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L'INTERVISTA

Tim Cook in campo per la privacy: “Regulation inevitabile per le tech companies”

Le imprese non dovrebbero considerare la tutela dei dati personali come un valore contrastante con la ricerca del profitto o con l’innovazione, afferma il Ceo di Apple su Hbo. “La tecnologia non è né buona né cattiva, ma non ci immaginavamo potesse essere usata per fare del male”

19 Nov 2018

Patrizia Licata

giornalista

La regolamentazione delle aziende tecnologiche è “inevitabile”: lo ha detto il Ceo di Apple, Tim Cook, in un’intervista con Axios sul canale Hbo. La Silicon Valley ha avuto ampia libertà d’azione negli scorsi anni, ma i tempi sono cambiati, ha osservato il numero uno della Mela.

“In linea generale non sono un grande fan delle regole”, ha dichiarato Cook, “perché credo fortemente nel libero mercato. Ma dobbiamo ammettere che il libero mercato non sta funzionando, né per l’industria in genere né per il settore hitech. E’ inevitabile che ci sia qualche forma di regulation”.

La Silicon Valley torna così a riflettere sul suo ruolo determinante nel definire la moderna società. Colossi tecnologici come Apple, Facebook, Google, Twitter o Amazon non sono aziende “qualunque”: sono giganti che con i loro dispositivi e servizi usati, e a volte abusati, quotidianamente da miliardi di persone in tutto il mondo determinano il modo in cui accediamo ai dati e alle informazioni e partecipiamo alla vita economica e politica, pesando sull’evoluzione dei sistemi democratici e finendo con l’incidere anche sul posto che ciascuno ha o sente di avere nella comunità sociale. Trent’anni fa la Silicon Valley era una fucina di startup gestite nei garage e la regolazione leggera ne ha favorito e sostenuto la crescita e il successo; oggi che queste aziende sono colossi globali che incidono profondamente sulla vita economica, politica e sociale l’approccio light non è più percorribile.

“L’industria tecnologica non dovrebbe considerare la privacy come un valore contrastante con la ricerca del profitto o con l’innovazione”, ha affermato Cook. “Quello che Apple è riuscita a fare”, ha detto il Ceo della casa degli iPhone, “è che il device sa tutto dell’utente, ma non è così per l’azienda che produce il device”.

“La tecnologia non è né buona né cattiva e non è nemmeno tutto nelle mani di chi crea una tecnologia”, ha detto ancora Cook. “Abbiamo creato delle tecnologie ma non ci immaginavamo che avrebbero potuto essere usate per cose negative“.

Da alcuni anni colossi hitech e regolatori si trovano su fronti opposti. Apple si è trovata in un braccio di ferro con l’Fbi per le questioni di privacy nell’era del terrorismo, su Facebook e Twitter pesa la diffusione di fake news capaci di incidere sui sistemi democratici e i processi elettorali (come nelle presidenziali Usa del 2016) ma anche di manifestazioni di odio, violenza e discriminazione online. Google è finita nel mirino più di recente per il presunto motore di ricerca che starebbe per lanciare in Cina con i filtri richiesti dalla censura di Pechino sulla libera informazione.

Cook quest’anno ha accentuato la sua posizione a favore di etica digitale e privacy, approfittando anche dello scandalo Cambridge Analytica per distanziare la sua azienda da Facebook. In un’intervista al sito Recode e a Msnbc ha affermato che la privacy costituisce “un diritto umano, una libertà civile”. Il Ceo di Apple, preoccupato anche dalle pesanti conseguenze che lo scandalo stava avendo sulle quotazioni dei titoli tecnologici a Wall Street, ha dichiarato: “Potremmo fare soldi a palate se i nostri clienti fossero i nostri prodotti, se cioè volessimo monetizzarli. Ma abbiamo scelto di non farlo, perché non vogliamo mettere le mani sulla vita privata degli utenti”. Cook si era detto in quell’intervista favorevole all’individuazione di norme che chiariscano cosa si può e cosa non si può fare con i dati dei clienti.

E’ arrivato il momento “per il resto del mondo, incluso il mio Paese, gli Usa, di seguire la guida dell’Ue sulla privacy con la Gdpr”, ha dichiarato il mese scorso Cook parlando alla conferenza internazionale organizzata dal Garante europeo della privacy a Bruxelles. “Alla Apple sosteniamo una legge onnicomprensiva sulla privacy. Non possiamo sviluppare la tecnologia al suo massimo se gli utenti non hanno fiducia in essa”. L’utilizzo dei dati personali degli utenti è come “un’arma con efficienza militare”: gli algoritmi sono diventati uno strumento strategico nelle mani delle aziende, una leva in grado di “trasformare le preferenze originariamente ‘innocue’ degli utenti in convinzioni consolidate”.

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