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LA PARTITA

Uber, il board si prepara al post-Kalanick

Le dimissioni del ceo aprono nuovi scenari nella governance della compagnia Usa. A determinare gli equilibri saranno le new entry che hanno preso posto nel cda nei mesi scorsi, dopo i casi di molestie sessuali

22 Giu 2017

Andrea Frollà

Amministratore delegato, capo del settore operativo, responsabile del settore finanziario e direttore della divisone engineering. La lista delle vittime dello scandalo sulle molestie sessuali che ha travolto Uber è piuttosto lunga e ricca di nomi importanti. E l’addio alla carica di ceo annunciato ieri dal fondatore Travis Kalanick, che resterà comunque seduto nel board, ha dato la botta definitiva alla vecchia guardia di una delle startup più finanziate del mondo.

Come spiega bene la ricostruzione fornita dal Financial Times il board di Uber, composto di otto membri, esce profondamente modificato dallo scandalo sulle molestie sessuali. Del board che c’era prima che scoppiasse il caso sono rimasti ormai solo 3 membri: Kalanick e due suoi alleati, cioè il co-fondatore Garrett Camp e il vicepresidente Ryan Graves.

Gli altri cinque membri di Uber sono new entry, rappresentano il fronte degli investitori dell’azienda, che poi sono quelli che hanno costretto Kalanick ad andarsene, e altre personalità indipendenti. Ieri anche Bill Gurley, partner del fondo di investimento Benchmark, ha infatti gettato la spugna. Un uscita pesante perché il 50enne è una sorta di leggenda negli ambienti dell’hi-tech Usa, uno dei migliori analisti tecnologici in circolazione tra l’altro molto ferrato nel campo finanziario.

Al suo posto arriva Matt Cohler, un suo collega di Benchmark, che però non avrà la stessa benevolenza del predecessore nei confronti di Kalanick. La settimana scorsa se ne era andato invece David Bondermann, enfant terrible della finanza e rappresentante del fondo di private equity Tpg, che ha avuto la malsana idea di fare battute sessiste e fuori luogo proprio nel momento in cui la società era sotto accusa per molestie sessuali. Al suo posto è arrivato un altro rappresentante di Tpg, il collega David Trujillo.

Nel board restano due membri esterni: Yasir Al Rumayyan, del Saudi Arabia Public Investment Fund e Arianna Huffigton, approdata a Uber un anno fa, fondatrice dell’Huffington Post e rappresentante della quota rosa di Uber cresciuta dopo lo scandalo. Una settimana fa è arrivata ad affiancarla nel board, Wan Ling Martello, executive di Nestle. Fuori dal cda, ma destinate a scalare i vertici manageriali della compagnia, ci sono poi altre due donne: Frances Frei, professoressa della Harvard Business School, e Bozoma Saint John, ex Apple Music.

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