione della manifattura additiva. A livello mondiale, circa il 12% delle famiglie di brevetti internazionali relative alla stampa 3D sono state depositate da università o enti di ricerca, una percentuale quasi doppia rispetto a quella tipica di altri settori (7%). Ad esempio, un brevetto su tre associato allo sviluppo di biomateriali e uno su due per la stampa 3D di organi e tessuti artificiali proviene da un’università o da un’organizzazione pubblica di ricerca.  Anche in Italia le università e i centri di ricerca danno un contributo importante all’innovazione della stampa 3D, tra questi spiccano il Politecnico di Milano, il Cnr e il Politecnico di Torino.

Stati Uniti, Europa e Giappone in prima linea

Il rapporto rileva che l’Europa e gli Stati Uniti sono in testa alla corsa globale all’innovazione della stampa 3D. Gli Stati Uniti detengono il primo posto, con il 39,8% di tutte le famiglie di brevetti internazionali relative alla produzione additiva tra il 2001 e il 2020. L’Europa segue da vicino con una quota del 32,9%. Insieme, Europa e Stati Uniti rappresentano quasi i tre quarti dell’innovazione mondiale della stampa 3D. Il Giappone rappresenta il 13,9% di tutte le famiglie di brevetti relative alla stampa 3D, mentre la Cina e la Corea del Sud rispettivamente il 3,7% e il 3,1%.

Impatto della stampa 3D sui settori industriali

La stampa 3D elimina le tradizionali restrizioni tecniche al processo di produzione industriale, riduce gli sprechi e apre la strada alla personalizzazione di massa. Non è più una tecnologia di nicchia, ma sta trasformando la produzione in un numero sempre maggiore di settori industriali. I due campi più importanti per le domande di brevetto di stampa 3D sono quello sanitario e medico (per un totale di 10.000 brevetti tra il 2001 e il 2020) e quello dei trasporti (7.000).

La ricerca, basata sui dati delle domande di brevetto, offre una prima analisi prospettica sui potenziali usi futuri della stampa 3D. Dato che i brevetti vengono depositati mesi o addirittura anni prima che i prodotti appaiano sul mercato, le informazioni sui brevetti possono indicare la direzione di sviluppo delle tecnologie. Il mercato della produzione additiva ha registrato una forte crescita, con un fatturato triplicato dai 6 miliardi di dollari del 2016 ai 18 miliardi di dollari (16,17 miliardi di euro) del 2022, secondo le stime di Wohlers Associates. Durante la pandemia, la stampa 3D ha svolto un ruolo fondamentale nel passaggio alla produzione locale, riducendo la dipendenza dalle catene di approvvigionamento internazionali. Secondo le proiezioni, il mercato potrebbe superare i 50 miliardi di dollari entro il 2028.

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