Startup, migliora il livello imprenditoriale italiano. Ma l'ecosistema va ancora a rilento - CorCom

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Startup, migliora il livello imprenditoriale italiano. Ma l’ecosistema va ancora a rilento

Secondo i risultati del 360Entrepreneurial Index, che analizza la situazione nei Paesi Ue, in Italia lo scenario è in chiaro-scuro. Il presidente Rangone: “Mai come in questo periodo ci sono le condizioni finanziarie per un impulso importante alle imprese innovative”

07 Ott 2020

Nel 2019 l’Italia si colloca al 19esimo posto, su 28 Paesi dell’Unione europea, per quanto riguarda il livello di di investimenti in startup e in scaleup, oltre che di capacità di generare Exit o Unicorni. Totalizzando un punteggio di 52,5, il nostro Paese mostra un miglioramento di una posizione in classifica rispetto al 2018, ma resta al di sotto della media europea e ben distante da economie comparabili come Regno Unito (primo posto), Germania (nona) o Francia (12esima). L’Italia viene superata anche da realtà più piccole, capaci di creare condizioni strutturali per lo sviluppo di nuova impresa (come la Lettonia al quarto posto o l’Estonia al sesto) o che hanno utilizzato in modo aggressivo le agevolazioni fiscali (come l’Irlanda, seconda in classifica, il Lussemburgo al quinto posto posto o Cipro al settimo).

È quanto evidenzia il 360Entrepreneurial Index, l’indice calcolato da Digital360 per misurare l’efficacia degli ecosistemi delle startup finanziate con capitale di rischio nei Paesi dell’Unione Europea, analizzando l’intero processo imprenditoriale nelle diverse fasi di creazione, crescita e maturazione di nuova impresa: man mano che aumentano gli investimenti nelle startup di un Paese, crescono le operazioni di scaleup, che a loro volta portano a Exit e Unicorni; i risultati tangibili attraggono nel sistema più investimenti, che rialimentano il ciclo con magnitudo superiore.

L’indice nel dettaglio: la situazione dell’Italia

Guardando nel dettaglio le tre componenti attraverso cui il centro studi Digital360 ha calcolato l’indicatore di imprenditorialità, si scopre che nel 2019 l’Italia si colloca al 25esimo posto in Europa per quantità totale di investimenti equity per il finanziamento di startup in rapporto al Pil (l’indice di Entrepreneurial Quantity), un salto indietro di tre posizioni in meno rispetto al 2018. I finanziamenti raccolti dalle startup italiane nel 2019 – pari a 610 milioni di dollari – sono in crescita ma in modo meno significativo rispetto al trend degli altri Paesi comparati.

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L’Italia invece migliora di tre posizioni e si colloca al 16esimo posto in Europa per operazioni di investimento in scaleup, superiori ai 5 milioni di euro – pari a 521 milioni di dollari – in rapporto agli investimenti complessivi (Entrepreneurial Quality), soprattutto grazie ad alcuni operazioni di investitori stranieri che testimoniano un crescente interesse internazionale per il nostro ecosistema, di buona prospettiva.

Infine, il nostro Paese si colloca all’ottavo posto per capacità di generare Exit o Unicorni (Entrepreneurial Outcome), dimostrando un buon posizionamento, nonostante un lieve peggioramento rispetto al 2018, da analizzare considerando però la volatilità di questo indice su cui possono essere determinanti operazioni eccezionali legati a fenomeni estemporanei anche in ecosistemi poco maturi.

Il Pil cresce nei Paesi in cui l’indice risulta più elevato

La ricerca rivela anche una correlazione positiva tra Pil pro capite dei Paesi europei con il relativo livello di imprenditorialità. Seppure siano diverse le variabili a determinare la prosperità economica complessiva, la ricerca evidenzia bene che il Pil pro-capite cresce – statisticamente parlando – nei paesi in cui è più alto il 360Entrepreneurial Index (considerando un time-lag di un anno per tener contro che l’attività imprenditoriale mostra effetti con un ritardo temporale). E si osserva anche una correlazione positiva significativa tra l’indice di imprenditorialità e la qualità di Governo (misurata attraverso The Worldwide Governance Indicators di World Bank), ad indicare l’importanza di un sistema politico-governativo efficace per favorire lo sviluppo dell’ecosistema di startup.
“La ricerca del 360Entrepreneurial Index mostra i passi avanti compiuti negli ultimi anni dall’ecosistema italiano delle startup, anche se non ancora sufficienti a recuperare il ritardo rispetto alle realtà più mature”, dice Andrea Rangone, Presidente di Digital360. “Considerando il trend complessivo, si nota un raddoppio dello score negli ultimi due anni, realizzato in gran parte tra il 2017 e 2018, quando ha registrato un +89%, mentre nel 2019 la crescita è stata lieve, pari al +14%. Nel 2020, a causa della crisi connessa all’emergenza sanitaria, il panorama startup italiano rischia di vedere contrarre sensibilmente gli investimenti e il Paese di perdere esperienza di innovazione fondamentale per il suo futuro industriale: in questo momento è cruciale sostenerlo con liquidità e semplificazioni di oneri e burocrazia. A questo scopo, è positiva sia l’accelerazione dell’operato del Fondo Nazione dell’innovazione, con la sua dotazione di un miliardo circa di risorse finanziarie, sia la finalizzazione delle importanti risorse finanziarie del Recovery Fund, che a mio avviso dovrebbero essere utilizzate anche per potenziare la spinta alle startup tecnologiche. Non dobbiamo perdere questa occasione per cercare di recuperare il gap rispetto ai paesi più avanzati”.

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