Telecom Italia, l'enigma della rete fissa - CorCom

Telecom Italia, l’enigma della rete fissa

Il rame rischia di avere vita più breve di quanto immaginato ai tempi del lancio del piano Fttc. Con l’ulteriore rischio di vedere l’Enel prendersi i clienti wholesale. Lo scenario è intricatissimo. Accettare la sfida o lasciare la rete e diventare un operatore fisso virtuale?

03 Giu 2016

Gildo Campesato

Stipendio a parte, non vorremmo essere nelle vesti dell’amministratore delegato di Telecom Italia, Flavio Cattaneo, e del presidente esecutivo, Giuseppe Recchi. La privatizzazione sbagliata con un “nocciolino” duro inconsistente, l’Opa a debito che ha distrutto la cassa e le successive operazioni a raffica che hanno indebolito la struttura finanziaria e rese incerte le strategie: in Telecom Italia se ne sono già viste di tutti i colori. Grazie a scelte e influenze politiche sconsiderate, ma anche a decisioni degli azionisti di controllo succedutesi nel tempo, poco attratti dagli interessi dell’azienda e dei suoi azionisti diffusi.

Adesso siamo ad un altro momento drammatico. L’incremento di efficienza dai 600 milioni dell’ex piano Patuano al miliardo e seicento milioni indicato dall’attuale management non si raggiunge soltanto con pur doverosi ridimensionamenti di sprechi e accorati appelli a comportamenti etici. E neppure “massacrando” i contratti coi fornitori.

Al di là di un indebitamento consistente pur se sotto controllo anche grazie al basso livello dei tassi di interesse, un nodo rilevante è rappresentato da una struttura dei costi su cui pesa sensibilmente l’onere del personale. Soprattutto se paragonato a quello dei competitor, molto più snelli. In molti casi si tratta di persone anziane, ma non ancora vicinissime alla pensione.

Debito, personale, fatturato in calo, necessità di accelerare gli investimenti sull’ultrabroadband, rapporti freddi col governo come mostra la vicenda Metroweb, tensioni con le Authority come evidenziano le numerose multe arrivate da Agcom e Agcm. Da ultimo, la sfida dell’Enel sulla banda ultralarga nelle aree più ricche e una infrastruttura che sarà pubblica nelle zone a fallimento di mercato. Il rame (valutato circa 15 miliardi nei bilanci Telecom) rischia di avere vita più breve di quanto immaginato quando vennero lanciati i piani dell’Fttc. Con l’ulteriore rischio di vedere l’Enel prendersi i clienti wholesale che sinora hanno avuto sostanzialmente solo l’opzione Telecom per l’affitto della rete. Il bivio è stretto. O accettare la sfida e andare avanti da soli. Con tutti i rischi di uno scenario incertissimo. Oppure lasciare la rete (con debiti e personale) e diventare un operatore fisso “virtuale”, puntando tutto sui servizi e non sull’integrazione con la rete. Una bestemmia, sinora. Ma, hic Rhodus hic salta.

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