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ABI LAB

Stasi: “Il banking sarà sempre più mobile”

Il segretario generale del Consorzio Abi Lab: “Gli smartphone sempre più utilizzati anche per effettuare operazioni. Ma per la diffusione dei nuovi Pos servono standard a livello Paese”

21 Nov 2014

Antonio Dini

Che impatto hanno le nuove tecnologie e i canali remoti su filiali e servizi bancari? L’ingegner Romano Stasi ha un osservatorio privilegiato per testimoniare la trasformazione in corso: è infatti il Segretario generale del Consorzio Abi Lab, il Centro di Ricerca e Innovazione per la Banca dell’Abi.
Ingegnere,agli italiani piacciono l’internet banking e i pagamenti digitali?
Da parte dei clienti c’è la volontà di utilizzare sempre più gli strumenti che sfruttano i diversi canali remoti per fare quel che un tempo si faceva in filiale. In questo senso, l’internet banking piace tanto alle aziende quanto al retail.
Com’è dunque l’utilizzo?
Molto elevato. La percentuale dei bonifici fatti da remoto, ad esempio, supera il 75% e si può dire che questo tipo di operazioni viene fatto per lo più online e, per riguardo alle imprese, attraverso il canale del corporate banking interbancario.
Che ruolo ha giocato il mobile?
L’utilizzo degli smartphone è fortemente gradito ai clienti delle banche, per consultare estratto conto e controllare i movimenti, ma anche per disposizioni. Gli italiani continuano a utilizzare e considerare comodo il pc, ma per alcune operazioni apprezzano sempre di più lo smartphone. Un cambiamento molto rapido: entro l’anno prossimo un cliente di Internet banking su due opererà anche su mobile. Non si tratta, però, di sostituire un canale con un altro, ma di integrare i diversi canali in uno scenario in cui i clienti usano più modalità di relazione e in cui il mobile si affianca al contact center, alla filiale, allo sportello.
Eppure, l’idea non è nuova, no?
L’utilizzo dei servizi bancari da remoto in realtà non è un tema nuovo, risale al 1995. Negli ultimi anni, tuttavia, grazie alla sempre maggiore diffusione di Internet c’è stata una crescita più significativa nell’utilizzo di questi canali. Il recente affermarsi di nuovi device come smartphone e tablet ha garantito una maggiore accessibilità a servizi e strumenti.
Che tipo di competizione c’è?
È un mondo che necessita di grande interoperabilità per raggiungere grandi volumi, solo chi riesce a fare massa critica riesce anche a sostenersi in questo mercato. I soggetti che possono operare nel settore dei pagamenti sono i Payment service provider, che devono essere compliant con una serie di norme definite dalle direttive europee. Solo questi soggetti sono abilitati a gestire i pagamenti. Gli altri, come ad esempio gli operatori telefonici, per offrire servizi di pagamento devono fare accordi con partner Psp o diventare Psp. In questo senso, quindi, l’integrazione tra gli operatori del mondo della tecnologia e gli attori che tradizionalmente lavorano nel mondo dei pagamenti può rappresentare un’opportunità per sviluppare ulteriormente il mercato.
In Italia però ci sono poche carte di debito e di credito.
Il vero problema del nostro Paese è che questi strumenti sono nelle tasche ma non vengono usati di frequente. Per essere precisi, secondo i dati della Banca d’Italia nel 2013 c’erano 13 milioni e 149mila carte di credito (in leggero calo rispetto ai due anni precedenti), 45 milioni e 733mila carte bancomat (erano 39 milioni nel 2011) e 19 milioni e 846 mila carte ricaricabili multiuso (erano poco più di 14 milioni nel 2011). Non sono le carte a mancare, il problema sono le operazioni: 513 milioni di operazioni con carta di credito personale pari a 41,6 miliardi nel 2013, e 74,3 milioni di operazioni per 9,81 miliardi con carte di credito aziendali. I dati crescono se consideriamo i bancomat, il cui uso è più consolidato nelle abitudini degli italiani: 1,2 miliardi di operazioni pari a 74,8 miliardi. Ma è ancora poco, soprattutto se guardiamo al resto d’Europa.
Servono dunque gli smartphone e i nuovi progetti come l’Apple Pay?
Non bastano. Servono soprattutto la volontà del cliente e dell’esercente di abbandonare il contante per strumenti più evoluti e sicuri. In Italia si sta lavorando molto su questi temi: sia per la definizione degli standard per pagamenti con Nfc sia per diffondere l’uso dei Pos mobili in modo capillare, ma è un processo lungo. Qualche banca sta anche introducendo i codici QR per bollettini e versamenti in mobilità. Sono tutti strumenti che mirano a ridurre la circolazione del contante che, non ce lo dimentichiamo, ha un costo consistente: siamo nell’ordine degli 8 miliardi all’anno, lo 0,52% del Pil, mentre la media europea è dello 0,4%.
In conclusione, qual è il futuro della filiale, con tutta questa tecnologia?
La filiale resta il centro di relazione e consulenza per eccellenza. Il luogo dove si possono ancora fare semplici operazioni, ma soprattutto dove è sempre più alta la specializzazione in determinati servizi a valore aggiunto. Inoltre la tecnologia, applicata per esempio agli Atm evoluti, permette di fare praticamente tutto 24 ore su 24. La materialità del denaro, soprattutto in un paese così orientato al cash come l’Italia, va gestita e in questo la tecnologia per fortuna aiuta molto.

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