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Tecnologia al centro della competizione globale: la vision di Blinken

Il segretario di Stato americano alla Stanford University delinea la strategia Usa: “Vogliamo sedere al tavolo di chi decide le regole del digitale, investire nei chip e limitare l’export dell’hi-tech strategico”. Sulle fake news: “Le piattaforme facciano la loro parte”

18 Ott 2022

Patrizia Licata

giornalista

Blinken Stanford

Al centro della concorrenza mondiale c’è la tecnologia e gli Stati Uniti rivendicano un ruolo da protagonista nel forgiare le regole dell’economia digitale, produrre le tecnologie strategiche come i chip e vigilare contro gli abusi da parte di nazioni non democratiche. Lo ha detto il segretario di Stato americano Antony Blinken nel suo discorso alla Stanford University, in California, dove si è recato per incontrare i talenti delle facoltà Stem e stimolarli a lavorare per il governo sui grandi temi tecnologici che ormai abbracciano anche la politica, la difesa e la sicurezza nazionale.

Rispondendo a una domanda di una studentessa Blinken ha sottolineato anche la responsabilità delle big tech nell’impedire che le loro piattaforme siano usate per diffondere disinformazione e propaganda anti-democratica.

“Siamo a un punto di svolta. Il mondo post-guerra fredda è giunto al termine e c’è un’intensa competizione in corso per plasmare ciò che verrà dopo. E al centro di quella concorrenza c’è la tecnologia. La tecnologia riorganizzerà in molti modi le nostre economie e le nostre forze militari. Rimodellerà la vita delle persone in tutto il pianeta. E quindi è profondamente una fonte di forza nazionale”, ha affermato Blinken.

Gli Usa “nel tavolo di chi definisce le regole”

La tecnologia è al centro della visione positiva che gli Usa hanno per il futuro: la tecnologia che trova cure per le malattie, che porta generi alimentari sostenibili a tutto il mondo, che sviluppa nuove fonti di energia e combatte il cambiamento climatico, che assicura supply chain resilienti e crea lavoro.

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Ma “è anche al centro della nostra politica estera”, ha detto Blinken, perché gli Stati Uniti vogliono lavorare in collaborazione con gli alleati e i partner che condividono la loro visione.

“Dobbiamo essere quelli che siedono al tavolo dove si definiscono le regole, le norme, gli standard con cui viene utilizzata la tecnologia”, ha proseguito Blinken. “Se non ci siamo, se gli Stati Uniti non ci sono, allora ci sarà qualcun altro, e queste regole si formeranno in modi che non riflettono i nostri valori e non riflettono i nostri interessi; o nessuno sarà lì e avremo il caos prima di avere un mondo che è effettivamente organizzato per cercare di sfruttare tutti i progressi che stiamo facendo”.

Sicurezza e il cyberspazio le nuove sfide

L’amministrazione del presidente Joe Biden sta cercando di costruire un Dipartimento di Stato adatto allo scopo, che abbia le persone giuste, l’organizzazione giusta e la giusta attenzione “per assicurarci che l’America sia leader in tutto il mondo su questioni relative alla scienza e alla tecnologia”, ha continuato Blinken. “E così parte della nostra conversazione qui a Stanford e nelle ultime 24 ore è stata ascoltare e imparare dalle persone su come possiamo continuare a farlo in modo efficace. Abbiamo creato un nuovo ufficio sul cyberspazio e sulla politica digitale; mentre lo stiamo costruendo, avere un vero dialogo e imparare dalle persone qui fa un’enorme differenza”.

Fake news: la responsabilità è anche delle Big tech

Alla domanda di una studentessa sul ruolo delle università come Stanford nel combattere la disinformazione e la propaganda anti-democratica online, Blinken ha risposto che si tratta di un “work in progress” fatto di alleanze anche con i centri di ricerca universitari per capire come rispondere a questa emergenza.

Al tempo stesso la questione delle fake news e delle interferenze con i sistemi democratici, “fa parte di una lunga conversazione politica e di un dialogo politico”, ha detto il Segretario di Stato americano. “I miei colleghi di altre parti del governo stanno lavorando su questo. E naturalmente, c’è la responsabilità delle piattaforme stesse di assicurarsi che le loro piattaforme non vengano utilizzate in un modo che rappresenti un abuso, in particolare quando si tratta di disinformazione”.

Chip: investire per produrre in America

Semiconduttori e chip  sono gli elementi costitutivi dell’economia del 21° secolo, ha detto Blinken rispondendo a un’altra domanda. “Abbiamo un profondo interesse nell’assicurarci non solo di rimanere all’avanguardia della tecnologia, ma anche di avere catene di approvvigionamento molto resilienti che possano evitare qualsiasi interruzione nella produzione di chip e anche nella loro distribuzione, perché abbiamo visto cosa succede quando quelle catene di approvvigionamento vengono interrotte”.

Parte di questo significa tornare a produrre chip negli Stati Uniti, non solo inventare o progettare la tecnologia. A questo scopo gli Usa non devono smettere di investire pesantemente nel settore. Blinken ha fatto riferimento al Chips and science act voluto dal presidente Biden come “investimento storico nel rinnovare quella capacità manifatturiera. È anche di vitale importanza che abbiamo effettivamente la forza lavoro per molti anni per essere in grado di farlo, che restiamo all’avanguardia. Lo stiamo vedendo qui a Stanford”, dove si stanno sviluppando quelle competenze.

Gli Usa, ha concluso Blinken, vogliono proteggere la loro tecnologia e proprietà intellettuale e impedire che finisca nelle mani delle nazioni ostili. Qui il segretario di Stato ha ricordato le limitazioni all’export di tecnologie strategiche “per assicurarsi che i paesi che non vogliamo abbiano i chip all’avanguardia più sofisticati non li ottengano o non abbiano la capacità di farli, facendolo in un modo di sostenere comunque la nostra competitività e assicurare che i nostri produttori di chip continuino a essere in grado di vendere in tutto il mondo”.

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