Uber, esplode la rabbia dei tassisti di tutto il mondo - CorCom

LA MOBILITAZIONE

Uber, esplode la rabbia dei tassisti di tutto il mondo

Riuniti ad Aversa, in Belgio, i sindacati di 17 Paesi cercano una strategia comune per contrastare la app. La Fit-Cisl: “Non vogliamo fare una battaglia contro la modernità, ma tutelare lavoratori e utenti”

20 Set 2016

Federica Meta

Hanno preparato un dossier di 62 pagine. Per raccontare le difficili relazioni tra Uber e i tassisti, da due anni a questa parte: gli scioperi, le cause, la mancaza di un quadro normativo certo, le violazioni della legge quanto a ore lavorate, il rapporto con il fisco. Oggi e domani i sindacati di 17 paesi – per l’Italia c’è la Fit-Cisl – si ritrovano da Aversa, in Belgio, per decidere una strategia comune ed efficace per contrastare Uber.

“L’appuntamento è l’occasione per fare il punto della situazione su Uber paese per paese, sia dal punto di vista legale che sindacale, e per rafforzare il coordinamento internazionale tra le sigle sindacali, in modo da rendere le loro azioni più efficaci e risolutive – spiega la Fit Cisl – Non vogliamo fare una battaglia contro la modernità, ma per i diritti dei lavoratori, perché da 7 anni, cioè da quando è nata Uber, restano irrisolte le questioni relative ai criteri di sicurezza per passeggeri e autisti; ai diritti contrattuali e quelle sulla fiscalità”.

Ma l’Italia come si sta muovendo sul fronte normativo? A luglio è stato votato un emendamento al ddl Concorrenza che delega il governo ad intervenire entro un anno con una legge quadro e anche l’Autorità dei trasporti da tempo incoraggia una regolamentazione ad hoc). Inoltre due recenti sentenze, una del tribunale di Torino l’altra di Milano “hanno stabilito ricorda ancora la Fit Cisl – che Uber Pop viola la legge del servizio pubblico non di linea, le regole dunque ci sono e vanno rispettate. Anche se la qualità del servizio deve crescere anche tra i tassisti: più tecnologia e conoscenza delle lingue”.

Uber intanto continua a macinare clienti. Anche se i conti non brillano (ha perso un miliardo nei primi sei mesi di quest’anno, secondo Bloomberg), l’azienda californiana rilancia con l’auto a guida autonoma e la consegna a domicilio di pizza e sushi, anche a Milano dopo Londra e Parigi.

A luglio inoltre Uber ha siglato un accordo la concorrente cinese Didi. L’intesa prevede la vendita delle proprie attività ai cinesi. Grazie a questa fusione nascerà un gigante da circa 35 miliardi di dollari di capitalizzazione. Nelle mani di Uber rimarrà una quota del 20% della compagnia che nascerà dalla fusione tra i due player, mentre l’azionista della divisione cinese del gruppo, Baidu, riceverà una quota del 2,3%.

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