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LA GUERRA COMMERCIALE

Trump, escalation anti-Pechino: no alle acquisizioni di imprese hi-tech Usa

Il divieto a cui lavora il dipartimento del Tesoro riguarderebbe le aziende di proprietà cinese almeno al 25%. Invocato lo “Ieepa”, la legge sulla sicurezza nazionale che dà al presidente poteri extra sulle politiche commerciali

25 Giu 2018

Patrizia Licata

giornalista

Dall’amministrazione Trump sono in arrivo nuove misure anti-Cina e mirano, ancora una volta, a difendere l’hitech americano contro lo spostamento di conoscenze verso i concorrenti cinesi. Il dipartimento del Tesoro sta preparando un provvedimento che vieterebbe alle aziende di proprietà cinese almeno al 25% di comprare aziende americane con “tecnologie industrialmente significative”, secondo quanto riferito da portavoci del governo statunitense. Il provvedimento sarà annunciato venerdì e la soglia della proprietà cinese che farebbe scattare il divieto potrebbe cambiare.

Il presidente degli Usa Donald Trump spinge così ai massimi livelli il braccio di ferro commerciale con la Cina, con la prevista escalation dopo l’approvazione dei dazi sui prodotti hitech cinesi che entreranno in vigore il 6 luglio a partire da un sottogruppo di merci del valore di 34 miliardi di dollari, con la possibilità di estendersi a un totale di importazioni cinesi da 450 miliardi di dollari.

Gli Stati Uniti di Trump accusano la Cina di politiche anti-concorrenziali con cui Pechino non solo protegge le imprese nazionali ma impone l’ingresso ai player stanieri in condizioni controllate, come le joint venture in Cina con imprese locali, col rischio di sottrazione di proprietà intellettuale.

Le restrizioni allo studio del dipartimento del Tesoro mirerebbero alle imprese attive in settori ad alto contenuto tecnologico i cui prodotti e servizi rientrano nel piano industriale Made in China 2025, già nel mirino delle politiche di Trump degli ultimi mesi.

La strategia Made in China 2025 ha tra i suoi obiettivi il potenziamento del ruolo della Cina in settori come It avanzato, aerospazio, ingegneria marina, farmaceutica, veicoli con energie alternative, robotica. Secondo il Wall Street Journal anche il dipartimento del Commercio e il National Security Council stanno valutando controlli “rafforzati” sulle esportazioni di tecnologie strategiche e sensibili per evitare che arrivino in Cina.

Reuters riporta che il dipartimento del Tesoro invocherà il ricorso alla legge Ieepa (Emergency Economic Powers Act) del 1977 per restringere le acquisizioni di aziende americane da parte di player cinesi in nome della sicurezza nazionale, anche se il veto andrebbe a colpire accordi non ancora siglati, senza intaccare quelli esistenti.

Trump ha annunciato a maggio l’intenzione di imporre un dazio del 25% sull’importazione di beni hitech provenienti dalla Cina, molti dei quali contenenti “tecnologie rilevanti sul piano industriale” e contemplati nel piano Made in China 2025. “Per proteggere la nostra sicurezza nazionale, gli Stati Uniti metteranno in atto specifiche restrizioni agli investimenti e maggiori controlli sull’esportazione di persone e entità cinesi connesse con l’acquisizione di tecnologie industrialmente significative”, aveva fatto sapere la Casa Bianca, aggiungendo che gli Stati Uniti sono impegnati a proteggere la tecnologia e la proprietà intellettuale americana, fermare il trasferimento di importanti tecnologie industriali e brevetti verso la Cina e aumentare l’accesso al mercato cinese per le aziende statunitensi. Gli Usa vogliono chiedere alla Cina di rimuovere “tutte le sue barriere al libero commercio, incluse quelle non monetarie, che rendono più difficile per le imprese americane fare affari in Cina e perpetuano un ambiente competitivo sleale verso le imprese estere”. Immediata la replica di Pechino che ha detto che valuterà dazi equivalenti su merci statunitensi.

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