Taddei: “Renzi prenda in mano la politica spaziale”

Il responsabile Economia del PD dà la ricetta per rilanciare il comparto: “Palazzo Chigi deve coordinare tutte le attività. Serve integrare la strategia sullo Spazio con quella su Sicurezza e Difesa”

12 Mag 2014

Federica Meta

Cambiare la governance delle attività spaziali e concentrarla a Palazzo Chigi. È questa la ricetta del Partito Democratico per rilanciare il settore dell’aerospazio, una delle punte di diamante dell’industria italiana.

A svelare gli “ingredienti” di questa ricetta è Filippo Taddei, responsabile Economia del Partito democratico.

Taddei cosa non funziona nella governance attuale dell’aerospazio?

L’aerospazio è un settore strategico che risulta fortemente indebolito dalla frammentazione delle competenze, distribuite tra Mise e Miur, e altri ministeri, che impedisce l’elaborazione di una politica industriale efficace per un comparto che ha una forte valenza anticiclica. A questo si aggiunge anche un restringimento dei fondi determinato dall’attuale crisi economica che contribuisce, ancora di più, a bloccare le attività. A questa situazione bisogna reagire.

Come?

A mio avviso l’unico modo per farlo – visto che sarà difficile tornare al budget pre-crisi – è cambiare il paradigma di politica industriale, individuando i pochi comparti in cui investire con coraggio. E a questo fine l’azione di coordinamento deve essere esercitata da Palazzo Chigi. Oggi, infatti, esistono tavoli di coordinamento tra i ministeri competenti solo su singoli progetti: quello che manca è una visione di collegamento che non possiamo più permetterci di non avere.

Quindi chiedete un unico tavolo di coordinamento sotto il cappello del governo?

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Esattamente. Si tratterebbe di un organismo responsabile delle attività spaziali sotto la Presidenza del Consiglio che svolge funzioni di indirizzo e coordinamento tra i ministeri – Mise, Miur, Difesa, Interni, Ambiente, Agricoltura – al fine di valorizzare non solo la ricerca spaziale ma anche lo sviluppo, la produzione per l’impresa e i servizi applicativi. Considerando, poi, le implicazioni di internazionali che le attività spaziali determinano è fondamentale che ci sia una forte connessione della politica industriale spaziale con le politiche di difesa, di sicurezza nazionali e europee e con le politica estera che solo Palazzo Chigi può garantire.

Crede che il premier Matteo Renzi risponderà positivamente all’appello?

Renzi ha da sempre mostrato una particolare sensibilità relativamente al tema della “manifattura innovativa” ovvero quella ad alta specializzazione tecnologica. Lo spazio è esattamente una manifattura di questo tipo. Quindi non dubito che il premier ascolterà le nostre richieste, soprattutto considerata la congiuntura politica che si manifesterà a breve.

In che senso?

A giugno prende il via il semestre europeo di presidenza italiano: sarà un’occasione preziosa per l’Italia per proporre le sue idee, spingendo appunto sul quel concetto di manifattura innovativa che potrebbe rilanciare il sistema produttivo italiano. Ma ripeto: è necessario che l’Italia si presenti all’appuntamento con una governance unica e forte.

Prima ha fatto cenno al problema dei budget che saranno più quello pre-crisi. Come affrontare il problema?

Bisogna farsi trovare pronti alla sfida di Horizon 2020 che rappresenta di gran lunga il maggiore strumento di finanziamento per tutti i settori dell’innovazione, aerospazio in primis, garantendo risorse ben più corpose di quelle previste dal programma FT7. In questo contesto è importante definire dei progetti prioritari si cui intervenire

Quali dovrebbero essere?

Due su tutti a mio avviso: Cosmo SkyMed e Galielo. Per Cosmo SkyMed si tratta dare certezza al finanziamento della fase realizzativa del segmento satellitare di Cosmo 2° generation per gli anni 2014-2015. Va poi messa a punto una politica di commercializzazione e l’esportazione del prodotto. Il blocco dei finanziamenti per Cosmo SkyMed comprometterebbe, infatti, la continuità operativa di centinaia di lavoratori ad altissima professionalità. Per quanto riguarda invece Galileo, oltre alla definizione di una politica di sviluppo delle applicazioni, si deve operare per dare continuità alle attività industriali già di competenza dell’industria nazionale.

In questo contesto che ruolo può giocare l’Asi, considerato che sta attraversando un momento delicato e che, ad oggi, è guidata da un commissario straordinario?

L’Agenzia Spaziale Italiana è una parte fondamentale per la gestione della filiera in termini di ricerca, innovazione tecnologica e gestione delle attività industriali e di servizi. Per tutti questi motivi è indispensabile assicurare la massima trasparenza al suo funzionamento. È necessario intraprendere tutte le azioni utili per mettere l’Asi nelle condizioni di funzionare al meglio, definendo anche la sua collocazione in una indispensabile politica di governance della filiera. L’ Asi dovrebbe assumere un ruolo di agenzia tecnica che applica le direttive governative per la ricerca spaziale lasciando ad altri – industria e servizi – il resto della filiera. Ad un efficace funzionamento dell’Agenzia Spaziale Italiana va affiancato anche un efficace sistema di bandi pubblici.

Ovvero?

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Deve essere rafforzato ilmetodo di lavoro con bandi pubblici per garantire la piena applicazione del principio di trasparenza e poter effettuare le designazioni, selezionando le candidature in base all’elevata e qualificata professionalità. L’applicazione rigorosa di queste regole permette di evitare di far sorgere conflitti di interesse.