IL CASO

Stop Usa ai migranti, Uber nel mirino: “Favorisce la Casa bianca”

Lanciata su Twitter da gruppi di attivisti la campagna contro la società accusata di aver strumentalizzato le proteste anti-Trump. Ma l’azienda replica: “Abbiamo creato un fondo da 3 mln di dollari a favore degli autisti danneggiati dal provvedimento”

Pubblicato il 30 Gen 2017

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Uber finisce nell’occhio del ciclone con l’accusa di non aver contrastato la decisione del neo presidente Usa Donald Trump di bloccare l’immigrazione da sette tra i principali Paesi musulmani. A scatenare la protesta di un gruppo di utenti, che ha lanciato su Twitter l’hashtag #DeleteUber, è stata la reazione della società che offre a noleggio auto con conducente alle proteste che sabato notte hanno messo in difficoltà i principali aeroporti Usa.

I manifestanti avevano deciso di scendere in piazza, rallentando il traffico nei pressi degli scali, per protestare contro la decisione della Casa Bianca. E avevano incassato immediatamente la solidarietà di molte associazioni di tassisti, tra le quali la New York taxi workers alliance, che aveva chiesto ai propri autisti di evitare di prestare servizio al John Fitzgerald Kennedy durante l’agitazione.

Diversa la reazione di Uber, che aveva invece risposto con un tweet, annunciando che sarebbero stati aboliti i sovrapprezzi nei pressi dello scalo. Decisione che è stata interpretata dagli utenti della rete come un gesto di supporto alle scelte della Casa Bianca, e che ha così causato la nascita ci #DeleteUber, campagna nata per chiedere agli utenti di disinstallare l’app dagli smartphone.

Tanto che alla fine da Uber sono arrivate le spiegazioni: “Siamo spiacenti per la confusione che si è creata – ha detto un rappresentante della compagnia a Business Insider – non volevamo far fallire nessuno sciopero, ma semplicemente annunciare che era possibile arrivare e lasciare l’aeroporto senza prezzi aggiuntivi causati dal traffico”.

“La decisione – ha aggiunto un portavoce parlando con Fortune – è stata presa perché volevamo che si sapesse che non avevamo intenzione di trarre profitti dalla maggiore richiesta dei nostri servizi che si sarebbe verificata durante la protesta. Avevamo già preso iniziative del genere in passato”

Dal canto suo il Ceo di Uber, Travis Kalanick, prima dello sciopero si era già espresso contro la decisione di Trump, annunciando che l’azienda avrebbe “compensato” i danni subiti dai propri autisti quanto meno per i primi tre mesi dall’entrata in vigore delle nuove regole. In una e-mal indirizzata al personale, Kalanick afferma che oltre a fornire un aiuto agli per i guadagni persi, la società provvederà a fornire supporto legale a chi tra gli autisti non potrà rimettere piedi negli Usa, aiutandoli a rientrare nel Paese. Per questo scopo la società annuncia di voler creare un fondo da 3 milioni di dollari, che servirà a dare assistenza agli autisti con problemi sulle pratiche di immigrazione.

Intanto Lyft, che negli usa è il principale concorrente di Uber, ha risposto in modo molto più netto, con la donazione di un milione di dollari all’American Civil Liberties union, associazione per i diritti civili che ha annunciato ricorso in tribunale contro la decisione di Trump.

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