L'OPERAZIONE

Takeaway-Just Eat, alt dell’Antitrust britannico

La Competition and Markets Authority apre un’indagine per verificare se il deal da 8 miliardi di euro possa determinare una “riduzione sostanziale della concorrenza nel mercato del food delivery”

24 Gen 2020

F. Me

L’Antitrust Uk blocca l’operazione da 8 miliardi con cui Takeaway.com intende acquisiare la concorrente Just Eat.  La Competition and Markets Authority (Cma) ha annunciato di aver aperto un’indagine per verificare se il deal possa determinare una riduzione sostanziale della concorrenza nel mercato del food delivery.

La decisione della Cma arriva a pochi mesi dall’annuncio dell’avvio di una indagine formale sull’investimento (di minoranza) da 575 milioni di dollari che Amazon ha effettuato nella britannica in Deliveroo.

Takeaway.com ha fatto sapere che oltre il 90% degli azionisti di Just Eat ha accettato di vendere la propria partecipazione e che l’operazione darà vita alla newco  “Just Eat Takeaway.com”. Le azioni di Takeaway.com e Just Eat sono scese rispettivamente del 3% e del 4% circa a seguito della decisione della Cma

Il food delivery – il settore sta vivendo una fase di consolidamento – ha acceso l’ interesse degli investitori, come dimostra anche la decisione di Uber che ha appena annunciato l’intenzione di vendere la sua attività Eats in India all’operatore locale Zomato, acquisendo una quota di minoranza nella società sostenuta da Ant Financial. A seguito dell’accordo, il ceo di Uber Dara Khosrowshahi ha dichiarato che “il consolidamento è necessario”.

L’operazione Takeway-Just Eat

Il piano per una fusione tra l’olandese Takeaway e la britannica Just Eat è stato approvato lo scorso 10 gennaio nell’assemblea straordinaria degli azionisti di Takeaway. L’azienda olandese aveva annunciato questa estate la sua intenzione di comprare la società britannica per gli ordini e consegne online del cibo, come conseguenza della serrata competizione con la concorrente Prosus che aveva offerto 800 penny (0,94 euro) per azione di Just Eat.

L’accordo con Takeaway invece è stato raggiunto con l’offerta di 879 penny, pari a 1 euro e tre centesimi per azione. Il 43% degli azionisti di Just Eat a dicembre si è dichiarato pronto a vendere per quella cifra.

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Con la scelta di Takeaway gli azionisti di Just Eat hanno sostanzialmente optato per mantenere un modello di business simile al proprio. È una buona scelta? Il mercato del takeaway britannico è uno dei più grandi al mondo con un valore attorno ai 7 miliardi di euro all’anno. Just Eat, tenuta a battesimo a Copenhagen nel 2001 ed entrata in Gran Bretagna nel 2006, è stata una delle primissime aziende a occupare questo spazio. Presente con una significativa quota di mercato in Gran Bretagna e in vari altri mercati (inclusi gli Stati Uniti), ha visto nel tempo comunque la crescente competizione di altre aziende tra le quali soprattutto Deliveroo e Uber Eats. A partire dagli anni Dieci del millennio infatti il mercato si è infittito, con una conseguente riduzione della profittabilità dell’azienda.

Just Eat e Takeaway, azienda di Amsterdam con penetrazione maggioritaria nei mercati olandese e belga, utilizzano lo stesso modello di business: gestiscono tramite app la raccolta degli ordini e poi lasciano la gestione delle consegne al personale degli stessi ristoranti che ricevono l’ordinazione. Invece, l’altro modello di business più diffuso sul mercato è quello di Uber Eats e di Deliveroo, che prevede anche la fase di consegna tramite autisti e ciclisti autonomi che fanno parte della cosiddetta gig economy.

Il modello di Uber

Il modello alla Uber Eats è più conveniente per i ristoranti, che non devono gestire i fattorini, e da due anni Just Eat ha fatto un tentativo di entrare in quest’altro modello di business in vari paesi anche se con risultati altalenanti. In realtà, non solo i modelli di business stanno più o meno convergendo tra tutti gli attori presenti sul mercato, ma anche i margini sono molto limitati e nessuno è riuscito ad emergere fino a questo momento, anche perché solitamente i ristoranti sono basati su marginalità molto basse che non consentono particolari guadagni per chi fa le consegne o sconti consistenti per chi compra online.

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