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Transizione digitale, allarme Europarlamento: “Troppa dipendenza da Cina e Russia”

In uno studio della commissione Itre nero su bianco i limiti della supply chain delle materie prime indispensabili a guidare la trasformazione: “Serve una strategia di approvvigionamento forte. Usa e Giappone gli esempi da seguire”

Pubblicato il 28 Dic 2022

Federica Meta

Giornalista

europa3, chip

Prodotti sviluppati con materie prime critiche (Critical Raw Materials – Crm) sono cruciali per realizzare la transizione digitale ma alla Ue manca una politica di approvvigionamento che riduca la dipendenza da Paesi esteri, in primis da Cina e Russia. E’ quanto emerge in uno studio di lavoro del Parlamento europeo richiesto dalla commissione Industria. “Lo stoccaggio strategico di prodotti contenenti materie prime critiche è una politica comune negli Stati Uniti, in Giappone, Corea del Sud e Svizzera – si legge nello studio – Da questi esempi si possono trarre i principi per lo stoccaggio europeo”.

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La dipendenza dalla Cina

Complessivamente, il principale Paese di dipendenza per le importazioni di gruppi merceologici, materie prime e componenti, necessari per la transizione verde e digitale è la Cina, “attore dominante nell’intera catena del valore delle cosiddette terre rare”, dall’estrazione alla raffinazione fino ad arrivare alla produzione di magneti.

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Ancora alla Cina ci si affida per le importazioni di batterie utilizzate per veicoli elettrici e accumulo di energia.

Ma le tensioni geopolitiche che vedono protaginista Pechino rendono fragile questo apporovvigionamento:  dal caso Taiwan, uno dei principali produttori di chip al mondo con il colosso Tsmc, fino all’allarme per il lavoro forzato nello Xinjiang, la provincia cinese che principale fornitore mondiale di pannelli solari e materie prime utilizzate per la loro produzione.

La dipendenza dalla Russia

Attualmente l’Unione Europea dipende dalla Russia per una quota significativa delle sue importazioni per tre materie prime critiche: platino, palladio e titanio. Materiali indispensabili per lo sviluppo della tecnologia dell’idrogeno e per la produzione di celle a combustibile.  Ma la guerra in Ucraina mette a rischio la supply chain e si rende necessario che la Ue guardi ad altri mercati. “La Ue deve avviare una nuova stagione di relazioni con questi Paesi”, sottolinea lo studio di lavoro del Parlamento, secondo cui però non è il commercio la via da seguire “poiché offre un margine limitato per aumentare la diversità  dei fornitori europei, dato che le tariffe sulle materie prime critiche sono già basse e questo limita l’efficacia di accordi di libero scambio nell’incentivare una diversificazione dell’offerta”.

Gli strumenti di politica non commerciale

Gli strumenti di politica non commerciale come l’assistenza allo sviluppo e la cooperazione internazionale, appaiono come opzioni più efficaci. Ma soprattutto, serve una politica vera di approvvigionamento, finora mancante, per le materie prime indispensabili.

Lo stoccaggio di prodotti contenenti materie prime critiche quali platino, palladio e titanio richiede settimane, al massimo mesi, mentre una transizione verde e digitale di successo richiede decenni per concretizzarsi.

L’azione di accumulo di scorte nella Ue, continua lo studio, attenuerebbe gli shock di approvvigionamento per le industrie manifatturiere nascenti e forti che sono vitali per le “transizioni gemelle”. E’ convinzione degli esperti che se lo stoccaggio venisse introdotto come misura politica, dovrebbe essere istituito anche l’ecosistema industriale associato.

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