L'APPROFONDIMENTO

Startup online, Girardi: “Con nuove norme barriere all’imprenditorialità”

La scelta di affidare ai notai la piattaforma per gestire la procedura da remoto potrebbe non essere conforme alla direttiva europea e il monopolio notarile si profilerebbe come contrario al libero mercato e alla concorrenza. L’analisi di Emanuela Girardi, Presidente di Base Italia

26 Ago 2021

Emanuela Girardi

Presidente Base Italia

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L’Italia è il paese più caro d’Europa per lanciare un’azienda. Sia se lo calcoliamo in termini assoluti che se consideriamo gli stipendi medi. Secondo i dati della World Bank un italiano spende in media 2 mensilità (205%) del suo stipendio per costituire un’azienda. A Londra, iniziare una srl (Ltd) costa £ 12,- o meglio l’1% di uno stipendio medio, il costo di 4 caffè, o lo stipendio orario di un barista a Londra, spesso originario del bel Paese. Anche negli altri Paesi europei i costi sono più contenuti, un francese spende l’11%, il tedesco il 16% e lo svizzero il 27% dello stipendio medio mensile per costituire un’azienda.

Perché mettiamo questa barriera all’imprenditorialità? Perché impedire le ambizioni di chi vuole mettersi in gioco? E perché bloccare questo importante motore dell’economia che potrebbe generare posti di lavoro nuovi ed interessanti?

Nel 2016 il Mise ha introdotto alcune nuove norme e incentivi per promuovere l’imprenditorialità in Italia, e agevolare chi voleva fondare una start-up in Italia. Il nuovo regolamento, simile a quello in uso in Uk, rendeva anche in Italia più semplice ed economica la costituzione di una startup innovativa tramite la sola dichiarazione presso il registro dell’imprese ed evitando così la spesa del notaio.

Inoltre, queste norme erano in linea con la direttiva Eu 2019/1151 che chiedeva l’adozione da parte degli Stati membri entro il 1° agosto 2021 di procedure atte a consentire l’intero svolgimento della costituzione delle società (in Italia, S.r.l. e S.r.l.s.) online senza l’intervento di un notaio. Questa procedura sarebbe stata un’alternativa rispetto a quelle tradizionali per favorire lo sviluppo delle micro e piccole aziende riducendo costi, tempi e oneri amministrativi.

Quindi passi in avanti si possono fare, e oggi anche grazie al Pnrr e ai fondi europei stiamo cercando di cambiare passo, di realizzare la trasformazione digitale, dare spazio al grande capitale umano che abbiamo in Italia e far finalmente ripartire il nostro Paese.

Oggi però facciamo di nuovo due passi indietro restituendo ai notai il monopolio della costituzione delle società in Italia. Da una parte lo schema di DLgs di recepimento della direttiva EU 2019/1151, approvato il 5 agosto 2021 dal CdM e trasmesso alle Camere per recepire i pareri entro il 16 settembre recepisce un emendamento proposto lo scorso aprile da alcuni senatori del PD che introduce nel processo di costituzione di una società l’utilizzo di una piattaforma telematica che verrà predisposta e gestita dal Consiglio nazionale del Notariato. Questa procedura potrebbe non essere conforme alla direttiva europea e soprattutto il monopolio notarile si profilerebbe come contrario al libero mercato e alla concorrenza.

Dall’altra, i notai hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la nuova modalità di costituzione delle startup innovative senza atto notarile e hanno vinto. Le motivazioni del ricorso sostengono che ci deve essere un controllo da parte di un organo statale, giudiziale o di un notaio per la nascita di una società di capitali. Un argomento valido, lo Stato deve garantire la legalità e l’affidabilità nella vita economica. Però deve anche garantire il cosiddetto “level playing field” cioè far sì che ci siano pari opportunità per tutti i cittadini, limitando quindi i monopoli, favorendo la concorrenza e garantendo un equo accesso ai servizi. Nel caso della costituzione delle startup è fondamentale garantire che i servizi siano disponibili in modalità semplice, rapida e a costi contenuti (misurati anche come percentuale degli stipendi medi) per promuovere la nascita di nuove società.

Ma perché la costituzione della società di capitale è stata terziarizzata ai notai e gli è stato dato un monopolio? In UK le nuove aziende vengono iscritte alla “Companies House” un organo statale, un’istituzione molto simile al registro imprese, che è consultabile gratuitamente online da tutti. Magari, allineando il loro mestiere al 21mo secolo, anche i notai italiani possono investire e sviluppare una piattaforma che realizzi in modo automatico la maggior parte dei controlli necessari per la costituzione di una nuova società di capitali e renderla accessibile a tutti coloro che hanno spirito imprenditoriale e vogliono contribuire a rilanciare il paese, una piccola azienda per volta. Ovviamente mantenendo il costo a cifre che non devono superare più di un giorno o due dello stipendio medio.

Automatizzando le attività di base, i notai potrebbero focalizzarsi su attività con più elevato valore aggiunto, come gli aumenti di capitali che tutte le start-up cercano di fare per poter continuare a investire e a crescere. La digitalizzazione e le nuove tecnologie hanno e avranno sempre di più un impatto dirompente sul lavoro. Questa poteva essere un’occasione importante per i notai per ripensare il contenuto del loro lavoro, il loro ruolo nel futuro e per partecipare attivamente alla trasformazione digitale della società.

L’errore dell’Italia è guardare indietro e non avanti, mantenere le strutture vecchie e rispettate ma non più adatte al mondo di oggi. È giusto rispettare le istituzioni e non cambiare rotta a ogni soffio di vento, ma allo stesso momento, è importante guardare avanti ed evitare che i diritti acquisiti, le strutture arcaiche dei secoli passati e la paura di cambiare non frenino l’innovazione e la prosperità per tutti. Se non saremo in grado di prendere decisioni impopolari ma necessarie e se non e facciamo le riforme necessarie perderemo tutti.

Anche i notai potrebbero approfittare di questo momento storico, i monopoli frenano l’innovazione e l’evoluzione delle professioni, creano uno status-quo artificiale ed eliminano in grande parte gli incentivi a investire e a reinventarsi. Cosa succederà quando prima o poi questo monopolio verrà smantellato? Chi sarà in grado di sopravvivere con penna e timbro in mano quando arriveranno le start-up internazionali digitalizzate e in grado di offrire gli stessi servizi a prezzi maggiormente competitivi?

Oggi parliamo di notai, ma il cambiamento culturale dovrebbe riguardare tutte le categorie professionali. Dobbiamo far leva su una nuova responsabilità civile kennediana che dovrebbe coinvolgerci tutti: il cambiamento non può venire solo dall’alto, devono essere i cittadini che capendo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie ne promuovono l’utilizzo e l’adozione in modo democratico, partecipativo e inclusivo. Il primo passo è proprio mettere in discussione il proprio ruolo per crearne di nuovi, aprire i propri giardinetti locali per creare aree fertili per la realizzazione delle riforme necessarie per favorire l’innovazione.

Ognuno può e ha la responsabilità di fare qualcosa e tutti insieme possiamo davvero rilanciare l’Italia.

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