Startup, l'Italia guarda a Israele - CorCom

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Startup, l’Italia guarda a Israele

L’ambasciatore Gilon al vertice dei Giovani Imprenditori di Confindustria. Si punta a rinsaldare la collaborazione fra gli industriali italiani e la più grande Startup Nation. A giugno una delegazione di imprese in visita in Israele

10 Apr 2015

M.F.

Puntare sull’innovazione per cavalcare le opportunità di crescita. Accende i riflettori sull’innovazione l’Ambasciatore israeliano Naor Gilon, in occasione del vertice dei Giovani Imprenditori di Confindustria a Firenze. “Israele e i Paesi vicini sono geografie importanti per le imprese, ma ancora poco conosciute”, ha detto il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Marco Gay riferendosi in particolare alle imprese toscane.

Israele, ha ricordato l’ambasciatore, nel 2014 si è confermato come il Paese con il più alto numero di nuove imprese. Un “modello” dunque da seguire soprattutto per i neo-imprenditori. La presenza dell’ambasciatore all’evento di Firenze punta a rinsaldare la collaborazione tra gli industriali italiani e la più grande “Start up Nation”. I Giovani Imprenditori stanno portando avanti diversi progetti per incentivare in Italia la nascita di nuova imprenditorialità, “opportunità di occupazione e di crescita per tutti, e di sviluppo innovativo anche per le imprese tradizionali”, ha detto Gay. Prossimo tassello della collaborazione, ha annunciato il presidente dei giovani industriali, la visita imprenditoriale in Israele che, con il sostegno di Sace, in programma per il mese di giugno. “Il nostro obiettivo è conoscere noi l’ecosistema delle startup israeliane per replicarne i modelli di successo e far conoscere alle controparti israeliane l’eccellenza innovativa delle nostre imprese”.

Da parte sua l’ambasciatore di Israele in un‘intervista a Corcom ha sottolineato la fitta collaborazione con l’Italia in materia di innovazione: “Stiamo portando avanti una serie di progetti, fra i quali anche alcune iniziative legate al sostegno alle startup innovative. Le similitudini fra Italia e Israele sono molte di più di quanto non si pensi e di sicuro sono maggiori di quelle fra Israele e Stati Uniti: il pil pro-capite ad esempio è simile ed i capitali da investire non sono di certo ingenti come quelli americani. La differenza è che Israele crede molto nei giovani, li sostiene anche con finanziamenti e fondi appositi e che il sistema della formazione deve di fatto autosostentarsi poiché solo il 50% delle risorse proviene dallo Stato, per il resto è necessario reperire fondi all’esterno e per farlo non si può che puntare su iniziative innovative. Ad esempio sono molte le aziende nate come spin off universitari che hanno ideato progetti che oggi valgono miliardi di dollari”.

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