Taxi-Ncc, l'Antitrust apre a Uber Pop: "Norme più light" - CorCom

L'APPELLO

Taxi-Ncc, l’Antitrust apre a Uber Pop: “Norme più light”

L’authority chiede al Governo regole “al passo con l’evoluzione del mercato, per facilitare lo sviluppo di forme di servizio più innovative come Uber black e Mytaxi, oltre che una compensazione per i tassisti”. Bittarelli (Uri): “Così si danneggiano i lavoratori”

10 Mar 2017

A.S.

“Il settore dalla mobilità non di linea (taxi e ncc) è regolato da una legge ormai vecchia di 25 anni (legge n.21 del 15 gennaio 1992) e richiede una riforma complessiva. In quest’ottica l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inviato a Parlamento e Governo una segnalazione per sottolineare la necessità di mettere la normativa al passo con l’evoluzione del mercato. A sottolinearlo è una nota dell’Antitrust, che interviene così su un dibattito che nelle scorse settimane ha guadagnato le prime pagine dei giornali dopo la protesta in tutta Italia dei tassisti, che hanno provocato problemi di ordine pubblico a Roma e in alcune altri grandi città italiane.

“L’Autorità – prosegue la nota – ritiene che la strada da perseguire per la riforma del settore debba innanzitutto passare da un alleggerimento della regolazione esistente. A tal fine dovrebbe essere garantita una maggiore flessibilità operativa ai soggetti dotati di licenza taxi e al tempo stesso dovrebbero essere eliminate le disposizioni che limitano su base territoriale l’attività degli operatori Ncc. Queste riforme garantirebbero una piena equiparazione dal lato dell’offerta tra gli operatori dotati di licenza taxi e quelli dotati di autorizzazione Ncc e faciliterebbe lo sviluppo presso il pubblico di forme di servizio più innovative e benefiche per i consumatori (tipo Uber black e Mytaxi)”.

La riforma, secondo l’interpretazione dell’Antitrust, dovrebbe anche riguardare quella tipologia di servizi che attraverso piattaforme digitali mettono in connessione autisti non professionisti e domanda finale, come Uber Pop. “Tale regolamentazione, tenuto conto dell’esigenza di contemperare la tutela della concorrenza con altri interessi meritevoli di tutela quali la sicurezza stradale e l’incolumità dei passeggeri – aggiunge l’authority – dovrebbe essere tuttavia la meno invasiva possibile, limitandosi a prevedere una registrazione delle piattaforme in un registro pubblico e l’individuazione di una serie di requisiti e obblighi per gli autisti e per le piattaforme, anche di natura fiscale”.

“È chiaro – conclude l’Agcm – che queste misure determinerebbero una immediata estensione dell’offerta di servizi di mobilità non di linea a tutto vantaggio dei consumatori finali. La possibilità di successo di una tale riforma in senso pro-concorrenziale del settore è tuttavia legata all’adozione di misure idonee a limitare quanto più possibile l’impatto sociale dell’apertura del mercato. A beneficio dei tassisti in servizio al momento dell’entrata in vigore della nuova normativa, l’Autorità pertanto suggerisce alcune forme di compensazione che potrebbero essere finanziate tramite la costituzione di un Fondo finanziato dai nuovi operatori e dai maggiori introiti derivanti da possibili modifiche del regime fiscale”.

Dura la reazione di Loreno Bittarelli, presidente dell’Unione radiotaxi italiani: “Il presidente Pitruzzella fornisce un ulteriore e incredibile supporto a Uber e Mytaxi e ai danni dei lavoratori dei taxi ed Ncc. Supera l’immaginabile, sponsorizzando anche la legalizzazione di Uber pop, dichiarato illegale da sedimentati e uniformi e costanti provvedimenti dei Tribunali. Questa sarebbe una ‘segnalazione’ a Governo e Parlamento? Ma su quali studi di mercato e verifiche di impatto sociale Il Presidente Petruzzella ha ritenuto di potersi esprimere contro il lavoro ed a favore del solo profitto del Capitale improduttivo? Da dove trae la convinzione che quanto va segnalando è a favore degli utenti? Attendiamo che lo chiarisca a stretto giro”.

Sostegno all’iniziativa dell’antitrust viene invece dall’Unione nazionale consumatori: “Governo e Parlamento accolgano le tesi dell’Antitrust – afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unc – il Governo non può consentirsi di bloccare le innovazioni, che sono alla base dello sviluppo economico”.