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LA SENTENZA

Stangata Usa su Amazon & Co., via alla tassa sull’e-commerce. Trump: “Una vittoria per i consumatori”

Una sentenza della Corte Suprema demolisce il principio della “stabile organizzazione”. I player delle vendite online non saranno più esentati dalla raccolta e dal pagamento delle tasse dovute dai singoli commercianti, anche in assenza di una loro presenza fisica nel luogo in cui avviene l’acquisto. Mossa a favore dei negozi fisici

22 Giu 2018

Giorgia Pacino

I colossi del web dovranno pagare le tasse locali sulle vendite online realizzate negli Usa, anche se non hanno una sede fisica nel territorio dello Stato. Con una sentenza approvata a stretta maggioranza, cinque contro quattro, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato il via libera all’applicazione delle sales taxes alle piattaforme di e-commerce.

Cade il principio della “stabile organizzazione”: Amazon, Ebay, Etsy e gli altri rivenditori online non saranno più esentati dalla raccolta e dal pagamento delle tasse dovute dai singoli commercianti, anche in assenza di una loro presenza fisica nel luogo in cui avviene l’acquisto. D’ora in poi, gli Stati potranno obbligare le società di commercio elettronico a versare quanto dovuto. Secondo gli studi citati dalla Corte, il privilegio fiscale concesso fino ad ora è costato dagli 8 ai 33 miliardi di dollari l’anno alle casse statali.

La decisione ribalta un precedente del 1992, anno in cui il settore delle vendite online valeva 108 milioni di dollari. Oggi – hanno fatto notare i giudici – il valore è cresciuto fino ad arrivare a 453 miliardi e mezzo. Il precedente che viene superato “limita gli Stati nella loro capacità di perseguire prosperità di lungo periodo e ha impedito ai partecipanti sul mercato di competere alla pari”, si legge nelle motivazioni della sentenza.

I titoli delle società di e-commerce hanno risentito in Borsa della decisione: Overstock.com è arrivata a perdere fino al 7%, per poi attestarsi insieme a Wayfair, Etsy ed Ebay in perdita tra l’1,9 e il 5,2%. È andata meglio ad Amazon, in calo dell’1%. La compagnia di Jeff Bezos, in realtà, paga già sales taxes sui prodotti che vende direttamente. Ora, in forza della sentenza, dovrà anche raccogliere le imposte dovute quando le vendite sono effettuate da commercianti indipendenti che utilizzano la piattaforma del gruppo.

I grandi retailer online chiedono ora un intervento del Congresso che giunga a riordinare la disciplina. Wayfair, in una nota, ricorda di aver da tempo sostenuto la necessità di una soluzione legislativa che stabilisse parità di condizioni tra i negozi fisici e i retailers del web, per permettere agli Stati di riscuotere le tasse anche sulle vendite online. “Anche se crediamo che la Corte non fosse la sede ideale per creare questa parità di condizioni, ci aspettiamo adesso che la decisione porti chiarezza e certezza alla materia”. Critica anche Overstock.com: “I padri costituenti hanno previsto che sia il Congresso a regolare il commercio tra Stati con una legislazione ponderata. La Corte Suprema ha riformato il panorama attuale in un modo che può avere impatto sull’innovazione delle piccole compagnie su Internet, quella che negli ultimi 15 anni è stata la forza trainante dell’economia nazionale”.

A pagarne le conseguenze potrebbero ora essere i consumatori. Finora chi acquistava online, invece che dai negozi fisici – “brick and mortar”, “mattoni e calce”, come li chiamano negli Stati Uniti – risparmiava proprio sulle sales taxes. Adesso anche lo shopping online potrebbe diventare più oneroso per il cliente.

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