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Televisione, 25 milioni di euro all’anno da spendere bene

La legge di Bilancio 2018 prevede il bonus per supportare l’acquisto di Tv o decoder capaci di ricevere il segnale trasmesso attraverso il nuovo standard Dvb-T2. Non sarebbe più lungimirante se, invece, si cogliesse l’occasione per finanziare le smart Tv? Una chance per spingere il Paese verso il futuro

27 Lug 2018

Guido Scorza

La legge di bilancio 2018 ha introdotto il c.d. bonus TV, 25 milioni di euro all’anno tra il 2019 e il 2022 per supportare i cittadini nell’acquisto di nuovi televisori o decoder capaci di ricevere il segnale digitale terrestre trasmesso attraverso il nuovo standard DVB T2.

La stessa legge di bilancio ha demandato a Ministero dello Sviluppo economico e Ministero dell’economia il compito di varare uno o più decreti per individuare le modalità di funzionamento del bonus. Al rientro delle vacanze, quindi, Mise e Mef dovranno mettere nero su bianco la disciplina di dettaglio della materia. In questo contesto ci sono un paio di indicazioni, una di merito e una di metodo che, forse, varrebbe la pena si tenessero presenti.

Quanto al merito. L’Italia resta, purtroppo, in coda alle statistiche europee in termini di utilizzo di Internet con la sola eccezione dell’accesso ai contenuti – specie audiovisivi – online dei quali siamo invece ghiottissimi.

In un contesto di questo genere mentre che lo Stato finanzi l’acquisto di nuovi televisori semplicemente dotati di uno standard ormai vecchio di una decina di anni e che non offre nessuna reale nuova funzionalità agli utenti non avrebbe – in tutta sincerità – il profumo di un’iniziativa moderna e lungimirante, se, invece, si cogliesse l’occasione per finanziare l’acquisto di nuovi televisori dotati anche di internet on board – ovvero le c.d. smart TV – si spingerebbe davvero il Paese verso il futuro e, forse, si accorcerebbero le distanze tra Italia e resto d’Europa in fatto di uso di Internet.

Ma non basta perché le smart tv – un oggetto vecchio nel quale pulsa un cuore nuovo – probabilmente svolgerebbero anche una preziosa funzione sociale consentendo alla famiglia di ritrovarsi attorno al vecchio-nuovo focolare: numeri alla mano, infatti, i più giovani fruiscono, ormai, dei contenuti digitali pressoché esclusivamente attraverso internet mentre i meno giovani continuano a preferire la TV.

Le smart tv, sotto questo profilo, hanno i numeri per mettere tutti d’accordo.

In fondo è davvero solo questione di una manciata di parole. Basterebbe scrivere nei decreti che il bonus è riservato sì a TV e decoder con standard DVB T2 ma a condizione che siano anche smart ovvero collegabili a Internet.

Quanto al metodo. In generale è fondamentale che lo Stato, nei rapporti con i cittadini, impari a riutilizzare processi e soluzioni tecnologiche di successo senza continuare, ogni volta, a “inventarne” di nuove [ndr ovviamente salva l’ipotesi che le nuove siano effettivamente migliori delle precedenti].

In questo contesto 18app, l’app sviluppata da SOGEI per conto del MIBACT allo scopo di erogare ai diciottenni il famoso bonus cultura e i processi ad essa correlati, con “due colpi di martello” e uno di pennello potrebbe rappresentare la soluzione ideale per l’erogazione del bonus TV in maniera moderna, facile da usare e sicura.

Anche qui è davvero solo questione di una manciata di parole, quelle giuste, da inserire nel decreto del MISE e il gioco sarebbe fatto.

A buon intenditor, poche parole.

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