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Uber sfida Google sulle mappe e si compra deCarta

Annunciata l’acquisizione della startup di San Jose che produce software per mapping, location e search. Le mappe per la navigazione sui veicoli si faranno in casa

05 Mar 2015

Patrizia Licata

Uber vuole potenziare il suo servizio per la chiamata del taxi da smartphone e al tempo stesso affrancarsi dalla dipendenza dalle mappe di Google. La più nota società delle taxi app, in rapida espansione mondiale e al centro di diverse polemiche relative alla sicurezza del suo servizio e alla concorrenza con il classico servizio taxi, ha messo a segno la sua prima acquisizione, annunciando l’accordo per comprare deCarta, produttore di software per il mapping e prodotti per la ricerca di San Jose, California. Uber non ha fornito dettagli sui termini finanziari dell’accordo ma ha indicato che si aspetta la chiusura del deal questa stessa settimana e che userà le tecnologie di deCarta per affinare la sua offerta con proposte come il car-pooling e per migliorare il servizio attuale, per esempio dando ai clienti una stima più accurata del tempo di attesa.

La mossa evidenzia dunque non solo l’intenzione di Uber di accelerare lo sviluppo di un sistema proprietario di mappe – come del resto già annunciato il mese scorso dal chief product officer Jeff Holden – ma anche di prepararsi all’eventualità che Google stessa le faccia concorrenza. Poche settimana fa Bloomberg aveva scritto che Mountain View starebbe lavorando a una sua applicazione per il car pooling, cioè l’offerta di passaggi su auto private per condividere il tragitto e i costi del trasporto. Il Wall Street Journal ha poi spiegato che gli ingegneri di Google stanno solo testando una app interna, rivolta ai dipendenti di Big G per recarsi al lavoro, e non una taxi app concorrente di Uber, tuttavia è chiaro che quest’ultima vuole premunirsi.

Uber ha completato a dicembre un round di finanziamenti per 1,2 miliardi di dollari, che ha portato la sua valutazione a oltre 40 miliardi. Il gruppo ha detto di aspettarsi un nuovo finanziamento da 1 miliardo di dollari, perché la domanda degli investitori resta alta.

Finora Uber ha messo insieme dagli investitori quasi 6 miliardi di dollari, una cifra-record che però non ha mai usato per fare acquisizioni; la società si è invece concentrata sul finanziamento dell’espansione delle sue operazioni internazionali, abbassando contemporaneamente le tariffe del suo servizio per renderlo sempre più competitivo (anche perché nel frattempo sono sorti diversi concorrenti).

DeCarta lavora su servizi di location e mapping, per esempio fornisce ricerca dentro le mappe e indicazioni stradali. Con sede nella Silicon Valley, è stata fondata nel 1996 e vende i suoi servizi di navigazione anche ad aziende di grosse dimensioni, come General Motors e Samsung.

Il testa a testa tra Uber e Google non si esaurisce al settore delle mappe: come noto, Google sta sviluppando una tecnologia per auto senza conducente e Uber ha di recente annunciato un suo laboratorio di robotica, fuori dalla Silicon Vallley, dove studierà insieme alla Carnegie Mellon University i sistemi per auto che si guidano da sole.

Google resta comunque tra i principali investitori di Uber; uno dei top manager di Big G, David Drummond, siede nel Cda della società di San Francisco.

Anche Apple ha cercato di liberarsi dalla dipendenza dalle mappe di Google, costruendo la sua app Maps; tuttavia la qualità di questa applicazione è stata molto criticata al suo lancio nel 2012, segno che eguagliare la tecnologia di location, navigazione e search di Google non è facile. Uber sembra pronta a scommettere che con la tecnologia di deCarta potrà offrire un prodotto convincente ai suoi utenti sparsi già per 250 città di 54 paesi.