LA RELAZIONE

Transizione digitale e Pnrr: spesi 1,2 miliardi su 12,8 di fondi

La Cabina di regia del governo approva il documento sugli obiettivi raggiunti grazie alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Intanto la Commissione europea pubblica il report sugli Stati membri: il nostro Paese premiato per Transizione 4.0 e nuovo Codice degli appalti

Pubblicato il 22 Feb 2024

Patrizia Licata

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Il governo italiano fa il punto sul progresso dei progetti del Pnrr con la “Quarta relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di Ripresa e resilienza”. Secondo il documento approvato dalla Cabina di regia dell’esecutivo, sui 45,6 miliardi di euro spesi al 31 dicembre 2023 per la realizzazione delle misure, ante revisione, i ministeri che hanno speso di più sono quello dell’Ambiente e della sicurezza energetica, con 14,021 miliardi (su un totale di risorse di 34,6 miliardi) e il ministero delle Imprese e del Made in Italy, con una spesa di 13,762 miliardi (su un totale di risorse di 19,6 miliardi).

Seguono il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, con una spesa totale di 6,055 miliardi (su 39,7 miliardi di risorse assegnate), il ministero dell’Università e della ricerca con una spesa di 1,386 miliardi (sui 11,7 miliardi assegnati) e il Dipartimento della Transizione digitale con una spesa di 1,244 miliardi di euro (sui 12,8 miliardi di risorse assegnate).

In base al report sull’attuazione diffuso dalla Commissione europea, l’Italia ha raggiunto il 39% degli obiettivi climatici e il 25,6% di quelli di digitalizzazione. Il nostro paese ha richiesto il 58% delle somme assegnate, pari al 37% dei target.

Pnrr, lo stato di attuazione 

Il ministero dell’Interno avrebbe registrato una spesa totale di 2,963 miliardi di euro ma, si legge nella relazione, “a seguito della revisione del Piano, la dotazione finanziaria” in capo al Viminale “si è ridotta da 12,4 miliardi di euro a 3,5 miliardi di euro. Il relativo dato di spesa al 31 dicembre 2023 passa di conseguenza da 2,9 miliardi di euro a 354 milioni”.

Tra le amministrazioni che, al 31 dicembre 2023, hanno speso meno per il Pnrr si registrano invece il Dipartimento per le Pari opportunità e la famiglia, con 200mila euro (su un totale di risorse pari a 10 milioni di euro); Consiglio di Stato e Tar con una spesa di 15 milioni (su 42 milioni di risorse); il Dipartimento per le Politiche di Coesione (che a seguito della revisione del Piano passa peraltro da una spesa di 26 milioni a una di 19 milioni di euro, su un totale di risorse pari a 1,3 miliardi); il Dipartimento dello Sport con 27 milioni di euro spesi sul totale di 700 milioni.

La categoria “Concessione di contributi a soggetti diversi da unità produttive” al 31 dicembre 2023 ha registrato il 94,5%  di spesa rispetto alla dotazione finanziaria complessiva delle misure in essa rientranti. Segue la voce “Concessione di incentivi ad unità produttive” con il 32,8%  di spesa rispetto al budget, nel cui ambito rientrano soprattutto gli interventi riferiti alle misure Ecobonus e Transizione 4.0.

L’Ue premia Transizione 4.0 e nuovo Codice appalti

La Commissione europea ha messo in evidenza, tra i progetti di punta del Pnrr, proprio quelli per la Transizione 4.0: con 13,8 miliardi di euro di crediti d’imposta per investimenti innovativi, si legge nella scheda pubblicata da Bruxelles, il Piano italiano sostiene la produttività e la competitività delle imprese finanziando gli investimenti materiali innovativi, come i macchinari abilitati dal software, e gli investimenti immateriali, come la modellazione 3D, la connettività in fabbrica, l’intelligenza artificiale e il machine learning; la ricerca e sviluppo per la transizione digitale e green e la formazione sulle tecnologie avanzate, dai dati all’Ai, dall’internet of things alla cybersicurezza.

Altro progetto del Pnrr evidenziato dalla Commissione come favorevole al mondo delle imprese è quello per la semplificazione delle norme sugli appalti pubblici con il nuovo Codice degli appalti, che dovrebbero ridurre sia i tempi di aggiudicazione che quelli di esecuzione inseriti nel Piano.

Sul fronte della PA digitale, l’Europa ritiene che il Piano italiano farà aumentare la diffusione dei servizi di e-government. In particolare, le pubbliche amministrazioni stanno adottando la soluzione di pagamento digitale “PagoPA” ed erogando servizi attraverso la piattaforma “IO” (aumento delle pubbliche amministrazioni rispettivamente del 71% e del 251% a fine 2023 rispetto al 2021). A queste iniziative si aggiungeranno le misure volte a semplificare e digitalizzare le procedure amministrative, migliorando l’efficacia della pubblica amministrazione per cittadini e imprese; e ad assumere e formare i dipendenti pubblici, contribuendo a creare personale più qualificato e ad aumentare l’attrattiva del settore pubblico.

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