ULTRAHD

Tv ad altissima definizione, tecnologia più avanti dei contenuti

Video Industry Survey di Eutelsat: le nuove tv si fanno largo, ma il roll out degli schermi in UltraHd non è supportato abbastanza da un’offerta adeguata di serie e film. Vincente il modello di business Vod, Tv lineare destinata a perdere terreno. Renato Farina: “Presidiamo con l’alta qualità il processo di transizione”

22 Feb 2017

R.C.

Nuove Tv all’arrembaggio: in altissima definizione o, ancor più spinte, in realtà virtuale, gli schermi del futuro si vanno facendo largo e imprimono svolte di sistema all’intera industria del settore. La doppia fotografia – superHD e VR – la offre il report Video Industry Survey di Eutelsat. Sul fronte Tv in altissima definizione emerge che la tecnologia è più avanti dei contenuti. Per quanto riguarda invece la virtual reality il comparto risulta ancora in fase iniziale di affermazione, ma fortemente trainato dal gaming.

Il 35% dei player Tv mondiali offre già l’Ultra HD e un altro 31% pianifica di offrirla da ora al 2022. Al momento sono 60 nel mondo i canali o servizi HD/4K, ma nel 2025 saranno 785 i canali satellitari. In queste settimane il provider satellitare precisa di aver toccato il culmine con l’arrivo del canale HD numero 1000 trasmesso sulla propria flotta.

Ma c’è un problema: il roll out degli schermi che permettono una visione dettagliatissima delle immagini non trova ancora il supporto di un’adeguata offerta di contenti. Così la pensa il 63% degli stakeholder. La percezione da parte della maggior parte dell’industria è che sì, negli ultimi 12 mesi siano aumentati i cataloghi “in altissima definizione” grazie a nuove serie tv e eventi live sportivi. Ma si ritiene comunque che il lancio di schermi UHD sia ancora poco “spinto” da film e serie: un fattore che rischia di frustrare i consumatori.

Secondo il rapporto Eutelsat la piattaforma ideale, per l’ultraHD, per il 42% degli stakeholder della filiera è il satellite, seguito dalla Tv fibra-Iptv, per il 17%.

L’accelerazione impressa alla diffusione della tecnologia impone all’“ecosistema UltraHD” una ricerca: il modello di business. A oggi per l’UltraHD vengono considerati ideali (dal 78% degli intervistati) i business model che permeano il video on demand in streaming: modelli che guideranno il settore anche fra 3 anni. Rilevante ancora, però, il ruolo attribuito al modello Payt-Tv lineare (78%). Anche il business model del broadcast push Vod viene visto come importante, a differenza dei modelli free to air e dei pacchetti, considerati inadatti all’offerta di contenuti in altissima definizione.

Per quanto riguarda l’Italia sono i 100 canali in alta definizione del nostro Paese a guidare il processo Hotbird di Eutelsat. Sulla posizione ammiraglia del provider risulta particolarmente spiccato l’incremento dell’HD nell’ambito di un processo globale segnato da un dato eloquente: 240 nuovi canali HD lanciati nel 2016, pari al numero totale dei canali varati durante i due anni precedenti. A 13° Est si contano 250 canali in Alta Definizione, in pratica 1 su 4 dell’intera offerta televisiva di Hotbird. Tra i fattori di crescita, la progressiva adozione dell’HD da parte di alcuni broadcaster pubblici. Tra questi, la Rai che da gennaio 2017 trasmette tutti i suoi 13 canali in versione HD sulla piattaforma satellitare gratuita Tivùsat, e CCTV con il recente varo di 3 canali HD. E poi ci sono i nuovi contenuti premium diffusi da operatori pay come Sky Italia – con una sessantina di canali HD – Polsat, nc+ e Nova, e l’ondata di nuovi canali satellitari in chiaro tra cui Euronews HD e Al Jazeera English. Eutelsat intensificherà la presenza “al fianco di ciascun player del settore – ha detto l’ad Eutelsat Italia Renato Farina – per affrontare questo processo di transizione con l’obiettivo di garantire alta qualità agli utenti attraverso un’offerta al passo coi tempi”.

La realtà virtuale ha ancora strada da fare. Nonostante il 44% delle aziende Tv stiano già contemplando l’ipotesi di adozione della tecnologia, il 56% è ancora restio all’innovazione in questo senso. E’ il gaming individuale a giocare il ruolo principale fra le applicazioni più “votate” alla realtà vrtuale (per il 69% degli intervistati), seguito dal gaming online collettivo, dallo sport (46%), dagli eventi live, dai contenuti generati dagli utenti (22%). Solo il 16% della torta viene attribuita a film e serie Tv. A guidare la carica della domanda sono i millennial (12-30 anni) specie sul fronte di online gaming e user generated content. Mentre la generation X (30-55 anni) traina la realtà virtuale grazie a eventi live, con o senza sport.

Non c’è partita, però, per la realtà virtuale all’interno dei canali lineari, secondo il 65% degli intervistati. Che invece individuano lo sviluppo della tecnologia adatto a eventi live e formati video on demand e pay per view.

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