STRATEGIE

Twitter, ecco chi sono gli investitori. Il “piano” Musk inizia a delinearsi

I documenti della Sec rivelano che il secondo maggior azionista è il principe saudita Alwaleed bin Talal e che un ruolo chiave nella proprietà resta al co-fondatore Jack Dorsey. Il magnate di Tesla e Space X – che assume il ruolo di ceo del social network – spinge sul servizio in abbonamento, a 8 dollari mensili, che potrebbe includere l’accesso ai giornali con paywall

02 Nov 2022

Patrizia Licata

giornalista

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Si definiscono i contorni della scalata di Elon Musk a Twitter: il magnate sudafricano ha confermato di essere il nuovo ceo della piattaforma social, grazie anche al sostegno di Jack Dorsey, co-founder e guida storica del sito, nonché amico di Musk. L’imprenditore, che già è ceo di Tesla e di SpaceX, dovrebbe restare al timone in via temporanea.

Il secondo maggior investitore della società (dopo Musk) è il principe saudita Alwaleed bin Talal, che ha spostato quasi 35 milioni di azioni Twitter attraverso la Kingdom Holding co. dell’Arabia Saudita, per un valore di circa 1,9 miliardi di dollari. I dettagli della struttura di Twitter emergono dai documenti presentati da Musk alla Sec (Security and exchange commission), il regolatore di Borsa americano. Inoltre, dall’8 novembre Twitter non sarà più quotata in Borsa.

Altre indicazioni arrivano dallo stesso Musk che continua a scrivere numerosi tweet in merito a questa fase di trasformazione della piattaforma dei cinguettii. Tra le novità, il prezzo di 8 dollari al mese per la spunta blu, il badge di autenticità degli account Twitter, e, forse, anche accesso ai giornali con paywall incluso nell’abbonamento a Twitter Blue. 

La proprietà araba della nuova Twitter

La Kingdom Holding di Alwaleed è posseduta al 16,9% dal fondo sovrano dell’Arabia Saudita e presieduto dal principe ereditario Mohammed Bin Salman. Il principe Alwaleed bin Talal è stato uno dei primi investitori in Apple e Uber.

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Il trasferimento di azioni dalla vecchia alla nuova Twitter di Musk ha attirato l’attenzione dei politici statunitensi, tra cui Chris Murphy, un senatore del Connecticut, che ha espresso disagio per la proprietà straniera della società e ha chiesto un’indagine sulle implicazioni per la sicurezza nazionale.

L’acquisto di Twitter da parte di Musk è stato garantito con il finanziamento di numerosi altri investitori, tra cui Larry Ellison, il co-fondatore della società di software Oracle, e Qatar Holding, controllata dal fondo sovrano del Qatar.

Un altro importante investitore è l’exchange di asset digitali Binance, che ha fornito 500 milioni di dollari all’operazione di Musk, indicando, tramite il ceo , che ciò che li ha convinti del progetto è il forte accento sulla libertà di parola.

Il ruolo dell’ex ceo Jack Dorsey

L’ex ceo Jack Dorsey continuerà ad avere un ruolo nell’azionariato della nuova Twitter: Dorsey ha accettato di trasferire la sua partecipazione (pari al 2,4%, 18 milioni di azioni, valore 1 miliardo di dollari) alla nuova compagine di Musk. Dai documenti della Sec risulta che Dorsey ha accettato il trasferimento ad aprile, per poi renderlo operativo giovedì scorso, il giorno in cui Musk è diventato ufficialmente il proprietario di Twitter.

Jack Dorsey, che si è dimesso dalla carica di amministratore delegato di Twitter a novembre 2021 e ha lasciato la società a maggio, è sempre stato in buoni rapporti con Musk e un entusiasta sostenitore di Musk come imprenditore visionario e della sua offerta di acquisizione.

Ad aprile scorso Dorsey ha descritto Musk come “l’unica soluzione di cui mi fido” per risolvere i problemi di Twitter, in particolare i bot, aggiungendo: “Mi fido della sua missione di estendere la luce della coscienza”. Il 23 agosto Musk ha citato in giudizio Dorsey per ottenere da lui informazioni sugli account falsi e sulle metriche utilizzate per il loro conteggio.

Alla fine di agosto Dorsay ha detto che “il problema più grande e il mio più grande rimpianto” è che Twitter “sia diventata un’azienda”e che ora sia “di proprietà” di Wall Street. Per il co-fondatore la mossa giusta è rendere Twitter di nuovo privata.

Il badge blu a 8 dollari al mese

Quanto agli account verificati con la spunta blu, Twitter farà pagare il servizio 8 dollari al mese, ha twittato Musk, scrivendo che in questo modo si darà “potere al popolo” anziché continuare ad avere un sistema classista (“lords & peasants system”, lo ha definito Musk), in base al quale alcuni possono pagare per la spunta e altri no. Tanto più, ha aggiunto, che il prezzo verrà modulato in base al reddito medio dei diversi Paesi. L’obiettivo di Musk è rendere Twitter meno dipendente dalla pubblicità e arginare il fenomeno degli account falsi.

Musk ha anche detto che gli abbonati al servizio del badge blu avranno la priorità nelle repliche ai tweet, nelle menzioni e nella ricerca e potranno postare video e audio più lunghi. Inoltre, vedranno metà delle ads degli utenti senza spunta. Musk ha anche offerto agli abbonati accesso ai siti degli editori che vorranno accordarsi con Twitter per questo servizio in più.

Cambi ai vertici

Elon Musk ha concluso l’acquisizione di Twitter, costa 44 miliardi di dollari, la scorsa settimana. L’imprenditore ha mandato via i quattro top manager, tra cui il ceo Parag Agrawal, ma non licenzierà molti dei 7.500 dipendenti per non pagare i bonus, ha chiarito lo stesso Musk con un tweet smentendo le notizie dei media Usa.

Secondo indiscrezioni di Reuters, altri manager stanno volontariamente lasciando l’azienda: tra questi, i direttori del marketing e della pubblicità.

Si ritirano alcuni grandi investitori pubblicitari

In attesa che vengano chiarite le eventuali nuove policy sulla moderazione dei contenuti della piattaforma, nel frattempo, alcuni grandi investitori pubblicitari hanno annunciato di voler ritirare la presenza dei propri contenuti di advertising. La prima “big” a muoversi sospendendo la pubblicità è stata General Motors,  seguita da Interpublic Group of Companies (un gruppo di agenzie di comunicazione nato nel 1961 e che ha in portafoglio clienti del calibro di  Cvs Pharmacy, Nintendo e Unilever), e la global media agency Havas Media. In una lettera citata dal Wall Street Journal Interpublic Group of Companies invitava i propri clienti a sospendere la spesa pubblicitaria se Musk avesse proseguito nei suoi piani “per minare gli standard della comunità, inclusa la moderazione dei contenuti”.

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