Startup, sale la tensione: è scontro sulla piattaforma online - CorCom

IL CASO

Startup, sale la tensione: è scontro sulla piattaforma online

Dopo l’incontro tra il ministro Giorgetti e il Notariato sulla questione del sistema informatico per la costituzione online, le imprese innovative lanciano l’allarme concorrenza. Interpellanza di Azione al governo. Ecco cosa sta succedendo

09 Apr 2021

Federica Meta

Giornalista

Sale la tensione sulle startup. E prosegue lo scontro tra i notai e le imprese innovative. Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha incontrato i rappresentanti del notariato: al centro del confronto la creazione della piattaforma online per le srl startup innovative.

La questione nasce all’indomani della sentenza del Consiglio di Stato che, nella pratica, riporta in capo ai notai la costituzione online di queste società.

Da parte del notariato si è sottolineato l’impegno per creare la propria piattaforma online “per rendere più semplici e meno costosi tutti gli adempimenti per le startup garantendo, al tempo stesso, tutti gli standard di sicurezza, dagli statuti alla correttezza delle procedure, per le neo imprese”.

Secondo Giorgetti si intraprende un “percorso positivo e virtuoso che coniuga i doverosi progressi di sburocratizzazione con la sicurezza dei passaggi di registrazione delle startup”.

Intanto, risulta a CorCom, la ministra della Giustizia Marta Cartabia è al lavoro su un provvedimento che salva le 3500 imprese già costituite online.

L’allarme delle startup

La realizzazione di un sistema unico per la costituzione online preoccupa fortemente le associazioni  di startup che lanciano l’allarme, non solo sull’eccesso di burocrazia che rischia di zavorrare l’innovazione, ma soprattutto sulla concorrenza e il rischio monopolio. Oltre alla sentenza del Consiglio di Stato c’è l’emendamento alla legge delega Ue che stabilisce che la costituzione online “sia stipulata, anche in presenza di un modello standard di statuto, con atto pubblico formato mediante l’utilizzo di una piattaforma che consenta la videoconferenza e la sottoscrizione dell’atto con firma elettronica riconosciuta”.

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Se i notai, dicono le startup, realizzassero questa piattaforma si verrebbe a creare una situazione di monopolio sul fronte della costituzione che farebbe fuori dal mercato grandi e piccole imprese in grado di sviluppare altrettanti sistemi e altrettanti sicuri.

E senza ci si possa appellare in nessun modo alle regole antitrust, visto che i notai sono fuori dal perimetro delle norme sulla concorrenza.

La legge di Bilancio del  2018, infatti,  prevede che “al fine di migliorare la gestione dell’Amministrazione degli archivi notarili, contenere le spese nonché mantenere l’equilibrio previdenziale dell’ente Cassa nazionale del notariato, la legge notarile (n. 89/1913), venga modificata prevedendo che “agli atti funzionali al promovimento del procedimento disciplinare si applichi l’art. 8, comma 2, della legge n. 287/1990”.

In altri termini, le norme che vietano le intese restrittive della concorrenza e l’abuso di posizione dominante “non si applicano alle imprese che, per disposizioni di legge, esercitano la gestione di servizi di interesse economico generale, per tutto quanto strettamente connesso all’adempimento degli specifici compiti loro affidati”.

A maggio 2018 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale in un procedimento sanzionatorio incardinato contro il Consiglio Notarile di Milano: nello specifico riteneva che quest’ultimo aveva realizzato un’intesa restrittiva della concorrenza attraverso iniziative disciplinari nei confronti dei notai del distretto maggiormente produttivi ed economicamente performanti.

Ma la Corte Costituzionale ha negato che l’Agcm sia legittimata a sollevare questione di legittimità costituzionale in via incidentale nell’ambito del procedimento sanzionatorio diretto ad accertare un’intesa restrittiva della concorrenza. Confermando, nella pratica, la legittimità della norma inserita nella legge di Bilancio .

In altre parole se davvero si venisse a creare una situazione di monopolio relativa alla piattaforma di costituzione online, così come evidenziato dalle startup, sarà difficile intervenire.

La mossa di InnovUp

InnovUp sostiene la necessità di eliminare tempestivamente l’emendamento alla Legge di Delegazione Europea per ridiscutere, con tutti gli attori in gioco, la soluzione migliore in grado di tutelare gli imprescindibili principi di legalità ma allo stesso tempo garantire una costituzione rapida e poco onerosa. Secondo l’associazione la norma sarebbe di ostacolo al recepimento della Direttiva Ue 151/2019 – il pacchetto europeo regola l’uso di strumenti digitali nel diritto societario – che invece necessita di una soluzione rapida e realmente innovativa, volta non solo ad attuare il programma del legislatore europeo ma anche a realizzare una concreta semplificazione, mediante la digitalizzazione e standardizzazione dei processi e l’abbattimento dei costi.

Questo sarà possibile, secondo InnovUp, attraverso l’apertura del mercato della costituzione digitale ad una pluralità di operatori che migliorino progressivamente il servizio per i cittadini, abbassandone contemporaneamente i costi, in virtù dei meccanismi concorrenziali. È quindi fondamentale riconsiderare i termini della questione, dando l’occasione alle parti in causa di presentare le posizioni al riguardo con l’unico obiettivo di migliorare il contesto normativo in cui avviare nuove iniziative imprenditoriali nel nostro Paese.

Oltre a questa azione prioritaria, InnovUp ritiene si debba sanare il vulnus creatosi sia attraverso azioni che vadano a risolvere le situazioni ex ante sia grazie ad una nuova normativa per le future costituzioni digitali.

“In tal senso, ovviamente – spiega una nota – ci aspettiamo un’immediata azione normativa che definisca i perimetri di legittimità delle startup che si sono costituite online negli ultimi cinque anni, per mezzo di un decreto ministeriale o di una nota del Governo”.

Superate le questioni più urgenti, sarà necessario aprire un confronto omnicomprensivo tra le diverse parti in causa per delineare il percorso migliore di costituzione online per una startup, anche prendendo spunto dalle best practices europee. Ecco perché auspicano di incontrare al più presto Giorgetti.

“Le dinamiche da tenere in considerazione al riguardo sono numerose e i meccanismi ad oggi adottati non sono stati particolarmente vincenti né per le startup, né per i professionisti e nemmeno per le Camere di Commercio – dice ha dichiarato Angelo Coletta, Presidente di InnovUp  -Come Associazione continueremo a lavorare come punto di incontro e dialogo tra questi ‘mondi’, in linea con i principi di semplificazione, digitalizzazione, concorrenza e libertà di iniziativa che sono fondanti dell’ecosistema e delle ambizioni primarie dell’odierna azione europea”.

L’interpellanza di Azione al governo

E anche il Parlamento inizia a muoversi. La deputata di Azione, Flora Frate, ha presentato un’interpellanza al governo sulla questione.

Il vuoto legislativo, determinato dalla sentenza del Consiglio di Stato, “crea una situazione di assoluta incertezza per quelle attività che hanno usufruito di questo meccanismo in forma digitale e gratuita – si legge nel testo – con il rischio che avvenga ora un ingiusto dispendio di risorse economiche durante una già difficilissima congiuntura economica dovuta all’emergenza epidemiologica”.

“Nell’ovvia prospettiva di un intervento legislativo urgente, si richiama peraltro la necessità di recepire entro il 1° agosto 2021 la direttiva (UE) 2019/1151 per quanto concerne l’uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario, la quale prevede che tutte le società a responsabilità limitata – e non solamente le startup innovative – potranno essere costituite online sulla base di modelli predefiniti e in forma alternativa alla via ordinaria, che invece resterà necessaria per le società per azioni”.

Frate ricorda che “l’articolo 29 della legge di delegazione europea attualmente all’esame del Senato (AS 1721-B), recante princìpi e criteri direttivi per l’attuazione della direttiva citata, va nella direzione opposta a quella indicata a livello europeo, abolendo implicitamente la forma dello statuto pre-approvato che rappresentava il pilastro della semplificazione e riconoscendo al notaio il ruolo di unico soggetto certificatore”.

Si chiede dunque se “se il Governo intenda affrontare nell’immediato il vuoto normativo venutosi a creare a seguito della recente sentenza del Consiglio di Stato e come intenda predisporre, al più presto, la normativa di recepimento della direttiva comunitaria per semplificare la creazione delle Srl, riducendone al tempo stesso costi, tempistiche ed oneri amministrativi, e quale posizione intenda assumere in merito a tutte quelle startup innovative che dal luglio 2016 hanno usufruito di questo meccanismo alternativo”.

L’interpellanza è cofirmata dai deputati Angiola Nunzio, Enrico Costa e Mandre Schullian.

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