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L'INIZIATIVA

Svolta digital per i notai, ora l’atto pubblico si fa in telepresenza

La piattaforma di stipula informatica consente di effettuare procedure da remoto velocizzando i passaggi. Una proposta “con forti impatti sociali, economici e amministrativi” in grado di semplificare la vita anche a chi vuole aprire una nuova impresa. L’analisi di Ivan Catalano ex deputato e membro dell’intergruppo per l’innovazione tecnologica

08 Mag 2018

Ivan Catalano

Ex deputato 17° Legislatura e membro dell’intergruppo per l’innovazione tecnologica

Cos’è un atto notarile digitale? Cos’è un atto pubblico fatto in telepresenza? Giovedì 10 maggio al Dig.Eat di Roma, sul “banco degli imputati” ci sarà l’atto notarile digitale, ovvero la possibilità di effettuare stipule di atti pubblici in telepresenza, avvalendosi delle più recenti tecnologie di firma digitale e di conferenze in remoto.

Funziona così: ci si connette ad una stanza di teleconferenza protetta e molto sicura, mediante una piattaforma di stipula informatica/telematica in grado di fornire un livello di certezza superiore o almeno uguale a quello dell’atto pubblico tradizionale, per consentire al notaio di controllare e di essere controllato. Tutto avviene come se ci trovassimo di fronte a lui. Ogni fase è controllata, verificata e gestita mediante strumenti digitali. Tutte le fasi della stipula tradizionale saranno in ambiente digitale e con il grado di sicurezza che l’attività notarile richiede e che la tecnologia può soddisfare.

L’atto notarile digitale offre dunque, e lo dimostreranno ulteriormente durante il processo i tecnici, maggiori garanzie e tutele al consumatore rispetto ad un atto analogico.

Nel nostro paese questa innovazione è vista con molta diffidenza, come è vista con diffidenza qualsiasi proposta volta alla dematerializzazione documentale e la gestione delle transazioni legali e dei dati digitali.

Ma quali potrebbero essere gli impatti sociali, economici e amministrativi? Provate a pensare cosa potrebbe voler dire avere la possibilità di stipulare in remoto un atto notarile, quanto mercato per il notariato si aprirebbe in una soluzione win win con i consumatori e le maggiori tutele che un atto del genere può offrire.

Vorrebbe dire ad esempio che tutti i nostri connazionali all’estero, che hanno necessità di rivolgersi al notaio potranno farlo da casa propria, senza fare procure; vorrebbe dire che chiunque ha un problema di paralisi dovuto magari ad una malattia invalidante, può essere lui il protagonista dei suoi atti.  Si pensi ai malati di Sla, per i quali è arrivato il primo provvedimento giudiziario che ha escluso esplicitamente la necessità della nomina di un interprete, ai sensi degli articoli 56 e 57 della legge notarile. Oggi un soggetto affetto da Sclerosi laterale amiotrofica munito di puntatore oculare potrebbe comunicare con il notaio attraverso il computer.

Vorrebbe dire semplificare la vita anche a chi vuole aprire una nuova impresa, velocizzando il passaggio notarile.

Nella scorsa legislatura il parlamento si è occupato di Spid (sistema pubblico dell’identità digitale), della Dichiarazione dei redditi precompilata, della fatturazione elettronica, di PagoPA, della digitalizzazione della pubblica amministrazione e tanti altri progetti tesi a mettere al centro della propria vita, fiscale e amministrativa, il cittadino.

Con l’atto notarile digitale si mette il cittadino al centro e il notaio tornerebbe a svolgere la sua funzione pubblica di servizio. Possiamo permetterci di perdere il treno verso l’innovazione in ambito notarile, perché qualcuno legato al passato ha l’obiettivo di monopolizzare ciò che dovrebbe essere semplicemente un servizio al cittadino?

Vogliamo che il nostro paese si riprenda dalla crisi con ciò che di meglio sa fare, ovvero innovare e spingere verso le nuove imprese, offrendo strumenti del 21esimo secolo e non di fine 800’? Non vorreste che il notaio fosse più smart? Fosse digitale?

Vogliamo essere attori di una rivoluzione copernicana e mettere al centro il nostro futuro, oppure ruotare intorno chi si pone al centro della nostra vita, per tutelare interessi propri di categoria conquistati nel tempo, e che ci fa percepire la realtà stantia e retrograda?

Dobbiamo essere noi protagonisti del nostro futuro.

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