STRATEGIE

Terna, Di Foggia al vertice? Parte la sfida IoT

La numero uno di Nokia candidata al timone della energy company. La società spinge l’acceleratore sulla digitalizzazione degli asset: Minsait si aggiudica un contratto per lo sviluppo della piattaforma IoT Field Platform che permetterà di monitorare costantemente la rete di trasmissione a livello nazionale, attraverso l’utilizzo di sensori e dispositivi di raccolta dati installati sulle linee di alta tensione

Pubblicato il 11 Apr 2023

DiFoggia

Per il governo Meloni arriva anche la prova delle nomine delle grandi partecipate di Stato. Tra le indiscrezioni che si inseguono spicca quella di Giuseppina Di Foggia, attuale numero uno Nokia, che sarebbe tra i papabili per salire alla guida di Terna e dare quel segnale che la premier vuole fortemente e di cui ha parlato esplicitamente in occasione dell’8 marzo: “La sfida – aveva detto Giorgia Meloni – non è quante donne siedono in un Consiglio di amministrazione, la sfida è quando avremo il primo amministratore delegato di una società partecipata statale donna, perché, ve lo annuncio, è uno degli obiettivi che mi do”.

Totonomine: due donne tra i papabili delle big 5

All’interno della maggioranza permangono le spaccature; la Lega, in particolare, teme di rimanere a bocca asciutta nella scelta dei vertici delle big 5 (Eni, Enel, Poste, Leonardo e Terna).

I punti fermi al momento sono pochi, a parte la conferma di Claudio Descalzi alla guida dell’Eni data da tutti sostanzialmente per scontata. Anche l’ad di Poste Matteo Del Fante dovrebbe rimanere al suo posto e potrebbe avere accanto una donna come nuovo presidente.

Sugli amministratori delegati la premier fin dall’inizio ha fatto sapere agli alleati di voler avere l’ultima parola, lasciando invece spazio alle richieste di Lega e Fi sulle presidenze, sulla composizione dei consigli e anche, più avanti, sulla vasta platea delle società non quotate.

Le caselle più incerte sarebbero quelle di Enel e Leonardo. Se viene dato per certo, e condiviso, l’arrivo al capolinea per Francesco Starace e Alessandro Profumo, gli attriti restano sui nomi dei loro sostituti. Per l’Enel Meloni vorrebbe Stefano Donnarumma, liberando Terna dove potrebbe arrivare come ad Giuseppina di Foggia, vicepresidente di Nokia. Ma l’intesa non c’è e qualcuno, per superare l’impasse, ha suggerito anche di richiamare Fulvio Conti, già ad e direttore generale dell’Enel.

Per la presidenza dell’Enel sarebbe in lizza Paolo Scaroni, una candidatura cara a Forza Italia; sarebbe ben vista anche dalla Lega che, invece, non sarebbe favorevole a Donnarumma. Oltre a Scaroni si fa il nome di Luciano Carta, attuale presidente di Leonardo.

In Leonardo sembrava fatta per il passaggio del testimone tra Profumo e Lorenzo Mariani, ad di Mbda sostenuto dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Ma Meloni per quel ruolo fin da principio aveva immaginato Stefano Cingolani, l’ex ministro della Transizione ecologica di Mario Draghi, rimasto come consulente nel passaggio al nuovo governo. La premier sarebbe intenzionata a procedere su questa linea anche se c’è chi, tra le alternative, vede la possibilità di una presidenza per Cingolani, magari con precise deleghe.

Terna spinge sulla digitalizzazione con Minsait (Indra)

Intanto Terna prosegue nel processo di digitalizzazione insieme a Minsait, una società di Indra, che si è aggiudicata un contratto con Terna per lo sviluppo della piattaforma IoT Field Platform. Minsait affiancherà Terna nella digitalizzazione degli asset, nei processi di raccolta dati e di fruizione del ricco patrimonio informativo a sua disposizione, accompagnando il gruppo di trasmissione dell’energia elettrica verso un futuro sempre più data driven.

La piattaforma IoT consentirà a Terna di monitorare costantemente la rete di trasmissione di energia elettrica a livello nazionale, attraverso l’utilizzo di sensori e dispositivi di raccolta dati installati sulle linee di alta tensione. In questo modo, Terna può rilevare con tempestività eventuali criticità o anomalie sulla rete, permettendo di attuare manutenzione predittiva anticipando i guasti e intervenendo con maggiore rapidità.

Questo permetterà anche di mitigare gli effetti negativi sulla rete, ridurre i rischi ambientali e migliorare l’operatività della rete stessa. Inoltre, la piattaforma consente una maggiore efficienza nella gestione della rete, in quanto permette di identificare e risolvere i problemi in modo più rapido e preciso, riducendo il numero di interruzioni di energia elettrica e di conseguenza migliorando la qualità del servizio offerto ai cittadini.

Minsait supporterà Terna nella realizzazione e nella gestione in esercizio della piattaforma IoT, inclusa la formazione del personale. “La combinazione delle nostre competenze tecnologiche e dei nostri servizi professionali ci consentirà di offrire una soluzione completa e personalizzata per supportare Terna nel raggiungimento dei suoi obiettivi aziendali”, ha dichiarato Luigi Borrelli, direttore dell’area Phygital di Minsait.

Partecipate pubbliche, in scadenza 610 poltrone 

La partita delle nomine delle partecipate pubbliche è di dimensioni gigantesche. Le poltrone in scadenza nei prossimi mesi sono infatti ben 610, in 105 diverse società (diventano 135 se si prende come termine ultimo il 2024). Quella più vicina riguarda alcune tra le più grandi società italiane – Enel, Eni, Leonardo, Poste e Terna – i cui vertici saranno rinnovati nei prossimi giorni per poi essere ratificati dalle assemblee (Poste l’8 maggio, Terna e Leonardo il 9 e il 10 Eni ed Enel). N

Le nomine in scadenza riguardano anche società piccole, controllate di secondo o terzo livello, come Manifattura Tabacchi o Corneliani, la storica azienda tessile di Mantova trasformata nel 2021 in una newco con un intervento massiccio di Invitalia. Nel 2023 rientreranno nella raffica di nomine gli organi di amministrazione di 18 società direttamente partecipate dai ministeri, 49 società di secondo livello, a loro volta cioè partecipate dalle grandi controllate, e 3 società di terzo livello indirettamente partecipate da Cassa depositi e prestiti. Al 31 dicembre 2023 scadranno e dovranno quindi essere rinnovati nel 2024, gli organi di amministrazione di 10 società direttamente partecipate, 51 società di secondo livello e 4 società di terzo livello indirettamente partecipate da Cdp.

Quest’anno tra le società a diretto controllo del ministero dell’Economia (primo livello) che ha già depositato le liste per Mps ed Enav, compaiono: Amco, Cinecittà (limitatamente a due consiglieri), Consap, Consip, Enel, Eni (partecipata al 4,4% dal Mef e al 26,2% ma rientrante comunque nelle nomine dirette del ministero); Equitalia Giustizia; Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Ita, Leonardo, Poste Italiane, Sogesid, Sport e Salute (limitatamente alla carica di presidente/ad), Sogin (l’incarico della struttura commissariale della società scade il 18 luglio 2023). Tra le controllate degli altri ministeri compaiono invece Difesa Servizi (ministero della Difesa) e Ferrovie Appulo lucane (Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti).

Tra le controllate di secondo livello spiccano Poste Pay e Poste Vita (controllate di Poste), Rai Cinema e Rai Way (Rai), Infratel (Invitalia), Rfi e Trenitalia (FS), Avio (Leonardo), Enel Plenitude, Lng Shipping, Raffineria di Gela (Eni), Acquirente Unico (Gse).

Tra quelle di terzo livello compaiono invece Terna (Cdp Reti) e Manifattura Tabacchi (Cdp Immobiliare).

Nel 2024 tra le società direttamente partecipate dal Mef toccherà innanzitutto proprio a Cassa, che a sua volta dovrà nominare i vertici di Fintecna. Per Cinecittà il ministero dovrà invece nominare il presidente, l’ad e un consigliere. Sempre tra le partecipate di Via XX Settembre saranno da rinnovare interamente invece il cda di Eur, Gse, Invimit, Mefop, Rai, Sogei, Sose e Ferrovie dello Stato, che a sua volta nominerà quelli di Anas, BusItalia e Italferr. Ad Eni spetterà invece il rinnovo dei gasdotti Trans Tunisian Pipeline Company e Transmed, oltre che di Saipem. Ad Invitalia, oltre Corneliani, spetterà infine il compito di rimettere mano all’ex Ilva con il rinnovo del consiglio di Acciaierie d’Italia.

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