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LA PROROGA

Trade war, gli Usa concedono a Huawei altri 90 giorni di tregua

L’azienda cinese potrà continuare a onorare i contratti in essere con clienti. In ballo una trattativa che potrebbe mettere fine al blocco

19 Ago 2019

Antonio Dini

Si chiama “Temporary general license” e verrà estesa per altri 90 giorni a vantaggio di Huawei. In questo modo il gigante cinese potrà continuare ad approvvigionarsi di componenti critiche per i suoi prodotti. Lo scopo è consentire all’azienda cinese di onorare contratti già in essere, molti dei quali proprio con aziende americane, segnatamente aziende di telecomunicazioni locali, ad esempio in stati rurali della fascia centrale e meno densamente popolata degli Stati Uniti.

Il ministero per il commercio aveva consentito a Huawei inizialmente di continuare ad acquistare componenti ed altri beni presso i produttori americani subito dopo che era entrato in vigore il “divieto assoluto” di acquisto per l’azienda, finita nella blacklist dell’amministrazione Trump con altre quattro società cinesi (tra le quali la concorrente Zte). L’estensione doveva scadere il 19 di agosto, ma verrà rinnovata consentendo all’azienda cinese sia di continuare a fornire materiali per le reti di telecomunicazioni esistenti che a provvedere per l’aggiornamento dei suoi terminali connessi alle reti americane.

La situazione attorno alla licenza, che è diventata un fattore chiave per la contrattazione degli Stati Uniti nei suoi negoziati commerciali con la Cina, rimane fluida e la decisione di continuare a bloccare Huawei potrebbe cambiare prima della scadenza di lunedì, sostengono alcune indiscrezioni raccolte dalla stampa Usa.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping dovrebbero discutere di Huawei in una telefonata prevista in questi giorni, anche se non ci sono indicazioni ufficiali. Ma  Trump sottolinea che la “proroga” concessa a Huawei non è il primo atto di un disgelo che potrebbe portare alla fine del “ban”: “In questo momento – ha detto ieri raggiunto dai cronisti in New Jersey mentre stava per imbarcarsi sull’Air Force One – sembra chiaro che non faremo affari. Io non voglio fare business perché si tratta di una minaccia per la sicurezza nazionale”.

La questione è particolarmente rilevante anche per il suo valore simbolico oltre che per l’impatto commerciale ed economico. Quando il Dipartimento del Commercio Usa ha ordinato a Huawei di smettere di acquistare beni statunitensi, all’inizio di quest’anno, la mossa è stata vista come una vera forte escalation nella guerra commerciale tra le due principali economie del mondo.

Gli Usa hanno bloccato Huawei sostenendo che fosse coinvolta in attività contrare alla sicurezza nazionale americana o che comunque operasse nell’interesse di una potenza straniera. Inoltre, e nonostante le numerose e ripetute smentite di Huawei, gli Usa hanno accusato l’azienda di fornire telefoni e apparecchiature di rete che possono essere usate dalla Cina per spiare gli americani.

Così, il più grande produttore al mondo di apparati di rete per le telecomunicazioni ha il divieto di comprare parti e componenti americane necessarie a fabbricare i suoi apparecchi a meno che non sia fornito di licenze speciali. Numerosi fornitori americani di Huawei hanno fatto richiesta di queste licenze per poter vendere all’azienda. Il segretario al commercio Usa, Wilbur Ross, ha affermato di aver ricevuto oltre 50 richieste.

La dichiarazione è comprensibile pensando che nel 2018, dei 70 miliardi di dollari spesi da Huawei per comprare componenti per i suoi prodotti, ben 11 miliardi vengono direttamente da aziende americane come Qualcomm, Intel e Micron Technology. Oggi gli Usa dovrebbero confermare l’estensione della licenza temporanea per Huawei.

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