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NUOVE ECONOMIE

Startup, la scintilla parte dalle Regioni

Via all’Osservatorio promosso dalla School of management del Politecnico di Milano e Italia Startup. Cavallaro (Polimi): “Puntiamo a un censimento dei singoli attori sul territorio. Ogni PA avrà a disposizione tutte le informazioni per orientare al meglio le proprie politiche per l’Agenda digitale”

07 Ott 2014

Claudio Rorato

Dov’è finita l’Italia industriosa, quella che ha esportato manodopera e piccoli imprenditori in tutto il Mondo? Quella che nel dopoguerra ha dato una scossa all’economia facendola risorgere dalle macerie? Probabilmente esiste ancora o, meglio, quel modello di italiani esiste ancora. È il “sistema” che arranca e fa fatica a creare alcune condizioni di supporto. Ci riferiamo in particolare al mondo delle start up innovative, quelle con un elevato contenuto tecnologico. Grazie a loro gli Stati Uniti e i principali Paesi dell’Europa occidentale stanno creando nuovi posti di lavoro e, soprattutto, nuovi contenuti per l’economia dei singoli Paesi. “L’Osservatorio Startup, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Italia Startup, l’associazione no profit che sostiene e dà voce all’ecosistema delle startup nazionali – afferma Andrea Cavallaro, Ricercatore dell’Osservatorio Startup– ha tra i suoi obiettivi l’aggiornamento continuo della mappa dell’ecosistema startup italiano (WHO IS WHO), degli attori presenti e della loro suddivisione «per specializzazione». Vogliamo farlo a livello di singola Regione, per avere dei benchmark ai quali possano attingere i singoli territori”.


“Per ciascuna Regione – ribadisce il ricercatore – cureremo il censimento dei singoli attori – come ad esempio investitori istituzionali, incubatori e acceleratori d’impresa, parchi tecnologici – che appartengono al mondo delle startup. Potremo, così, fornire una serie di informazioni utili alle singole Regioni per la messa a punto delle politiche nell’ambito della loro Agenda Digitale”. Perché il sistema nostrano è debole, mentre le idee non mancano? Nel 2012 gli investimenti in Italia da parte degli investitori istituzionali a sostegno delle startup è stato dello 0,003% del Pil.

Diversa la situazione dei nostri principali competitor: in Spagna si parla di 0,008%, in Germania di 0,024%, in UK di 0,027% e in Francia di 0,038% (NdA: fonte Evca – European Private Equity & Venture Capital Association). Significa che al di fuori dei nostri confini entrano tanti soldi in più a sostegno di un’economia a elevato contenuto innovativo. I benefici che le startup possono portare a un’economia matura, come nel caso dei maggiori paesi occidentali, sono diversi. Se da un lato contribuiscono alla creazione di nuovi posti di lavoro, dall’altro lato le startup creano new business ad alto contenuto tecnologico. Ma contribuiscono anche a sviluppare un indotto altrettanto di avanguardia, senza dimenticare i benefici culturali in termini di nuovi modelli organizzativi e di business, proposti sul palcoscenico dell’imprenditoria nazionale. “Nel 2012 sono state finanziate 167 startup high tech, per un totale di 112 milioni di euro, da parte di investitori formali – definiti anche istituzionali – e informali (NdA: i primi comprendono investitori, come Sgr e Sicar, che gestiscono capitali di altri soggetti, i secondi comprendono, per esempio, Business Angel, Family Office, Angel Networks).

Le tendenze del 2013 e 2014 non sembrano prevedere significativi scostamenti da questi valori. “Vogliamo individuare le migliori start up high tech – prosegue Andrea Cavallaro – di ciascun territorio regionale, analizzandone approfonditamente i risultati raggiunti e i loro fattori di successo, con l’obiettivo di divulgarli a una platea ampia, sia per fare emergere le eccellenze regionali, sia per fornire modelli che siano allo stesso tempo replicabili e fonti di ispirazione per altri startupper”. Tra il 2012 e il 2013 il 15% delle startup finanziate da investitori istituzionali ha superato il milione di euro di fatturato, il 7% si colloca, invece, nella fascia tra 500 mila e un milione, il 72% tra zero e 500 mila, mentre il 6% è in fase di liquidazione (NdA: fonte Osservatorio Startup). Le interviste ad alcuni dei più significativi startupper, aiuterà a capire meglio l’origine delle loro idee, le motivazioni dell’imprenditore e i suoi “segreti”, che stanno alla base del successo ottenuto. “L’Osservatorio Startup – conclude Cavallaro – intende effettuare una “stima” di tutte le startup high tech in Italia, valutandone anche gli impatti sulla crescita economica e occupazionale del nostro Paese. È nostra intenzione fornire un contributo significativo per accelerare le dinamiche, anche culturali, dell’imprenditoria nazionale, proponendoci come supporto metodologico e di contenuto alle Regioni, in relazione agli obiettivi finalizzati al sostegno delle economie territoriali”.

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