Stress da video call, gli aggiornamenti software diventano la "scusa" per evitarle - CorCom

SMART WORKING

Stress da video call, gli aggiornamenti software diventano la “scusa” per evitarle

Lo fa il 16% degli italiani ma c’è un effetto boomerang: il 26% ha perso dati non salvati. L’indagine Kaspersky

25 Mag 2021

Patrizia Licata

giornalista

Troppe riunioni nella vita di ufficio: i dipendenti se ne sono spesso lamentati ma in epoca di smart working l’esplosione delle attività online ha portato a un vero stress da video conferenze e video call. Il risultato? Il 16% degli italiani ha affermato di aver finto di dover installare degli aggiornamenti sul proprio dispositivo per non partecipare ad una call o ad una riunione. Lo rivela uno studio condotto da Kaspersky per analizzare le abitudini degli utenti rispetto agli aggiornamenti.

È una scusa che risulta molto credibile perché spesso gli aggiornamenti software portano via molto tempo. Infatti, il 29% dei dipendenti ha dichiarato di essere arrivato in ritardo almeno una volta ad un meeting online a causa degli aggiornamenti.

Anche gli aggiornamenti del device creano stress

Il passaggio al lavoro da remoto e ai meeting virtuali ha generato numerosi problemi di stress legati alle tante ore di file passate al computer, con conseguente aumento della stanchezza accumulata a fine giornata.

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Anche l’installazione degli aggiornamenti è però fonte di stress, evidenzia Kaspersky. Non solo richiedono tempo, con l’impossibilità – spesso reale – di partecipare a un meeting o in generale di lavorare, ma per il 26% dei dipendenti italiani ha significato anche perdere parte del lavoro o dei dati non salvati prima del riavvio del Pc.

Alcuni dipendenti trovano, invece, che il tempo di inattività del dispositivo sia un’opportunità per procrastinare. Il 22% degli intervistati, infatti, ha ammesso di aver installato gli aggiornamenti per non dover lavorare.

Una percentuale più molto più alta di italiani, invece, non ama essere interrotto durante la propria attività lavorativa: il 65% dei dipendenti italiani preferirebbe che gli aggiornamenti venissero fatti fuori i fuori dell’orario lavorativo per salvaguardare la propria produttività.

Qualche raccomandazione per i dipartimenti It

“In generale, gli aggiornamenti vengono scaricati durante l’orario lavorativo in modalità silenziosa senza interrompere alcuna attività. Tuttavia, per applicare le modifiche al sistema, è necessario effettuare il riavvio del dispositivo. Naturalmente, alcune questioni aziendali non possono essere rimandate, per cui all’utente viene data la possibilità di riavviare il dispositivo entro un certo periodo di tempo. Spesso accade che alcune persone non si accorgono delle notifiche di aggiornamento o, in altri casi, scelgono deliberatamente di ignorarle. Questo accade anche perché la richiesta di riavviare il dispositivo può avvenire nel momento peggiore, come prima di una chiamata importante o mentre si scrive una lunga e-mail”, ha dichiarato Egor Kharchenko, It Service and asset group manager, Kaspersky.

Perché gli aggiornamenti siano più pratici per dipendenti e amministratori It, Kaspersky ha stilato le seguenti raccomandazioni per i dipartimenti informatici:

  1. Pianificare gli aggiornamenti in modo che avvengano verso la fine della giornata lavorativa, quando i dispositivi sono ancora accesi e possono scaricare gli aggiornamenti richiesti, ma l’attività dei dipendenti è generalmente ridotta.
  2. Se possibile, usare il wake-on-Lan. Questa tecnologia consente di attivare i terminali da remoto sfruttando la rete così che gli aggiornamenti possano essere scaricati al di fuori dell’orario di lavoro.
  3. Dividere gli utenti in diversi gruppi, compreso uno di prova. Aggiornarli uno per uno, così il dipartimento It può aiutare tutti in modo tempestivo se qualcosa va storto.
  4. Informare il personale riguardo la funzione AutoSave, presente in alcuni dei software di produttività utilizzati in ufficio. In questo modo, le modifiche fatte vengono salvate automaticamente.
  5. Installare una soluzione per l’endpoint protection con funzionalità per la gestione delle patch (Kaspersky ha la soluzione Kaspersky Endpoint Security for Business). Valutare l’utilizzo di tecnologie per la behavior detection e la prevenzione degli exploit che impediscono ai criminali informatici di sfruttare i problemi di sicurezza senza patch.

Smart working e salute

A gennaio una ricerca realizzata da OpenText, società specializzata in soluzioni e software di Enterprise Information Management, ha evidenziato come il lavoro da remoto abbia creato nuovi motivi di stress per i lavoratori. Nel 39% dei casi è per le troppe password da ricordare, nel 23% l’eccessiva quantità di informazioni e dati da gestire tramite i diversi dispositivi e nel 22% i troppi tool da monitorare durante la giornata. Secondo l’indagine condotta tramite Google Surveys tra aprile e novembre 2020 per conto di OpenText, che in Italia ha coinvolto 2.000 intervistati, il 16% del campione afferma anche di non riuscire a “staccare la spina” dal lavoro durante la giornata, a causa del costante flusso di informazioni con cui si deve confrontare.

Questo mese un’indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro (“Salute e sicurezza sul lavoro nella pandemia: nuovi rischi e prospettive di evoluzione dei modelli di gestione”) ha portato alla luce, accanto ai vantaggi, gli impatti sulla salute legati allo smart working. Se da un lato il ricorso al lavoro agile taglia del 38,3% le morti nel tragitto casa-lavoro, ammontano a 2,6 milioni gli smart worker che lamentano problemi di salute legati all’inadeguatezza delle postazioni domestiche. Vengono inoltre evidenziati altri elementi di possibile disagio del lavoro da remoto tra cui l’aumento dello stress, collegato ai tempi di lavoro dilatati e dall’ansia da prestazione (49,7%), dall’indebolimento delle relazioni aziendali (49,7%), dalla paura di marginalizzazione (47%) e dalla disaffezione verso il lavoro (39,9%).

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