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IL CASO

Tognaccini: “Il Milan Lab best practice mondiale per l’uso dei big data”

Il direttore del laboratorio di Milanello: “Dal 2002 facciamo ricerche analitiche applicate al benessere dei giocatori. Oggi le possibilità sono immense”

02 Nov 2014

Domenico Aliperto

Milan Lab entra nella fase 2.0. Il centro di ricerche analitiche applicate al benessere dei giocatori rossoneri, che debuttò nel 2002 con risultati (anche sul campo) strabilianti, è ripartito quest’anno grazie alla tecnologia Sas. Un caso di eccellenza mondiale che deve molto al suo direttore, Daniele Tognaccini, e alle sue due grandi passioni: i numeri e l’attività agonistica. “Un connubio che mi accompagna da sempre, basti pensare che dedicai la mia tesi alla creazione di un software per la gestione dell’eduzione fisica alle scuole elementari. Il programma lo scrissi in Basic. Se penso a quello che possiamo fare oggi con gli analytics…”

Il Milan come accolse questo suo approccio?

All’epoca non si parlava molto di dati nello sport. Soprattutto, non se ne parlava in termini di informazioni, ma di numeri che difficilmente venivano tramutati in valore. A volte c’era addirittura timore, perché di fronte ai dati non si può più ignorare la realtà. Ma dopo aver compreso che non erano fini a se stessi, ma a supporto delle decisioni, la società ci ha dato sostegno per sviluppare un sistema autoapprendente, capace di fornire risposte precise sulla base di esperienze passate e registrate.

Qual è il meccanismo?

In base ai dati che raccogliamo in laboratorio con test specifici, spieghiamo al sistema come è – non come sta – la persona dal punto di vista numerico. Dopodiché analizziamo cosa mangia, la sua attività fisica, se e come recupera le energie. Immessi questi input, l’atleta ha a disposizione una sorta di navigatore del proprio corpo, un portale che gli suggerisce cosa è meglio fare per prevenire infortuni o per mantenere lo stato di benessere.

I dati si possono usare anche per lo scouting?

Nei processi di acquisizione di un giocatore, dal 2002 la stipula di ogni contratto passa prima da noi: la società ci commissiona una carta d’identità numerica che esprima i valori dell’atleta, le sue potenziali criticità e indichi gli aspetti su cui lavorare per arginarle. In questo modo inseriamo nel team una persona che abbiamo già imparato a conoscere.

A quando il monitoraggio sul campo?

Ogni allenamento del Milan è già monitorato, abbiamo realizzato insieme ad Adidas una maglia sensorizzata con la quale registriamo la reazione dell’organismo allo sforzo.

E durante le partite?

Fifa non ne ha ancora autorizzato l’utilizzo. Non capisco perché ci sia questo stop. Dal rugby al football al basket molte altre federazioni hanno intrapreso strade simili. Lo sport si sta spettacolarizzando sempre più: immaginiamo cosa significherebbe far sentire durante la diretta Tv il battito del cuore di un calciatore quando sta per tirare un rigore! Per questo credo che prima o poi ovvieranno.

Quali sono le prospettive per il Milan?

Al momento siamo il punto di riferimento non tanto per il calcio italiano, quanto per lo sport internazionale. Ogni settimana ci raggiungono delegazioni da ogni parte del mondo per studiare il nostro approccio. Ma non possiamo stare fermi: seguendo l’evoluzione tecnologica, negli ultimi due anni abbiamo setacciato tutti i test dall’inizio del programma (circa un milione di campioni) per estrarre informazioni nascoste. Adesso dobbiamo far sì che il nuovo sistema abilitato dalla tecnologia SAS impari bene quali sono le dinamiche che portano all’infortunio o che mantengono il benessere. Il passo successivo è il lancio, l’anno prossimo, di un’applicazione consumer che sfruttando l’esperienza di Milan Lab sarà capace di mettere in correlazione dati e abitudini di ciascun utente, fondandosi sui parametri reali individuali e non su statistiche generiche.

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