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Ue, la Eff chiede un “porto sicuro” per gli Isp

Nessuna responsablità per i provider in merito ai contenuti che transitano sulle reti: questa la richiesta della Electronic Frontier Foundation in vista della nuova direttiva sull’e-commerce. “Privacy e libertà di espressione vanno tutelati”

29 Nov 2010

Gli Isp non possono essere ritenuti responsabili per i contenuti
che viaggiano in rete e per le attività online dei loro utenti e
non spetta a loro rimuovere i contenuti a meno che non vi sia
l’ordine da parte di un tribunale. E’ la richiesta avanzata
dalla Electronic frontier foundation che, in risposta alla
consultazione pubblica indetta dalla Commissione europea sulla 2000
Eu eCommerce Directive, è intervenuta per chiedere massima tutela
della libertà di espressione e del diritto alla privacy degli
utenti di Internet e raccomandare alla Commissione europea di
preservare le limitazioni alla responsabilità legale dei
cosiddetti “intermediari di Internet”.

La eCommerce Directive, che regola un’ampia gamma di attività
online nell’Unione europea, include alcuni principi detti di
"safe harbour" o "porto sicuro" che limitano la
responsabilità per il contenuto dei dati trasmessi o conservati
dagli Isp e da quelle società che su Internet agiscono come puri
trasportatori o ospiti dei dati stessi. La Eff chiede alla
Commissione di confermare l’applicazione dei principi del safe
harbour a motori di ricerca, piattaforme basate su contenuti
user-generated, siti di aste, aggregatori di contenuti,
intermediari di cloud computing e servizi web 2.0.

Ancora, la Foundation chiede alla Commissione di confermare un
altro principio difeso dalla eCommerce Directive: nessun obbligo
per gli intermediari di Internet a monitorare le loro reti e
piattaforme. La Eff ribadisce che Isp e società simili non
vogliono assumersi l’onere di controllare l’eventuale
svolgimento di attività illecite sulle loro reti, come le
violazioni di copyright, per avere in cambio una limitazione della
loro responsabilità.

“Questo principio è necessario per proteggere il diritto
fondamentale dei cittadini alla privacy, che è alla base del
diritto di libertà di espressione e associazione”, afferma la
Eff. “Abbiamo fornito prove alla Commissione di come il sistema
di notifica e eliminazione dei contenuti previsto negli Usa dal
regime Dmca abbia sì aiutato a promuovere la libertà di
espressione dando certezza legale agli intermediari, ma ha anche
portato all’ingiusta rimozione di alcuni contenuti user-generated
negli Stati Uniti”. Perciò la Eff raccomanda alla Commissione di
sancire con chiarezza che un intermediario di Internet che ospita i
contenuti non deve avere l’obbligo di rimuovere i contenuti
stessi a meno che non lo chieda ufficialmente una corte di
giustizia.