L’INTERVENTO

Tim, Ongaro: “Per rilancio Tlc consolidamento, ottimizzazione infrastrutture e nuove regole”

Il settore ha oggi più che mai una forte necessità di riprendere a generare valore. La nuova Tim continuerà a puntare sulle strutture abilitanti, sul 5G in particolare “stand alone”, sul cloud service e sulle piattaforme di gestione dei servizi

Pubblicato il 20 Dic 2023

ongaro tim

Il settore delle telecomunicazioni in Europa ha, oggi più che mai, una forte necessità di riprendere a generare valore per il comparto stesso e per i propri azionisti. Il boom degli investimenti che stiamo vivendo da anni, necessario a dotare l’Italia e tutto il continente di infrastrutture di rete fisse e mobili di ultima generazione attraverso il deployment dell’Ftth e del 5G, sta drenando la capacità di generazione di cassa delle aziende, con una dinamica che nel nostro Paese è particolarmente esacerbata. Secondo gli ultimi dati Asstel, infatti, il livello degli investimenti ha raggiunto picchi del 26% dei ricavi a fronte di un mercato particolarmente competitivo e trend di erosione del valore del mercato.

Di fronte a questo scenario, da tempo oggetto di dibattito, bisogna cogliere un’indicazione chiara: il modello fin qui perseguito non funziona più. L’evoluzione naturale del settore per recuperare reddittività passa attraverso due strade: l’ottimizzazione dello sviluppo delle infrastrutture e il possibile processo di consolidamento dei players per aumentare le economie di scala nello sviluppo dei nuovi servizi, massimizzando le risorse da investire in innovazione. Tim, con il delayering, si sta muovendo in questa direzione: specializzarsi sulle singole componenti per recuperare risorse da investire in innovazione e sviluppo.

Chiaramente la separazione fra servizi e infrastrutture non è la panacea che risolverà tutti i problemi di un settore che  dal lato dell’offerta, soffre di un mercato eccessivamente frammentato, che spesso vede attivi 4 o 5 operatori mobili infrastrutturati per Paese, aspetto che diminuisce la possibilità di costruire effetti di scala per un ritorno adeguato sugli investimenti (l’Europa valuta che siano necessari 170-180 miliardi di Capex entro il 2030 per raggiungere gli obiettivi di connettività definiti).

Sempre guardando l’evoluzione dei servizi, anche il set di regole deve essere adeguato in modo da tener conto della velocità con cui avvengono i cambiamenti. Tra una Telco e qualsiasi player di servizi digitali c’è un abisso sia in termini di regole applicabili che di controllo. È necessario considerare il settore in un’ottica più ampia, creando un campo di gioco equo fra tutti gli attori in campo; le Tlc si confrontano sempre più con aziende tecnologiche e Ott che offrono servizi molto vicini alle nostre attività e tutto questo necessita parità di trattamento.

In questo scenario la nuova Tim continuerà a puntare sulle strutture abilitanti, sul 5G in particolare “stand alone”, sulle infrastrutture di cloud service per garantire servizi scalabili ed efficienti e sulle piattaforme di gestione dei servizi. Un’altra leva fondamentale sarà il presidio del mercato attraverso Tim Enterprise, con cui garantiremo servizi end2end alle imprese: cloud services, IoT, cybersecurity, oltre alla connettività sempre più “intelligente”. La nostra vocazione consumer ci permette inoltre di continuare a testare nuovi concept, come le cabine digitali che diventano vere e proprie postazioni per nuovi servizi digitali ai cittadini. Ultimo ma non ultimo, saranno fondamentali le competenze distintive, tratto storico di Tim, che stiamo continuando a far evolvere, come per la cybersecurity, ambito in forte crescita in parallelo con la digitalizzazione dei servizi, settore che presidiamo con la nostra controllata Telsy.

 

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