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E-HEALTH

Telemedicina, non solo hi-tech: si apre la questione etica

Lo studio dell’Associazione americana dei medici e la paura dei pazienti per le violazioni della privacy. La rubrica di Mario Dal Co

15 Lug 2016

Mario Dal Co, Economista

L’Associazione Americana dei Medici (AAM) affronta, con una serie di studi e di raccomandazioni, un tema cruciale per la diffusione della telemedicina: la questione etica. Nel farlo prende le mosse in modo realistico dai dati di base: quasi tutti gli adulti usano internet, due terzi hanno lo smartphone e tre quarti cercano informazioni in rete sui temi della salute. L’allungamento della vita media produce una domanda crescente di servizi sanitari che assorbono la disponibilità professionale dei medici con le esigenze di pazienti in maggioranza cronici. Uno paziente di questo tipo richiede continua assistenza ed è sempre più diffuso: è questa la ragione fondamentale della crisi della medicina moderna, dovuta essenzialmente ai suoi stessi successi. La AAM individua quattro questioni cruciali sotto il profilo dell’etica, che vanno affrontate se si vuole dare un contributo, con la telemedicina, ad alleviare quella crisi:

• l’indebolimento della relazione medico-paziente

•i rischi che minacciano la privacy del paziente

•il digital divide tecnico e culturale che impedisce l’accesso universale ai nuovi servizi

• la mancanza di standard di valutazione dell’efficacia dei nuovi strumenti.

La relazione fiduciaria medico-paziente e la tutela della privacy hanno un rilievo preminente: l’erosione della fiducia porta infatti alla cosiddetta medicina difensiva, ossia al sovraccarico di esami finalizzati a tutelare il medico dalle domande di rivalsa dei pazienti; la privacy è terreno di confronto tra il sistema sanitario e i pazienti stessi. Ma le risposte non sono semplici: negli Stati Uniti alcuni chiedono un ruolo più stringente della regolazione pubblica per la tutela della privacy attraverso accordi volontari dei produttori e l’adozione di standard di sicurezza necessari per i prodotti di telemedicina.

Altri sostengono che senza l’impegno del medico e del paziente, dove il primo informa e il secondo collabora e sceglie, sia difficile rendere efficaci gli standard e le regole definite a livello nazionale. Diverse ricerche dimostrano che la relazione fiduciaria tra medico e paziente è decisiva. In diversi focus group sul ruolo delle nuove tecnologie nella cura della salute, è emerso che i cittadini non sottoposti ad alcuna terapia erano molto preoccupati della privacy, mentre coloro che si trovavano sotto trattamento o erano in condizioni di cronicità, avevano assai meno preoccupazioni di questo tipo.

La percezione dell’urgenza dei problemi etici dipende anche dalla condizione del soggetto e quindi dalla intensità della sua relazione con il medico. Infine, l’uso delle applicazioni di telemedicina fuori dal contesto ospedaliero, dipende dalla accettazione dei pazienti e questa, a sua volta è legata alla capacità dei medici di comunicarne l’utilità e di dimostrare la propria fiducia nei risultati: di nuovo la qualità del rapporto medico-paziente emerge nella sua importanza. Quindi, l’adozione nella prassi clinica degli strumenti di telemedicina risulta decisiva anche per la diffusione degli strumenti al di fuori della fase critica di ospedalizzazione.

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