Telecom, Vivendi debutta in Cda: al tavolo De Puyfontaine, Philippe, Roussel ed Herzog - CorCom

LA RIUNIONE

Telecom, Vivendi debutta in Cda: al tavolo De Puyfontaine, Philippe, Roussel ed Herzog

Via alla riunione: sul tavolo il piano industriale e la situazione finanziaria. Ma dopo l’assemblea è possibile che i temi all’ordine del giorno si amplino

16 Dic 2015

F.Me

E’ cominciato il cda di Telecom che vede il debutto dei consiglieri nominati da Vivendi. Arnaud de Puyfontaine, ceo di Vivendi, il coo Stephane Roussel, il direttore finanziario Hervé Philippe e la manager Felicité Herzog si sono presentati puntuali alla sede di Milano del gruppo di Tlc. Ai giornalisti presenti si sono limitati a dire “buon giorno” prima di entrare nella sede per il Cda convocato per avviare la discussione sul piano strategico atteso a febbraio.

Sul tavolo il piano industriale e la situazione finanziaria, ma alla luce di quanto accaduto ieri in assemblea è molto probabile che la dicussione verterà anche su altri aspetti.

Ier l’assemblea dei soci di Telecom ha detti sì all’allargamento del cda da 13 a 17 membri, così come richiesto da Vivendi che però non è riuscita a portare a casa lo svincolo del divieto di concorrenza per i consiglieri nominati. In pratica la bocciatura vuol dire che non passa l’autorizzazione per i suoi consiglieri nominati oggi al proseguimento delle proprie attività.

La bocciatura riguarda l’articolo 2390 del codice civile, ovvero il divieto di concorrenza, che prevede che “gli amministratori non possono assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società concorrenti, né esercitare un’attività concorrente per conto proprio o di terzi, né essere amministratori o direttori generali in società concorrenti, salvo autorizzazione dell’assemblea”. L’autorizzazione non è stata concessa. E per tre dei quattro nominati ci sarà dunque l’obbligo di scegliere se assumere il ruolo in Telecom o mantenere quello in Vivendi (è esclusa Herzog poiché non ha un ruolo esecutivo in Vivendi). Per l’inosservanza di tale divieto, secondo il codice, l’amministratore può essere revocato dall’ufficio e risponde dei danni. Anche se la questione non è chiarissima e andrà esaminata dai legali.

In dettaglio, in merito all’allargamento del board ha votato a favore il 52,9% del capitale presente contro il 45,7% dei contrari. Astenuti l’1,4%. Vivendi che fino ad oggi non aveva alcun rappresentante all’interno del board si troverà a giocare con quattro “assi”.

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