Terrorismo sempre più cyber: le sfide democratiche tra libertà e sicurezza - CorCom

IL LIBRO

Terrorismo sempre più cyber: le sfide democratiche tra libertà e sicurezza

Il libro di Giovanna De Minico analizza le nuove facce del terrore: globalizzazione, ferocia e web. Una fotografia che spiega quanto sia importante evitare che l’emergenza sfumi in un'”anomala normalità”

03 Feb 2017

Andrea Frollà

Un terrorismo sempre più globalizzato, feroce e online. Può assumere il volto minaccioso del foreign fighter, o quello apparentemente innocuo del vicino dedito alle sue quotidiane occupazioni. Può essere importato da focolai lontani di violenza, o crescere occultato nel deserto sociale di una banlieue. Può essere mirato contro i simboli tradizionali del potere costituito, o colpire con feroce occasionalità qualsiasi momento della convivenza civile.

È un fenomeno dalle mille sfaccettature quello descritto da Giovanna De Minico nel suo ultimo libro “Costituzione. Emergenza e terrorismo” pubblicato da Jovene. Polimorfico e cangiante, difficile da prevenire e reprimere, che lascia nell’animo di tutti la paura e l’attesa del suo ripetersi, il terrorismo ha purtroppo cambiato le abitudini di vita quotidiane dei cittadini e garantito molti altri benefici. Il tema riguarda sempre più la rete Internet, utilizzata per fare propaganda di natura terroristica. Nel libro che sarà presentato il 27 febbraio al Senato-Biblioteca Spadolini, l’autrice rileva come ne venga messo in discussione il consolidato paradigma costituzionale della eccezionalità e temporaneità della law of fear, diventando più difficile trovare il giusto equilibrio tra il sacrificio alle libertà e il guadagno alla sicurezza.

De Minico, professoressa di diritto costituzionale all’Università Federico II di Napoli, coglie nelle esperienze italiane ed europee segnali non temperati dalla richiesta dei giudici supremi di una più puntuale osservanza della proporzionalità, della precauzionalità e del nucleo essenziale dei diritti. Anche analizzando il tentativo francese di costituzionalizzare l’état d’urgence, l’autrice si interroga su come assicurare all’identità costituzionale dello Stato una difesa adeguata, che tragga dall’acquis della Corte costituzionale limiti certi alla titolarità ed estensione dei poteri di emergenza.

In tempo di crisi è pressante il bisogno di regole democratiche e di un giudice che le imponga al legislatore della paura, perché il baratto tra sicurezza presunta e lesione effettiva delle libertà è inaccettabile. Il fine ultimo è evitare che l’emergenza sfumi in un’anomala normalità perché costruita sulla violazione della separazione dei poteri e della dignità della persona.