MANOVRA 2023

Tetto al contante, Bankitalia: “Il cash costa più delle transazioni digitali”

No all’innalzamento della soglia anche da parte di una serie di associazioni. L’opposizione annuncia battaglia in Parlamento. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni starebbe valutando di aggiustare il tiro anche a seguito delle polemiche relative all’impatto della misura sul contrasto all’evasione fiscale

Pubblicato il 05 Dic 2022

Patrizia Licata

giornalista

meloni

È ancora battaglia sull’innalzamento del tetto all’uso del contante proposto dal governo Meloni. Sia per Banca d’Italia che per il Cnel l’ipotesi della soglia a 60 euro è un danno per il processo di digitalizzazione del Paese e di lotta all’evasione fiscale. E non rappresenta una forma di risparmio per i piccoli commercianti, come sostiene il primo ministro, perché, “anche il contante ha dei costi legati alla sicurezza”, ha affermato cil capo del dipartimento economia di Bankitalia Stefano Balassone in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla legge di Bilancio 2023.

“Quella dei 60 euro è indicativa, per me – ha chiarito Giorgia Meloni – può essere anche più bassa. C’è ovviamente un’interlocuzione con la Commissione Ue, perché il tema del pagamento elettronico è fra gli obiettivi del Pnrr, bisogna vedere come andrà a finire”. L’indicazione da Bruxelles è attesa a breve, secondo fonti di governo. La leader di FdI rivendica comunque la ratio di una norma pensata per tutelare i commercianti dalle commissioni bancarie.

Il contante costa più delle transazioni digitali

“Per gli esercenti il costo per il contante, secondo nostre stime, è stato superiore a quello delle transazioni digitali con le carte di credito e di debito”, ha affermato Balassone in audizione.

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“Un punto che dà molta preoccupazione è quello dell’evasione fiscale. La lotta all’evasione fiscale è fondamentale e noi lo sottolineamo. E segnaliamo che alcuni provvedimenti non aiutano, anzi vanno nel senso contrario. Soprattutto l’uso del contante, mentre sappiamo che l’uso della moneta elettronica è fondamentale”, ha detto a sua volta il presidente del Cnel, Tiziano Treu, in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato. “Anche i condoni, pur se è precisato che non si tratta di condoni veri e propri, ma di rottamazione delle cartelle, non aiutano”.

I commercialisti: sull’evasione serve riforma del fisco

Per Matteo De Lise, presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili (Ungdcec), invece, “è chiaro che i pagamenti elettronici sono una misura di maggior controllo e sicurezza, ma per combattere l’evasione bisogna portare avanti la riforma del fisco per renderlo equo, giusto, chiaro e sostenibile. Servono meno regole e più comprensibili anche nelle sanzioni”, ha dichiarato a Adnkronos/Labitalia.

Sul tema si esprime anche Paolo Longobardi, presidente onorario di Unimpresa: “L’obbligo di accettare pagamenti con le carte di credito e il Bancomat, con il livello minimo per commercianti e partite Iva portato da 30 euro a 60 euro con la legge di bilancio, sta generando una incomprensibile querelle tra le forze politiche: chi associa l’alzamento della soglia per i pos a un aumento dell’evasione fiscale commette, infatti, un errore grossolano – afferma – Questa norma, insomma, non agevola l’evasione fiscale e chi paga in contanti riceve o può pretendere lo scontrino”. “Occorre sottolineare che chi paga in contanti riceve uno scontrino dall’esercente – aggiunge Longobardi – un documento contabile e fiscale che cancella qualsiasi possibilità di non versare tasse nelle casse dello Stato e che, di fronte a una mancata emissione da parte del commerciante, può comunque essere chiesto e preteso”. “Vale poi la pena sottolineare che appare quantomeno singolare concentrare così tanta attenzione su una fascia di pagamenti, quelli da 31 euro a 60 euro, individuandola come la zona più ampia di evasione fiscale – conclude – Ma davvero si vuol convincere la pubblica opinione che il problema è l’evasione in questa fascia di pagamenti? Chi sostiene questa tesi è in malafede e dimentica i miliardi di euro, per esempio, non pagati dai giganti del web, per i quali non si vedono iniziative particolarmente aggressive”.

Emendamenti in arrivo dall’opposizione

“Dopo Anac e Corte dei Conti anche Banca d’Italia striglia il governo per le disposizioni sul contante e la riduzione degli oneri tributari per i contribuenti non in regola: dicono gli esperti che va nella direzione opposta della lotta all’evasione e della digitalizzazione, fra le missioni chiave del Pnrr. A chi giova tutto questo se non a coloro che fanno parte della black economy e del mondo della criminalità?”, ha dichiarato Marco Grimaldi, capogruppo di Alleanza Verdi- Sinistra in commissione Bilancio della Camera. “Ecco perché presenteremo diversi emendamenti per fermare questo intervento e avanzare una proposta di segno opposto: per il graduale azzeramento della soglia del contante in favore dei pagamenti tracciabili con carte di credito/debito, una misura che produrrebbe anche un sensibile risparmio per la finanza pubblica”.

“Il Movimento 5 Stelle darà battaglia sulla Manovra in Parlamento per smantellare queste storture e per reintrodurre, con appositi emendamenti, il cash back ordinario e l’innovativo cashback fiscale, per consentire a tutti i cittadini di vedersi immediatamente accreditate su conto corrente le detrazioni legate a spese sostenute con strumenti elettronici, a partire da quelle sanitarie – affermano i parlamentari Daniela Torto e Stefano Patuanelli, capigruppo del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato – Il cashback è uno strumento che semplifica la vita, aumenta la digitalizzazione, attiva un contrasto d’interessi utilissimo in chiave antievasione e restituisce ai cittadini risorse in questo momento preziose anche per far fronte all’inflazione”

L’occhio di Bruxelles sul Pnrr

Si attende da Bruxelles anche il giudizio complessivo sulla finanziaria, nonché il via libera per l’incremento da 65mila a 85mila euro dell’innalzamento della soglia per la flat tax per gli autonomi. Non meno delicata è l’interlocuzione continua con la Commissione Ue sullo stato del Pnrr. “È un dato incontrovertibile che dei 55 obiettivi da centrare entro fine anno a noi ne sono stati lasciati 30”, ha affermato il primo ministro Meloni in un colloquio con Repubblica, in cui si è detta “fiduciosa che recupereremo” e se “qualcosa mancasse all’appello non sarebbe colpa nostra”.

Recovery, possibile decreto semplificazione

Secondo i ragionamenti che si fanno nell’esecutivo, sono sotto osservazione i ritardi di 3-4 obiettivi per il 2022 ma viene ritenuto positivo l’esito del confronto con la task force europea della settimana scorsa. L’indice che definisce il livello di preoccupazione è quello legato alle risorse del Recovery non spese, come i 3,8 miliardi senza destinazione nel capitolo per la trasformazione tecnologica delle imprese. Non è ancora conclusa la ricognizione avviata dal ministro Raffaele Fitto con gli altri dicasteri, i Comuni e le Regioni, ed è probabile un decreto per semplificare il raggiungimento di alcuni target del Pnrr.

L’antitrust chiude l’istruttoria su “progetto Bancomat”

Dal versante Antitrust intanto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria sul progetto di modifica del modello di remunerazione dei prelievi in circolarità da Atm con carte del circuito Bancomat, presentato dal consorzio Bancomat S.p.A.

“Secondo l’attuale regime di remunerazione, la banca che ha emesso la carta utilizzata per il prelievo versa una commissione interbancaria (MIF) all’istituto che è titolare dello sportello presso cui il prelievo avviene e può chiedere al proprio cliente una commissione. Il progetto presentato da Bancomat S.p.A. prevede invece – spiega l’antitrust – un nuovo modello per il quale la banca presso cui si fa il prelievo richiede direttamente al titolare della carta una commissione (DAF)”.

Secondo l’authority il nuovo modello configurerebbe una restrizione della concorrenza a danno dei consumatori. Inoltre dai dati acquisiti in istruttoria emerge che non vi è alcuna relazione diretta tra l’attuale modello di remunerazione e la diminuzione degli Atm (-13,9% tra 2015 e 2021), legata invece alla riduzione del numero di sportelli (-28,4% tra 2015 e 2021).

“Bancomat – prosegue l’authority – non ha dimostrato la presenza di una relazione diretta tra la diminuzione della rete Atm e l’attuale modello di remunerazione e, dunque, le eventuali efficienze che sarebbero derivate in tal senso dall’introduzione del nuovo modello”.

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