Telemedicina, la mappa dei consumatori: al Nord le strutture d'eccellenza - CorCom

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Telemedicina, la mappa dei consumatori: al Nord le strutture d’eccellenza

Il monitoraggio è stato condotto dal Movimento difesa del cittadino su un campione di 139 Asl. Zollo: “Non mancano le best practices, ma l’Italia è ancora indietro”

08 Mag 2015

Massimo Canorro

“Aumento della garanzia sulla qualità del servizio offerto ai pazienti, semplificazione e ottimizzazione del lavoro per i medici, maggiore e più costante monitoraggio delle patologie – e conseguente incremento della ricerca -, risparmio di costi e di tempo”. Sono i vantaggi della telemedicina illustrati a CorCom da Livia Zollo, responsabile organizzazione e coordinamento progetti del Movimento difesa del cittadino.

Da sempre attenta a fornire un flusso continuo di informazioni ai consumatori – in casi come questi spaziando dalle app alle chat alle guide online – l’associazione ha reso pubblica la prima mappa dei servizi di telemedicina, realizzata in collaborazione con le Asl territoriali, in rimando a quanto fissato dal piano d’azione europeo “Sanità elettronica 2012-2020”, che le istituzioni italiane stanno recependo anche attraverso il lavoro delle commissioni parlamentari e che si è tradotto sia in una serie di iniziative nazionali sia nelle linee guida sulla telemedicina del ministero della Salute.

L’obiettivo da perseguire è l’ottimizzazione delle prestazioni sanitarie e la riduzione dei costi, per offrire ai pazienti un maggiore controllo delle proprie cure senza limiti di tempo e spazio. Presentato a Roma presso la sede di Federfarma, il progetto “Consumatori 2.0, radicamento e interattività” – realizzato dal Movimento difesa del cittadino insieme ad Assoutenti, Codacons, Confconsumatori e Unione nazionale consumatori, e finanziato dal ministero dello Sviluppo economico, “mira a semplificare l’accesso ai diritti dei cittadini attraverso le nuove tecnologie”, spiega Zollo.

L’Italia, infatti, è ancora molto indietro rispetto al resto d’Europa, “ma non mancano le best practices, rappresentate da strutture sanitarie e regioni che portano i medici direttamente in rete oppure consentono ai pazienti di accedere ai servizi online. Perché le nuove tecnologie costituiscono una grande opportunità, ma è ancora lunga la strada da percorrere”, riprende Zollo. La quale non sottovaluta le criticità: “Dalla questione privacy alla scarsa formazione degli addetti ai lavori unita alla percezione che si tratti di un costo e non di un investimento, fino all’adeguatezza delle tecnologie e della banda larga”.

In merito agli effettivi servizi offerti ai cittadini come il cambio medico, i referti e il pagamento online, la cartella clinica elettronica, la possibilità di prenotare e disdire, il monitoraggio – che è stato compiuto nella seconda metà del 2014, coinvolgendo un campione complessivo di 139 aziende sanitarie locali – ha individuato strutture altamente specializzate soprattutto in regioni del nord come l’Emilia Romagna, il Veneto e il Trentino Alto Adige. Una situazione mediocre invece si registra al centro, con siti web poco aggiornati e pochi servizi online. Insufficiente, infine, l’adozione di strumenti di telemedicina al sud, che vede ultime Molise e Basilicata, dove la maggior parte delle Asl non ha neppure un portale di riferimento e dove l’unica eccezione è rappresentata dalla Puglia che, attraverso siti e piattaforme, offre servizi altamente informatizzati.