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IL PIANO

Una scuola all digital, ecco le 16 azioni del governo

La ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli: “Sul piatto oltre 150 milioni destinati a 1 milione e mezzo di studenti”. Laboratori innovativi, Ict contro la dispersione scolastica e strumenti per i docenti i pilastri. In campo anche strategie contro le fake news

19 Set 2017

Federica Meta

Una scuola più inclusiva e digitale. La disegna sul Sole 24 Ore la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli delineando le strategie del governo.

“Qualche esempio delle novità previste: abbiamo lanciato a luglio il Piano per l’educazione alla sostenibilità, pensato per trasformare il sistema di istruzione e formazione – dalla scuola al mondo della ricerca – in agente di cambiamento verso un modello di sviluppo sostenibile, facendo in modo che in ognuno degli ambiti di intervento le politiche del Miur siano coerenti con i 17 obiettivi dell’Agenda 2030″, scrive Fedeli.

“Per l’educazione civica digitale stiamo elaborando un Piano di intervento – annuncia – contrastare il linguaggio dell’odio, fornire alle ragazze e ai ragazzi conoscenze e strumenti per riconoscere le “bufale” e le cosiddette “fake news” è fondamentale per restituire al Paese un dibattito pubblico non inquinato da manipolazioni e interessi di parte”.

E per quanto riguarda l’innovazione didattica, diventano sempre più strutturali l’Alternanza Scuola-Lavoro e il Piano Nazionale Scuola Digitale. La prima va a regime: 1,5 milioni di giovani quest’anno saranno coinvolti. “Per loro arriva la piattaforma per la gestione dell’Alternanza e per favorire l’incontro con le imprese, che conterrà anche un «bottone rosso» per la segnalazione da parte dei rappresentanti di studentesse e studenti di eventuali problemi riscontrati durante l’esperienza -si legge nell’articolo – Ci saranno mille tutor a disposizione grazie all’accordo con Anpal, Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro. Entro la fine dell’anno il Ministero organizzerà poi gli Stati Generali dell’Alternanza Scuola-Lavoro”.

Focus anche sul Piano Nazionale Scuola digitale “con 16 azioni partite contestualmente all’avvio del nuovo anno scolastico”.

Fra le principali: 140 milioni di euro per i laboratori professionalizzanti in chiave digitale; 15 milioni per estendere il registro elettronico a tutte le classi del primo ciclo; 2,5 milioni per la creazione di ambienti didattici innovativi contro la dispersione scolastica nelle scuole delle periferie; tre gruppi di lavoro al Ministero per portare le competenze digitali in modo strutturale negli ordinamenti scolastici rivedendo le indicazioni nazionali, mappando le nuove metodologie didattiche, intervenendo sui provvedimenti che regolano attualmente l’uso di strumenti personali (dal tablet allo smartphone) in classe.

“Senza dimenticare, poi, le iniziative per avvicinare sempre più le nostre studentesse alle Stem, le discipline scientifiche dalle quali spesso rifuggono a causa di condizionamenti sociali e per via di stereotipi- ricorda la ministra – E quelle per il contrasto al cyberbullismo, anche alla luce della recente approvazione della legge dedicata”.

“Continueremo a investire sulle nuove generazioni, per costruire un mondo diverso nel domani, migliore”, conclude.

Si tratta di azioni che mirano a colmare il gap evidenziato da un report di Skuola.net. Secondo i dati, nonostante sforzi ed investimenti la diffusione del digitale nella didattica è sì migliorata nel corso degli ultimi 12 mesi ma forse troppo lentamente. E il Sud ancora arranca. Il divario fra Nord e Sud è inesorabilmente ampio, quasi incolmabile. Sotto ogni punto di vista. Lezioni 2.0, strutture, connessioni, strumenti a disposizione: la tecnologia nel Mezzogiorno è quasi una sconosciuta. Una distanza che appare in tutta la sua evidenza soprattutto se ci concentriamo proprio sulle lezioni. Il quadro, nel complesso, non sarebbe neanche così disastroso: l’82% degli studenti ha professori che utilizzano Internet – navigando su siti, visualizzando foto e filmati trovati online, ecc. – per spiegare meglio gli argomenti (il 34% spesso, il 48% a volte) e solo il 18% non ha questa fortuna. Ma, approfondendo, si scopre che al Sud addirittura il 41% dei ragazzi non ha mai svolto una lezione con computer, lavagna elettronica, tablet e smartphone (al Nord sono solo il 7%).

Dal punto di vista delle strumentazione Skula.net rileva come sia la Lim il supporto più diffuso (la usa il 61% dei docenti). Nel 12% dei casi i docenti sfruttano il pc o il tablet di classe, utilizzato sia per compilare il registro elettronico sia come strumento didattico. Laddove invece la dotazione è carente, ci si arrangia all’italiana: a volte (il 15%) è il prof con il pc/tablet portato da casa, altre volte (il 6%) sono gli studenti a provvedere con i propri smartphone.

Se la Lim è ormai un oggetto comune negli ambienti scolastici (e, dove c’è, la metà degli studenti la usa quotidianamente), non si può dire la stessa cosa dei tablet per ogni studente. Solo il 14% (l’anno scorso erano il 9%) degli studenti frequenta una classe ‘duepuntozero’: 2 su 3 addirittura li ricevono senza sborsare un euro oltre al classico contributo scolastico, mentre gli altri devono mettere ulteriormente mano al portafogli. Un ulteriore 14% può portare in classe il proprio device, in ossequio alla politica del Byod (Bring Your Own Device), mentre tutti gli altri non li portano, per mancanza di soldi o di un esplicito invito da parte della scuola. Discorso simile per l’uso delle App – dizionari, calcolatrici, ecc. – durante le lezioni: tutti ormai hanno uno smartphone ma solo il 45% lo può mettere in funzione per compiti e spiegazioni.

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