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L'INTERVENTO

Trasformazione digitale, Rapari: “L’execution spetta alle aziende”

Ma solo il 14% delle imprese italiane è in fase avanzata o ha raggiunto gli obiettivi di digital transformation. Sul cammino ostacoli economici e culturali. Semplificazione ed efficientamento dei processi restano la priorità. L’analisi del presidente di Assintel

23 Mag 2019

Giorgio Rapari

Presidente Assintel

Per parlare di trasformazione digitale, non si può non sottolineare il ruolo attivo delle imprese italiane. Se infatti la politica e le istituzioni hanno tracciato le linee guida da seguire, ultimo esempio virtuoso è sicuramente il nuovo piano triennale Agid, è poi il tessuto imprenditoriale a farne da attuatore, a cogliere, incentivare e ampliare le opportunità che la trasformazione digitale offre.

L’utilizzo digitale del “dato” in tutte le sue forme è il paradigma di riferimento. In una società sempre più “data-driven” (once only è uno dei principi fondamentali indicati dal Piano Triennale Agid), il dato diventa il centro dei processi di business e delle reti di relazione con clienti, fornitori, amministrazioni, tanto da essere considerato il “nuovo petrolio”.

Ancor prima di parlare di conservazione digitale, che è uno degli anelli portanti della catena, dobbiamo avere coscienza di come le nostre aziende stanno maturando il percorso di trasformazione digitale. Questo naturalmente va fatto anche per le Pubbliche Amministrazioni.  Come Assintel abbiamo mappato lo stato dell’arte delle imprese utenti.

Il risultato è fatto di luci ed ombre: secondo il nostro Assintel Report, un terzo del totale delle aziende non ha ancora definito né attivato alcuna strategia di adozione. Solo il 14% è in fase avanzata o ha raggiunto gli obiettivi del proprio processo di trasformazione digitale.

Nel Sud Italia circa il 40% delle imprese mappate non ha implementato alcuna strategia o è in fase di programmazione. Un altro 40% circa ha invece definito la propria strategia, ma è in fase embrionale di implementazione; sono infine meno del 5 % le imprese che dichiarano di aver raggiunto gli obiettivi strategici che si erano prefissate. Il quadro che emerge è di un Sud Italia in rincorsa rispetto al Sistema Paese, esso stesso in ritardo rispetto agli standard europei.

Non occorre però scoraggiarsi, ma anzi è opportuno interrogarsi sulle cause di questo disallineamento. Gli ostacoli principali sono due: uno a livello economico, con le imprese che dichiarano di avere risorse finanziarie troppo limitate per attuare un percorso organico e soddisfacente. Secondo l’Assintel Report, nel caso specifico del Sud, le imprese contano per meno del 17% del totale degli investimenti ICT italiani. L’altro a livello culturale e di competenze. A questo proposito, vale la pena distinguere i due ambiti.

Sul fronte della cultura digitale delle imprese la strada da fare è molta e spesso in salita: più imprese ci sono, e noi ne abbiamo molte e soprattutto di dimensioni micro e piccole, più occorre un lavoro capillare fianco a fianco delle istituzioni, delle associazioni di categoria, dei territori (ed è quello che ad esempio Assintel fa a livello territoriale creando iniziative con le Cciaa e le varie Confcommercio).

Una riflessione sul lato istituzioni: la leva della normativa è un buon incentivo, ma spesso è vissuta solo come un obbligo e non come mezzo per cambiare approccio e trarne benefici (es. fatturazione elettronica e Gdpr)

Attività per cercare di ridurre il peso del fattore economico e stimolare investimenti strategici sono state intraprese. Esempi virtuosi sono i bandi a sostegno dell’innovazione, come quelli che derivano dal Piano Calenda Impresa 4.0. Ad esempio quello recente di Unioncamere Lombardia in accordo di programma con Regione Lombardia o della Cciaa di Roma, volti a favorire il finanziamento di progetti di innovazione.

Anche il problema competenze è all’ordine del giorno, tanto che lo abbiamo inserito nel Position Paper presentato al mondo politico a fine anno scorso. Il nostro Osservatorio delle Competenze Digitali, di cui Agid stessa ne è patrocinatore, evidenzia come vi sia un estremo bisogno di figure specializzate in ambito digitale, sia nelle imprese della domanda sia in quelle dell’offerta. Il sistema formativo non sembra essere in grado di starne al passo. Non solo, gli stessi ragazzi hanno bisogno di essere sensibilizzati e motivati a percorsi universitari Stem, ancora troppo poco.

L’economia “data-driven”, i big data, la customer journey, l’intelligenza artificiale, la blockchain, la cybersecurity, la realtà aumentata, cloud: il futuro per tutte le imprese, non solo quelle Ict è questo. Alla base di tutto c’è la digitalizzazione, la semplificazione e l’efficientamento dei processi di acquisizione e delle modalità di gestione delle informazioni. E tutto ciò è possibile se e solo se le informazioni vengono concepite, archiviate e gestite in modalità digitale (nel Piano Triennale Agid lo chiama “digital by default”) e con standard di interoperabilità.

Il primo step nella direzione giusta è stato l’inizio del percorso verso la totale automazione di flussi e processi documentali. Certo, siamo ancora a uno stato parziale di sviluppo, come leggo nel piano triennale Agid Il fatto però che, secondo l’indagine dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, questo sia un settore di crescente importanza nella gerarchia delle iniziative della PA, con la previsione di azioni quali la creazione di Poli di conservazione, fa ben sperare per il futuro.

Diventa allora fondamentale avere un impianto normativo che sia pragmatico, sensato, e che dia benefici visibili alle imprese e ai cittadini. Ed è su questo che noi, come Associazione di riferimento delle imprese Ict, vogliamo essere in prima linea, pronti e disponibili a dialogare con le Istituzioni. Ad esempio, per garantire uniformità e allineamento tra la produzione di documenti digitali e la relativa conservazione del patrimonio informativo.

Ancora, ribadisco, diventa necessario disporre di competenze altamente specializzate. In Assintel lo abbiamo interpretato creando una forte simbiosi con il mondo della formazione di base, con le Università, con le Istituzioni e con tutti i soggetti impegnati nella formazione di talenti. A questo proposito, i percorsi formativi in gestione e conservazione dei documenti digitali che sono stati presentati oggi, rappresentano una best practice da replicare su scala più ampia.

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