STRATEGIE

Twitter, Musk pensa alla formula abbonamento senza pubblicità

Annunci troppo frequenti e di grandi dimensioni: un piano per chi vuole evitarli. Chiarimenti sul totale dei dipendenti del social: sono 2.300 e non 1.300, e in centinaia lavorano alla trust&safety. Al via la testimonianza in aula al processo per i tweet sul delisting di Tesla

Pubblicato il 23 Gen 2023

A. S.

musk

La strategia per il rilancio di Twitter passa anche da una nuova linea sulla pubblicità. A spiegarlo è il nuovo proprietario del social network, Elon Musk, che proprio in queste ore ha annunciato la propria volontà di proporre agli utenti “un abbonamento più costoso che consentirà di non avere pubblicità”.

Un segnale di cambiamento

La nuova formula sarebbe un segnale di cambiamento importante rispetto al modello di business che Twitter ha adottato finora, e che prevedeva compre principale fonte di introiti proprio la pubblicità mirata per i propri utenti. “Gli annunci sono troppo frequenti e troppo grandi su Twitter – spiega Musk – Agiremo su questi due parametri nelle prossime settimane”.

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Tutti i numeri sui dipendenti

Musk ha voluto anche fare chiarezza sui numeri dell’organico di Twitter, dopo che negli ultimi giorni alcune indiscrezioni di stampa avevano anticipato che in azienda sarebbero rimasti soltanto 1.300 dipendenti rispetto ai 7.500 che la società contava a fine 2021.

I dipendenti attualmente attivi sulla piattaforma social, ha specificato Musk con un tweet, cono circa 2.300. Con lo stesso messaggio il fondatore di Tesla e SpaceX ha anche smentito le voci sullo smantellamento della divisione “trust&safety”: “Ci sono centinaia di dipendenti che lavorano per il trust&safety, insieme a migliaia di contractor”, ha specificato, aggiungendo anche che non sta utilizzando su Twitter dipendenti in prestito: “Meno di 10 persone lavorano per Twitter da altre mie società”, ha concluso.

Delisting “annunciato”, la testimonianza al processo

Sabato 21 gennaio, intanto, Musk è stato impegnato nella testimonianza in aula per il processo che lo vede imputato come autore di una serie di Tweet, nel 2918, in cui annunciava essere riuscito a mettere insieme il denaro necessario per il delisting di Tesla.

A intentare la causa è stato un azionista del produttore di auto elettriche, che contesta come l’affermazione dell’imprenditore non fosse veritiera e fosse il sintomo di un atteggiamento sconsiderato, quello di rendere pubblico un progetto – quello dell’uscita dalla borsa – che ancora non era stato definito nei particolari.

Rivolgendosi alla Corte Musk ha sottolineato il fatto che a suo modo di vedere non ci sia nessuna relazione di causa-effetto tra i suoi tweet e l’aumento del prezzo delle azioni della casa automobilistica.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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