EUROPA

Transizione digitale, von der Leyen: “Evitare dipendenza dalla Cina”

La presidente della Commissione Ue: “Delle 30 materie prime necessarie, 10 provengono dal Paese asiatico. Dobbiamo diversificare l’approvvigionamento e costruire nuovi legami con partner affidabili”

29 Ago 2022

Federica Meta

Giornalista

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Evitare la dipendenza dalla Cina nel processo di transizione digitale e verde. E’ questo il punto chiave dell’intervento della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, al Forum strategico di Bled in Slovenia. “Le transizioni verdi e digitali aumenteranno in modo massiccio il nostro fabbisogno di materie prime – ha puntualizzato von der Leyen – e bisogna evitare il rischio di una futura dipendenza dalla Cina dopo avere toccato con mano i pericoli della dipendenza energetica da un solo Paese”.

In particolare, ha elencato, serviranno più “litio per le batterie, silicio metallico per i chip, terre rare per produrre magneti per veicoli elettrici e turbine eoliche: la domanda di queste materie prime potrebbe raddoppiare entro il 2030 e la domanda europea di batterie al litio è destinata ad aumentare ad un tasso annuo del 40% tra il 2020 e il 2025”. Il problema, ha aggiunto, è che “delle 30 materie prime critiche oggi 10 provengono per lo più dalla Cina: dobbiamo quindi evitare di cadere nella stessa dipendenza del petrolio e del gas, non dobbiamo sostituire le vecchie dipendenze con nuove”. Secondo Von der Leyen, “dobbiamo assicurarci che l’accesso a queste materie prime non venga usato per ricattarci, diversificando l’approvvigionamento e costruendo nuovi legami con partner affidabili e affini in tutto il mondo”.

Il monito di Giorgetti

Nei giorni scorsi anche il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, aveva evidenziato la necessità di autonomia dalla Cina.

“E’ necessario condividere il principio di neutralità tecnologica altrimenti potremmo ritrovarci tra 10 o 20 anni a dover dire di essere dipendenti dalla Cina”, ha spiegato Giorgetti al meeting di Rimini, citando la combinazione irrinunciabile tra “la transizione energetica” e “la rivoluzione digitale”.

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“Quando parliamo di transizione energetica non possiamo ignorare che gran parte delle materie prime – ha detto Giorgetti ricordando la dipendenza energetica dalla Russia – arriva da un Paese che avrà il controllo di queste materie prime. Se andiamo avanti a occhi bendati in un’unica direzione, senza condividere il principio della neutralità tecnologica, tra 10 o 20 anni qualcuno si sveglierà e dirà che siamo dipendenti dalla Cina e se questa deciderà di non fornire determinate materie prime non potremo fare” per esempio il fotovoltaico oppure l’idrogeno e altro. Allo stesso modo Giorgetti guarda al digitale: “Quando parliamo di rivoluzione digitale – osserva – dobbiamo pensare anche a chi avrà il controllo del cloud. Le scelte che faremo oggi diranno, nel futuro, della nostra indipendenza e autonomia”.

Il ruolo della Cina nell’approvvigionamento delle materie prime

Sui chip e sulle terre rare per le materie prime necessarie per la transizione digitale si combatteranno le battaglie geopolitiche dei prossimi anni.  GlobalData ne evidenzia alcuni fattori, a partire dalla prolungata crisi dei chip e dal controllo della Cina sulle supply chain globali delle risorse minerarie. La transizione digitale e green (batterie elettriche turbine eoliche e pannelli solari, ecc.) si basa anche su materie prime come rame, nichel, cobalto, grafite, litio, molibdeno e altri ancora. 

Le sanzioni Usa sui chip, dicono gli esperti, saranno un ostacolo per la Cina nel breve termine, ma queste sanzioni hanno spinto la Cina a investire più di 1.400 miliardi di dollari in tecnologie avanzate, incluse le iniziative per dar vita a un colosso nazionale dei semiconduttori. Il risultato è che le sanzioni Usa avranno l’effetto non voluto di permettere alla Cina di diventare nel lungo termine un player globale e auto-sufficiente dei semiconduttori”.

Inoltre, il dominio cinese in molti settori tecnologici avanzati è lampante e i governi di Stati Uniti e Europa solo ora cominciano a cogliere le implicazioni di essere rimasti indietro“, sottolinea Clarke.

GlobalData stima che la crisi dei chip globale continuerà per tutto il 2022, ma con un allentamento della pressione nella seconda metà dell’anno, quando le aziende americane e europee aumenteranno la loro capacità. 

Nel frattempo sulla tech economy globale continuerà a pesare la presenza di un colosso dell’assemblaggio come Tsmc (Taiwan Semiconductor manufacturing company): gli analisti li definiscono un “collo di bottiglia”. 

Il Green Deal europeo rischia una strozzatura

Il controllo della Cina sui minerali e metalli di importanza strategica, soprattutto per le tecnologie energetiche green, è simile al controllo che l’Opec aveva sul petrolio nel passato, secondo l’analisi di GlobalData. Questo rende più che mai urgente lo sviluppo di una supply chain resiliente e sicura.

Di conseguenza nel 2022 i Paesi occidentali aumenteranno gli sforzi per ridurre la loro dipendenza dalla Cina per rifornirsi di questi minerali usati per i settori della tecnologia, delle energie rinnovabili e della difesa. Verranno ricercate “fonti alternative” incrementando gli investimenti pubblici e privati per salvaguardare la sicurezza nazionale e la capacità di innovazione.

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